TORINO (ITALPRESS) – Il Piemonte è la prima regione in Italia a istituire un fondo da 800 mila euro per il sostegno economico dei testimoni di giustizia. Un nuovo strumento varato questa mattina con la firma del Protocollo d’Intesa fra Regione, Procura della Repubblica di Torino e Prefettura.
È il governatore piemontese, Alberto Cirio, a spiegare la misura: “Per garantire legalità non bisogna girarsi dall’altra parte, questo accordo non lascia soli coloro i quali hanno avuto il coraggio di denunciare e diventare testimoni della giustizia italiana con la loro azione concreta – dice – La Regione mette risorse a disposizione per accompagnarli in questo percorso che aiuta la legalità in tutto il Piemonte. Le risorse sono 800 mila euro destinati a un fondo che aiuta le persone vittima di usura, norma già prevista dal nostro ordinamento regionale, a cui abbiamo aggiunto anche la figura del testimone di giustizia”.
Il protocollo prevede che la Regione, senza in alcun modo sovrapporsi al sistema nazionale di protezione e assistenza, possa intervenire coordinandosi con Procura e Prefettura, con un contributo economico a favore dei testimoni di giustizia. Questo qualora si verifichino condizioni di eccezionale emergenza, che non consentano di attendere il periodo tra il momento in cui il testimone ha reso la sua testimonianza e quello in cui la Commissione centrale per la definizione e l’applicazione per le speciali misure di protezione delibera lo status di testimone, facendo così scattare le tutele già previste dalla legge. L’obiettivo è offrire un sostegno economico mirato e flessibile, finalizzato a preservare condizioni di vita dignitose e a favorire la tenuta complessiva del percorso di collaborazione con l’autorità giudiziaria.
Il contributo economico, pari a 3 mila euro, è assegnato al testimone di giustizia attraverso un conto corrente dedicato attivato dalla Prefettura di Torino, con la garanzia di massima riservatezza sull’identità del beneficiario. Il protocollo è stato firmato anche dal prefetto di Torino, Donato Cafagna: “La collaborazione fra cittadini, forze dell’ordine e autorità giudiziaria per contrastare reati associativi delle organizzazioni criminali è importante – commenta – L’apporto dei testimoni diventa decisivo per contrastare le organizzazioni, che per loro natura agiscono in maniera chiusa“.
Il procuratore della Repubblica di Torino, Giovanni Bombardieri, dice: “Ci sono imprenditori che spesso devono abbandonare il territorio e hanno necessità economiche e ci sono anche soggetti non sottoposti a programma di protezione, che però sono importanti nel contrasto alla criminalità organizzata – spiega – Questo è un segnale che denunciare conviene, a tutela dell’economia legale”.
A far suonare il campanello d’allarme sulla presenza della criminalità organizzata in Piemonte è stato il Procuratore generale di Piemonte e Valle d’Aosta, Lucia Musti: “Anche questa regione è un distretto di mafia, con sentenze passate in giudicato – ha detto – Le mafie non suscitano allarme sociale perché lavorano sotterranee nel tessuto economico e produttivo, bisogna dire al cittadino che non è solo”.
Per Alessandra Bassi, presidente della Corte d’Appello di Torino, la firma del protocollo è “un momento altissimo di collaborazione fra le istituzioni dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata e per il ripristino della legalità. Il protocollo può scongiurare possibili passi indietro da parte dei testimoni di giustizia, passi indietro che potrebbero vanificare un’intera indagine”.
Alla firma del documento erano presenti anche il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, e il presidente della Commissione Legalità del Consiglio regionale, Domenico Rossi.
-Foto xn3/Italpress-
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