UDINE (ITALPRESS) – “Il terremoto del Friuli è una ferita profonda nella nostra storia collettiva. Una tragedia che ha spezzato vite, distrutto paesi, messo in ginocchio un’intera comunità. Ma è anche il momento in cui il Friuli ha mostrato il suo carattere più autentico: quello di un popolo che, pur colpito duramente, ha scelto di non arrendersi. Da quella tragedia è nato un modello che oggi rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale: la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia. Un sistema costruito sull’esperienza diretta, sulla responsabilità delle istituzioni e sul valore del volontariato, che ha saputo fare tesoro dell’aiuto ricevuto per trasformarlo in capacità di intervento e solidarietà verso gli altri. Una dimostrazione concreta di ciò che è la resilienza. Non a caso oggi ci troviamo all’Università di Udine: un’eredità della ricostruzione, che dimostra come la nostra gente non si sia limitata a riedificare ma abbia guardato al futuro e rilanciato dimostrando la propria forza. Una lezione importante: questa non è solo un’occasione per ricordare quanto avvenuto ma anche per dare nuovo slancio a quella visione prospettica che ha definito il Friuli Venezia Giulia”. Lo ha sottolineato il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga alla presentazione del programma annuale degli eventi per onorare il Cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli (1976-2026) nell’auditorium del polo scientifico ‘Rizzi’ dell’Università di Udine, organizzati dalla Regione attraverso le sue Direzioni con il coordinamento della Protezione civile Fvg in collaborazione con, tra gli altri, Università di Udine, Arcidiocesi di Udine, Confindustria Ente Friuli nel mondo, Associazione ex Consiglieri della Regione, Fondazione per la sussidiarietà Ets, Ogs-Istituto nazionale oceanografia e geofisica sperimentale, Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione del Friuli, Comuni dichiarati disastrati.
Il programma aggiornato è consultabile attraverso il banner nella ‘home page’ del sito istituzionale della Regione. È stato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e disabilità con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi a delineare il percorso con ‘celebrazioni che non resteranno chiuse nei confini regionali, ma raggiungeranno Roma e l’estero per raccontare un’esperienza che è diventata un modello unico al mondo’. ‘Abbiamo pensato a un anno ‘lungo’ nel quale cercheremo di raccontare questa ‘storia difficile’, le ragioni, le conseguenze, le scelte, ringraziando la classe dirigente di quel tempo cercando di fare emergere i molti aspetti di grande attualità della ricostruzione e del modello Friuli’, ha esordito l’assessore. ”L’altro grande tema che svilupperemo – ha aggiunto Riccardi – è la riflessione su cosa sarebbe oggi questa regione senza il sacrificio di persone straordinarie, che ricorderemo in occasioni importanti attraversando tutto il Friuli Venezia Giulia. Il racconto parte da due figure simboliche: il popolo friulano, caratterizzato da lavoro e coraggio, e ‘l’uomo dell’emergenza’, capace di garantire credibilità nel rapporto con lo Stato”.
‘Il successo della ricostruzione è attribuito a una catena istituzionale esemplare che ha unito Stato, Regione e Comuni’ ha sottolineato Riccardi, ricordando ‘quella battaglia politica sull’ordinario al mattino e quella convergenza totale nel pomeriggio sullo straordinario, costruendo insieme maggioranza e opposizione i provvedimenti per la ricostruzione’. Un elemento centrale di questa strategia fu la gerarchia delle priorità. “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese’ fu una scelta che permise di contrastare lo spopolamento e la ‘desertificazione delle aree colpite” Poi l’assessore ha citato il grande ruolo dell’Università, nata da ‘un movimento popolare positivo’ per formare una classe dirigente capace di gestire la ‘cultura della resilienza’, il riscatto di un popolo e la trasformazione, nelle due presidenze Comelli e Biasutti, di una regione che da confine dell’Italia e dell’Europa è diventata cuore dell’Europa, pensando non soltanto alla ricostruzione ma alla ricostruzione e allo sviluppo ‘come ci ricordava sempre un grande friulano come Mario Toros’.
E poi la Protezione civile, ‘cioè lo sforzo con il quale Zamberletti ci ha insegnato che bisogna pensare a quello che può succedere dopo e prima. Quindi l’attività della prevenzione, con la grande lezione del ricostruire quello che era, dove era. C’è un passaggio estremamente importante del presidente Biasutti e del presidente Comelli che verrà ricordato – ha rimarcato Riccardi -: la scelta di ricostruire ‘dov’era e com’era’ non è stata un semplice calcolo algebrico sui costi, ma una straordinaria lezione di civiltà: la vera convenienza di quella scelta risiedeva nella volontà ferrea di difendere le radici profonde di questa terra’.
Le celebrazioni toccheranno per questo luoghi e istituzioni nate dal sisma: dalla caserma Goi Pantanali di Gemona che ospiterà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Zuppi e il concerto di Andrea Bocelli, fino all’Università di Udine, nata da un ‘movimento popolare positivo’ per formare una classe dirigente capace di gestire la ‘cultura della resilienza’ e la Protezione Civile con il volontariato. ‘Quest’anno il Consiglio regionale discuterà una legge sul volontariato, che riattualizzi quella grande esperienza: possa essere un’occasione importante nel corso del cinquantesimo del terremoto una nuova legge per un protagonista autentico e insostituibile’, ha concluso Riccardi.
Alla cerimonia sono intervenute anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante e alle Finanze Barbara Zilli, componenti assieme all’assessore Riccardi e al sindaco Revelant del Comitato che ha curato l’organizzazione delle celebrazioni del cinquantennale terremoto del 1976, oltre all’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. Amirante, annunciando la conclusione dell’intervento sul Castello di Colloredo di Monte Albano entro la fine dell’estate, ha rimarcato di ‘sentire forte il lascito della lezione della ricostruzione: nella prevenzione, nella sicurezza del territorio, delle scuole, delle case, nella programmazione, nella capacità di intervenire quando le comunità locali chiedono attenzione ed investimenti infrastrutturali’. Zilli ha osservato che ‘le iniziative che oggi presentiamo sono un gesto di gratitudine per il grande aiuto ricevuto e di orgoglio per ciò che il Friuli è diventato. Una comunità laboriosa, solidale, coesa che guarda al futuro dei suoi figli con la fierezza e la consapevolezza delle sue radici forti’.
I saluti introduttivi sono stati portati dal rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, con interventi del sindaco di Gemona e presidente dell’Associazione Comuni del Terremoto Roberto Revelant e del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin. Nel corso della cerimonia il governatore ha premiato il vincitore del concorso promosso dalla Protezione civile regionale e aperto alle classi quarte e quinte dei Licei artistici e Istituti tecnici ad indirizzo Grafica e Comunicazione della regione. Fedriga ha assegnato il riconoscimento a Davide Giroldo, della classe 5E (sezione Grafica) del Liceo Artistico ‘E. Galvani’ di Cordenons per aver creato il miglior logo commemorativo che rappresentasse la memoria dell’evento sismico, la resilienza della comunità, il percorso di rinascita e il legame con il territorio. Fedriga ha sottolineato che ‘è molto importante che le nuove generazioni siano protagoniste dell’anniversario del terremoto. Questo logo, oltre a dimostrare la grande capacità dei nostri ragazzi, rappresenta simbolicamente un ponte che attraversa cinquant’anni di storia della nostra terra, che non vuole far vivere un doveroso ricordo di quei momenti drammatici e della ricostruzione semplicemente come un doveroso ricordo del passato ma come una forte testimonianza nel presente. Lo spirito della ricostruzione deve continuare a impregnare le radici del nostro popolo, perché dimostra la vera forza di questa terra’.
Il logo vincitore, premiata con 5mila euro la classe, è composto da tre segni gestuali, nei colori della Protezione civile e nel giallo, simbolo di forza e rinascita: il primo richiama il territorio, il Monte San Simeone e la leggenda dell’Orcolat; il secondo rappresenta il Friuli distrutto e le macerie; il terzo simboleggia la resilienza e la rinascita. Il logo accompagnerà tutte le attività della Regione per tutto il 2026, anche quelle non direttamente connesse all’anniversario del terremoto.
– foto ufficio stampa Regione Friuli-Venezia Giulia –
(ITALPRESS).









