
di Raffaele Bonanni
ROMA (ITALPRESS) – C’è una differenza netta tra lo spirito di cambiamento americano e quello ideologico di chi in Italia vuole copiarlo. Là si corregge il potere, non si nega la realtà. La bolletta pesa sul voto. Ma nessuno pensa di ridurla rinunciando al nucleare, alle trivellazioni per sfruttare gli idrocarburi nazionali, ai termovalorizzatori o perfino ai parchi fotovoltaici ed eolici. Qui si invoca il cambiamento e lo si ostacola. Chi conosce gli Stati Uniti sa quanto siano accorti gli elettori. Nel 2016 premiarono Trump; oggi, alle midterm, ne ridimensionano le ambizioni. Ma quel voto non riabilita il woke, non indulge alle autocrazie, non reclama populismi.
Gli americani non respingono il capitalismo: chiedono che politica e finanza non si confondano. Trump paga l’arroganza, la subcultura MAGA, le amicizie opache, la disinvoltura con cui intreccia affari familiari e potere pubblico. Ha trattato i giganti tecnologici come soci e la forza americana come una risorsa da spendere senza prudenza. Ha fatto temere che interessi stranieri e cavalli di Troia autoritari condizionino Washington.
Nel 2016 la sua vittoria fu anche una risposta agli eccessi woke, mentre la questione sociale spariva dietro le dispute identitarie. Restavano i rapporti tra nomenclature democratiche e finanza. I sindacati dell’AFL-CIO guardavano con diffidenza alle aperture verso banche e assicurazioni su sanità e previdenza. Hillary Clinton raccoglieva da quegli ambienti sostegni. Oggi Trump inciampa nella medesima contraddizione, aggravata dalla spregiudicatezza. Non è una vendetta ideologica. È la richiesta di limiti al potere e coesione sociale.
Trump resterà presidente per altri due anni: ascolti il verdetto, anziché sfidarlo. I democratici non scambino il successo per una delega in bianco. Le nuove assemblee restituiscano responsabilità al confronto politico.
Per l’Europa la lezione è severa. Non si può chiedere protezione agli Stati Uniti e poi lamentare la dipendenza. Serve una federazione europea capace di competere e cooperare con Washington, da alleata forte e leale. Così si difendono sicurezza, libertà e modello sociale occidentale. In Italia qualcuno vorrebbe arruolare quel voto nelle proprie battaglie. Ma le condizioni non sono comparabili. Là si pretende energia accessibile senza demonizzare tecnologie e risorse; qui si denuncia il costo della vita e si ostacolano gli impianti che potrebbero ridurlo. Là non si chiede più Stato contro il mercato, né il ritorno alle liturgie woke.
Si rifiutano la cattura delle istituzioni da parte del denaro, le ingerenze straniere, le ambiguità verso gli autocrati. Chi legge quel giudizio come un lasciapassare alle nostalgie italiane ne rovescia il senso. La risposta americana non è meno Occidente: è più democrazia, più autonomia delle istituzioni, più rigore tra Stato e mercato. Per noi significa una federazione europea autorevole, non un continente diviso ed esposto ai ricatti. Chi la ostacola non interpreta la lezione americana: la teme.
– Foto Ipa Agency –
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