Energia, l’Italia ricordi il coraggio di De Gasperi

di Raffaele Bonanni 

ROMA (ITALPRESS) – Nelle Fiandre, a Genk, è stato ricordato l’accordo italo-belga di 80 anni fa che contribuì alla rinascita del nostro Paese. Non fu soltanto una pagina dell’emigrazione italiana, ma la dimostrazione di come una classe dirigente, davanti a un’emergenza nazionale, sappia scegliere senza piegarsi ai calcoli ideologici.

L’Italia usciva dalla guerra senza energia, con le fabbriche ferme e milioni di disoccupati. Il Belgio disponeva di carbone ma aveva bisogno di lavoratori. Da quella convergenza nacque un’intesa difficile e dolorosa: migliaia di italiani partirono per le miniere, consentendo all’industria nazionale di riaccendersi. Il prezzo umano fu altissimo, fino alla tragedia di Marcinelle, ma quelle scelte posero le basi del miracolo economico e della nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.

La lezione di quella stagione non è la nostalgia del carbone. È il metodo. Alcide De Gasperi comprese che senza energia non esistono industria, lavoro, salari, investimenti e sviluppo. Affrontò il problema con realismo, assumendosi responsabilità che oggi pochi sarebbero disposti ad assumere.

Il confronto con il presente è impietoso. Anche oggi l’energia rappresenta il principale fattore della competitività industriale, ma l’Italia continua a muoversi senza una strategia condivisa.

Da decenni prevalgono veti, ricorsi e contrapposizioni che hanno bloccato gas, rigassificatori, nuove reti, ricerca e perfino il confronto sul nucleare di nuova generazione. Ogni infrastruttura diventa terreno di scontro politico anziché tassello di un progetto nazionale.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Famiglie e imprese pagano tra i prezzi dell’elettricità più elevati d’Europa, con pesanti ricadute sulla competitività del sistema produttivo, sui salari reali e sulla capacità di attrarre investimenti. È una tassa occulta che impoverisce il Paese e riduce le opportunità soprattutto per i giovani.

Per questo il dibattito sul ritorno al nucleare non dovrebbe essere affrontato come una battaglia ideologica. Nessuna fonte energetica, da sola, risolverà il problema. Servono invece tutte quelle tecnologie capaci di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi competitivi e sostenibilità ambientale: rinnovabili, accumuli, gas nazionale, rigassificatori e nucleare di nuova generazione.

Escluderne una per pregiudizio significa condannare l’Italia a una permanente dipendenza energetica.

L’accordo con il Belgio del 1946, ci ricorda che le grandi nazioni crescono quando la politica guarda oltre il consenso immediato. De Gasperi ebbe il coraggio di scegliere ciò che serviva al Paese, non ciò che risultava più comodo. È proprio questo il messaggio più attuale di quell’accordo: senza una politica energetica fondata sul raziocinio, sulla competenza e sulla responsabilità non ci saranno né crescita, né lavoro, né autonomia strategica. Le emergenze non si governano con gli slogan, ma con il coraggio delle decisioni.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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