Consumo di suolo, Emilia-Romagna si conferma prima in Italia per ripristini con il 23,4% del territorio

BOLOGNA (ITALPRESS) – L’Emilia-Romagna si conferma prima in Italia per quota di nuovo consumo di suolo compensata dai ripristini: il 23,4%, contro una media nazionale del 7,3%. Nel 2025 sono stati recuperati 109 ettari, a fronte di 466 ettari di nuove trasformazioni. Un risultato che colloca la regione anche al secondo posto per superficie rinaturalizzata, dopo la Lombardia, con 111 ettari. Un ulteriore elemento riguarda la natura delle trasformazioni: secondo l’approfondimento di Arpae Emilia-Romagna, circa l’87% è di tipo reversibile, legato a cantieri, escavazioni e impianti rimovibili. Il nuovo consumo permanente, costituito da edifici, piazzali e infrastrutture pavimentate, è quantificato in 59 ettari, una superficie inferiore ai 109 ettari ripristinati nell’anno. Il saldo complessivo, considerando anche il consumo reversibile, resta di 357 ettari di consumo netto. Sono alcuni dati del Rapporto Ispra-Snpa 2026, riferiti al 2025, presentati al Tecnopolo Dama di Bologna durante il convegno della Regione “Suolo, natura, territorio. Le nuove sfide e il governo del territorio tra monitoraggio, ripristino e rigenerazione”. Un confronto dedicato agli strumenti per contenere il consumo di suolo, recuperare le aree compromesse e migliorare la qualità ambientale delle città, con il contributo di istituzioni, enti di ricerca e amministrazioni locali. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di “Qui c’è qualcosa che torna. Rigenerare i territori, ripensare la legge urbanistica”, promosso dalla Regione Emilia-Romagna per accompagnare l’aggiornamento della legge regionale sul governo del territorio – che prevede la cancellazione di circa 20.700 ettari di previsioni insediative contenute nei precedenti strumenti urbanistici – mettendo a confronto dati, strumenti di pianificazione ed esperienze concrete maturate nei territori.

Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, l’assessora regionale all’Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti, Infrastrutture, Irene Priolo, e il responsabile del Servizio per il Sistema informativo nazionale ambientale di Ispra, Michele Munafò; mentre, in rappresentanza delle amministrazioni locali, la vicesindaca di Bologna con delega alle Politiche ambientali, Emily Marion Clancy; l’assessora all’Urbanistica e Rigenerazione urbana di Cesena, Cristina Mazzoni, e l’assessora alle Politiche per il clima e Mobilità sostenibile di Reggio Emilia, Carlotta Bonvicini. “Il primo posto nazionale per quota di nuovo consumo di suolo compensata dai ripristini e i 109 ettari recuperati sono risultati significativi, che ci incoraggiano a proseguire con ancora maggiore determinazione– ha affermato l’assessora Priolo-. È importante anche che la superficie restituita alla naturalità superi quella interessata dal nuovo consumo permanente. Fattori che ci dicono che la legge urbanistica, finito il periodo transitorio, inizia a dare i suoi frutti. La sfida è ora tradurre questo cambiamento nella pratica delle trasformazioni urbane, rispondendo ai bisogni delle comunità e delle imprese attraverso un maggiore ricorso al riuso e alla rigenerazione. Il saldo complessivo ci dice però che consumiamo ancora più suolo di quanto riusciamo a recuperarne, dobbiamo quindi fare di più e meglio, rafforzando la rigenerazione urbana, il riuso degli edifici e il recupero delle aree dismesse”.

“Restituire permeabilità ai terreni e aumentare il verde significa infatti migliorare la capacità di assorbire l’acqua, contrastare gli effetti delle ondate di calore e offrire alle comunità spazi pubblici più vivibili. Il confronto di oggi con gli enti di ricerca e le esperienze dei Comuni ci aiuta a tradurre questi obiettivi in scelte di pianificazione e interventi più efficaci. Questa attenzione deve guidare anche la transizione energetica, attraverso la valorizzazione delle coperture degli edifici e delle superfici già compromesse, per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili limitando la pressione sui terreni agricoli. Il suolo è una risorsa preziosa e limitata. Proteggerlo significa tutelare la sicurezza del territorio, la biodiversità e la qualità della vita delle persone” conclude.

– foto ufficio stampa Regione Emilia-Romagna –

(ITALPRESS).

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