ROMA (ITALPRESS) – Lo scenario economico italiano segna un netto deterioramento a maggio 2026, appesantito dal perdurare del conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo rileva il Centro Studi di Confindustria nel report “Congiuntura Flash”, evidenziando come il prezzo del petrolio Brent a 105 dollari al barile stia alimentando una nuova fiammata inflazionistica e minando la fiducia di imprese e famiglie. Secondo gli industriali, l’inflazione in Italia è balzata al +2,7% in aprile (dal +1,5% di febbraio), trainata dai costi energetici (+9,2%), spingendo i mercati ad attendersi un rialzo dei tassi da parte della BCE già a giugno. Questo quadro sta frenando i consumi e gli investimenti privati: le richieste di credito da parte delle imprese sono in calo e la fiducia delle famiglie continua a scendere, segnalando un prossimo stop alla spesa per servizi e beni non alimentari. In questo contesto critico, il PNRR resta l’unico driver fondamentale per la produzione industriale e il PIL.
Confindustria sottolinea che l’Italia è tra i migliori paesi UE per stato di avanzamento: al 29 aprile è stato raggiunto il 72% dei traguardi e obiettivi previsti, contro una media europea del 50%. Tuttavia, il 2026 entra nella sua fase più delicata, con 159 obiettivi da completare entro agosto per sbloccare la decima rata da 28,4 miliardi di euro. Tiene invece l’export, cresciuto del +4,0% nel primo trimestre, nonostante il crollo delle vendite verso il Medio Oriente (-52,5%) compensato dalla performance positiva in Svizzera e Cina. Restano in sofferenza i servizi, con il settore turismo e trasporti che risente dell’incertezza internazionale e un indice PMI che rimane in area recessiva.
– foto IPA Agency –
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