Commissione Ue lancia un piano per superare il trattato di Dublino

Margaritis Schinas

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La Commissione europea ha presentato il “Nuovo patto sulle migrazioni e sull’asilo”, una serie di norme legislative che si pongono l’obiettivo di regolare la questione migratoria. “Sarà un patto che prenderà in considerazione tutte le tematiche: dai flussi alle richieste d’asilo, per finire con i rimpatri”, ha spiegato in conferenza stampa Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione e commissario per la Promozione dello stile di vita europeo.
Schinas ha descritto il Patto come “una casa a tre piani”: il primo riguarda i rapporti con i Paesi d’origine e di transito dei migranti, il secondo tratta le frontiere più esterne ed esposte dell’Unione, e il terzo mira a gestire i rapporti fra gli Stati membri dell’Ue.
Il “primo piano” si pone l’obiettivo di migliorare i rapporti con gli Stati extra-Ue, attraverso la gestione dei loro confini e il miglioramento della situazione economica dei cittadini di quei Paesi. Saranno aumentati gli sforzi per firmare accordi di rimpatrio con gli Stati d’origine dei migranti, e allo stesso tempo si cercherà di perseguire qualsiasi trafficante di essere umani che operi in questi territori.
Il “secondo piano” riguarda la gestione delle frontiere esterne dell’Unione. Schinas ha chiarito che andranno potenziati i controlli a cui vengono sottoposti i migranti che entrano in territorio comunitario, aggiungendo all’attuale raccolta delle impronte digitali anche altri controlli di sicurezza e di salute. Frontex diventerà un’agenzia più attiva, un vero e proprio “braccio operazionale” ha detto Schinas, che ha promesso procedure più veloci e standardizzate per la richiesta di asilo politico.
Il “terzo piano” ha a che fare con gli Stati membri dell’Unione, e cerca di trovare un equilibrio tra responsabilità e solidarietà. “Tutti gli Stati avranno gli aiuti di cui hanno bisogno”, ha chiarito Schinas. Il concetto chiave è quello delle “sponsorizzazioni dei rimpatri”: quando uno Stato non vuole accogliere dei migranti, può decidere di occuparsi del rimpatrio di un numero equivalente di individui, scegliendo anche la nazionalità dei migranti da rimpatriare. Se entro otto mesi la pratica del rimpatrio non viene effettuata, ha specificato Schinas, il Paese che se ne sarebbe dovuto prendere carico ha l’obbligo di accogliere i migranti. Rimane sempre valida l’opzione, per qualsiasi Stato membro, di accogliere i migranti approdati nel territorio europeo.
(ITALPRESS).