CANNES (ITALPRESS) – Quanta vita c’è dentro lo schermo? Quanta verità transita attraverso le storie e i personaggi che vediamo nei film? È Pedro Almodóvar a rinnovare questo vecchio quesito, portando sulla Croisette il suo nuovo lavoro, “Amarga Navidad”, in Concorso a Cannes 79. Accolto al festival come la star che in realtà è, il grande regista spagnolo offre al suo pubblico un film che sembra un atto di confessione sul rapporto complesso che nel suo lavoro instaura con le porzioni di vita attraverso le quali racconta le sue storie. La domanda che Almodóvar si pone, presentando il film, è piuttosto esplicita: “Ci sono degli aspetti della vita degli autori che devono essere sottratti allo sguardo di chi crea? O, al contrario, chi crea dispone di un diritto illimitato a trarre ispirazione da tutto ciò che lo circonda per il semplice motivo che la vita degli altri fa parte della sua esistenza?”.
La questione è antica eppure sempre valida, ancor più in un’epoca come la nostra, in cui il confine tra pubblico e privato è tanto più labile quanto più la privacy è paradossalmente sottoposta e regolamentazioni e garanzie. Almodóvar, da quell’artista sincero che è sempre stato, affronta il tema attraverso un personaggio che è sostanzialmente un suo alter ego: Raùl è un regista famoso, tanti anni e tanti film alle spalle, tanti premi e anche tante aspettative dal suo prossimo lavoro. Il computer sulla cui tastiera passa le giornate contiene una sceneggiatura che prende forma sotto i suoi e i nostri occhi, dal momento che assistiamo allo sviluppo delle scene che sta scrivendo: è la storia di Elsa, una regista con un paio di film di culto alle spalle e una carriera nella pubblicità che le ha garantito il successo professionale. Le crisi di panico che attraversa dopo la morte della madre la spingono a prendere una vacanza durante la quale porta con sé prima un’amica in crisi col marito e poi un’altra amica segnata dalla depressione per la morte del suo bambino. Il punto è che, come Raùl per questa storia sta traendo ispirazione dal dramma che sta vivendo in quei giorni una sua fedele collaboratrice, anche Elsa quando decide di scrivere una sceneggiatura per il suo terzo film, si ispira al dramma dell’amica. Ed entrambi devono subire le conseguenze di questo gesto che rischia di ferire profondamente le relazioni affettive sulle quali si basa la loro esistenza. Il punto sia per Elsa che per Raùl e ovviamente anche Padro Almodóvar, è capire dove inizia e dove finisce il diritto di un artista di usare le vite di chi gli sta accanto per dare forma ai propri fantasmi e esprimere la propria visione della vita. “Amarga Navidad”, titolo col quale viene distribuito da Warner anche in Italia a partire da domani e che vuol dire “Natale amaro”, si avvita mirabilmente su questo dilemma morale e artistico. Ne risulta un film nel film che doppia figure reali e personaggi di finzione, in un vortice di rimandi dalla forza teorica inequivocabile. Il dramma non ha la forza espressiva di altre opere di Almodóvar, ma insiste su un senso dei sentimenti che coinvolge lo spettatore, lasciandolo a tratti spaesato nella stratificazione dei livelli di rappresentazione della messa in scena. Come sempre la ricchezza espressiva del cinema almodovariano passa anche attraverso l’apparato visivo offerto da scene, costumi, presenza plastica dei personaggi e soprattutto partitura musicale. Lasciando allo spettatore una profondità drammatica che non manca di coinvolgerlo, nonostante assista a un film dall’impianto più teorico di altri lavori del regista.
– foto IPA Agency –
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