Campania, la filiera che guarda allo spazio

di Andrea Colucci

ROMA (ITALPRESS) – Ci sono notizie che valgono più del singolo avvenimento, perché raccontano un sistema. La visita del presidente della Regione Campania Roberto Fico, della scorsa Settimana, alle strutture di Space Factory, con la presentazione del prototipo di volo di IREOS 0 e di un programma che prevede sette nuove missioni nei prossimi mesi, è una di queste. Non soltanto per il contenuto tecnologico dell’iniziativa – un microsatellite pensato per il rientro autonomo e controllato e per applicazioni nel campo biopharma e life sciences – ma perché offre l’occasione per guardare alla Campania come a una delle aree italiane in cui l’aerospazio è già una vera filiera.

Una filiera che tiene insieme industria, ricerca, università e piccole e medie imprese ad alta specializzazione. Il punto decisivo, infatti, non è la presenza di una singola eccellenza, ma la capacità di far dialogare competenze diverse e di trasformare ricerca e tecnologia in prodotti, servizi e occupazione qualificata. È proprio questo il valore del Distretto Aerospaziale della Campania, nato per mettere in rete aziende, centri di ricerca e atenei e oggi capace di aggregare un tessuto molto ampio di soggetti, dalle grandi imprese alle PMI innovative.

In questa geografia dell’innovazione il CIRA, a Capua, rappresenta uno dei pilastri più importanti. Il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali dispone della maggiore concentrazione nazionale di infrastrutture di ricerca dedicate al settore e lavora su alcune delle frontiere più avanzate: volo ipersonico, sistemi spaziali riutilizzabili, velivoli autonomi, osservazione della Terra, sostenibilità del trasporto aereo, tecnologie per il rientro e per le nuove piattaforme satellitari. Una presenza che dà alla Campania un ruolo non soltanto industriale, ma anche scientifico e tecnologico di livello internazionale.

Accanto alla ricerca c’è poi una base produttiva che attraversa più province. Nell’area napoletana operano grandi realtà dell’aeronautica, della manutenzione e dei sistemi avanzati; nel Casertano si concentra un ecosistema in cui convivono ricerca, aeronautica generale e nuove tecnologie spaziali.

E in Irpinia c’è un esempio particolarmente significativo: EMA – Europea Microfusioni Aerospaziali, a Morra De Sanctis, realtà del gruppo Rolls-Royce specializzata nella produzione di componenti ad altissima precisione e superleghe per motori e turbine aeronautiche. È la dimostrazione che la filiera campana non coincide con un solo polo geografico, ma possiede radici industriali diffuse sul territorio.

A completare il quadro ci sono le competenze universitarie, la presenza di imprese storiche e di nuove aziende tecnologiche, le attività di Leonardo, Atitech, Magnaghi, Tecnam e di molte PMI che operano nella progettazione, nei materiali, nella componentistica, nei sistemi elettronici e nei servizi spaziali. Un patrimonio che ha un valore particolare perché l’aerospazio è uno dei settori nei quali innovazione e manifattura restano strettamente legate: la ricerca produce vantaggio competitivo solo quando riesce a diventare industria.

La sfida dei prossimi anni sarà evitare che le eccellenze restino isolate, rafforzare il trasferimento tecnologico, sostenere la crescita dimensionale delle imprese e soprattutto offrire ai giovani ricercatori, ingegneri e tecnici la possibilità di costruire in Campania il proprio futuro professionale.

Nel dibattito sulla crescita del Mezzogiorno si parla spesso di settori da inventare.
Nell’aerospazio campano, invece, molto esiste già. Esistono competenze, infrastrutture, imprese, ricerca e una tradizione industriale consolidata. La vera opportunità è trasformare questo patrimonio in una politica di sviluppo ancora più organica, capace di attrarre investimenti e commesse internazionali.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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