Brasile, Walter Casagrande “Contro il Giappone Ancelotti ha cambiato la partita, ora serve più intensità”

di Enrico Currò

MIAMI (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Contro il Giappone Carlo è stato molto bravo ad aggiustare quello che non funzionava. Ma attenzione adesso: bisogna alzare il ritmo. Nella fase a eliminazione diretta non c’è prova d’appello e l’intensità è determinante: se è troppo bassa, il serio rischio è di compromettere il Mondiale”. Un’icona del calcio brasiliano come Walter Casagrande, ex centravanti a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta della Seleçao, del Brasile, del Corinthians, del Torino e dell’Ascoli, fondatore con i compagni di squadra Socrates e Vladimir della Democrazia Corinthiana che contribuì alla caduta del regime militare e attuale commentatore per il portale internazionale Uol (Universo Online), riconosce in un’intervista con l’Italpress i meriti di Carlo Ancelotti nella vittoria in rimonta che ha garantito al Brasile l’ingresso tra le prime sedici del torneo. Ma Casagrande lancia anche un allarme in prospettiva: contro avversarie più ciniche e spietate del Giappone, che ha incassato nei minuti di recupero il gol fatale di Martinelli, entrato al 21′ del secondo tempo dalla panchina al posto di Matheus Cunha, la falsa partenza sarebbe un pericolo troppo alto.

La Seleçao è tornata nel ritiro di Morris Town, nel New Jersey, dove aspetta con tutti i vantaggi della logistica e dei cinque preziosi giorni d’intervallo per recuperare le energie e gli acciaccati Paquetà e Casemiro l’ottavo di finale del 5 luglio al Met Life Stadium, a una quarantina di minuti dal quartiere generale della Seleçao. Dove le reazioni al 2-1 sul Giappone riconducono alle intuizioni del ct italiano, capace di infondere serenità alla squadra in difficoltà (“il suo discorso nell’intervallo è stato fondamentale, ci ha detto di restare calmi e di non farci prendere dall’ansia, è stato come sempre rassicurante”, hanno rivelato Danilo e Casemiro, uno tra i peggiori nel primo tempo chiuso in svantaggio per il gol di Sano, ma poi autore del gol del pareggio) e soprattutto di capovolgere la situazione con le sostituzioni e i cambi tattici. La critica ha riconosciuto allo scafato commissario tecnico gli indubbi meriti: ha resistito alla tentazione di togliere dal campo Casemiro, ha varato a inizio ripresa il 4-2-4 vincente (con Endrick al posto della mezz’ala Paquetà, nel ruolo di secondo centravanti) e poi ha inserito il decisivo Martinelli.

Casagrande si unisce agli estimatori di Ancelotti, con qualche puntualizzazione sull’approccio della squadra alla partita: “Le sostituzione e le correzioni tattiche di Carlo nell’intervallo sono state certamente determinanti e la squadra è tornata in campo con un’intensità totalmente diversa, ribaltando l’inerzia nella gara: segno che lui l’ha saputa scuotere. In questo Mondiale, però, c’è una costante della Seleçao che mi sembra pericolosa” ha aggiunto all’Italpress. L’ex attaccante entra nel merito: “Giocare un primo tempo così sottotono è un’abitudine rischiosa. Contro Nazionali più forti e più “cattive” del Giappone, un approccio del genere può compromettere irrimediabilmente la qualificazione”. Del lavoro di Ancelotti Casagrande apprezza quasi tutto e in particolare le doti innate di psicologo, essenziali per guidare una squadra che nel recente passato è stata più volte vittima delle proprie insicurezze improvvise: “Mi piace tantissimo il lavoro di Carlo, è perfetto nella conduzione dello spogliatoio. Credo semplicemente che a centrocampo debba cambiare subito qualcosa, per fare in modo che il reparto sia più dinamico. L’attacco invece è il punto di forza, con uno come Vinicius che è al livello di Messi, Mbappé e Haaland e un talento in ascesa come Rayan. La modifica che vorrei? Danilo Santos per Paquetà”.

Una staffetta carioca, quella tra i giocatori di Botafogo e Flamengo, che potrebbe essere già nella logica delle cose per i problemi fisici dell’ex milanista. Ancelotti, comunque, non sembra eccessivamente preoccupato. Casagrande aveva etichettato il Brasile, dopo il pari iniziale col Marocco, come una Nazionale inferiore ad Argentina, Francia e Spagna. Carletto, come già lo chiamano affettuosamente i brasiliani, sta cercando di farlo ricredere.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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