WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Gli Stati Uniti sono impegnati a favore della pace e incoraggiamo tutti nella regione del Medio Oriente a mantenere l’impegno di consentire ai nostri negoziati di svilupparsi in modo positivo. I mercati apprezzano molto la situazione attuale: i prezzi del petrolio sono in netto calo e le quotazioni azionarie in forte rialzo. Ci aspettiamo un cessate il fuoco completo su tutti i fronti, inclusi Libano, Hezbollah e Israele”. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul social Truth.
VANCE “ABBIAMO DISTRUTTO IL PROGRAMMA NUCLEARE DI TEHERAN”
Il piano di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per l’Iran “sta già producendo risultati concreti”. Lo ha dichiarato il vicepresidente americano JD Vance nel corso della conferenza stampa nella briefing room della Casa Bianca, sottolineando come gli effetti dell’intesa si stiano riflettendo sui mercati energetici e sulla situazione militare nella regione. “Soltanto ieri notte 12,5 milioni di barili di petrolio sono transitati attraverso lo Stretto di Hormuz, il livello più alto dall’inizio del conflitto”, ha affermato Vance, aggiungendo che “i prezzi del petrolio sono scesi quasi ai livelli precedenti alla guerra” e che “la benzina è tornata sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta dall’inizio della crisi”. Secondo il vicepresidente americano, anche sul fronte militare Teheran starebbe rispettando gli impegni iniziali dell’accordo. “Per la seconda notte consecutiva gli iraniani non hanno sparato contro nessuna nave nello Stretto di Hormuz”, ha spiegato Vance, precisando che l’Iran avrebbe inoltre consentito il passaggio di oltre una dozzina di navi attraverso il blocco navale. Vance ha chiarito che l’obiettivo dell’intesa non è soltanto evitare una nuova escalation, ma impedire che lo Stretto di Hormuz possa tornare a essere utilizzato come punto di pressione sull’economia mondiale. “Non vogliamo che questo accada mai più”, ha dichiarato, spiegando che Washington lavorerà con gli alleati regionali affinché questo principio sia inserito nell’accordo definitivo.
Il vicepresidente ha ribadito che la Casa Bianca ritiene di avere una posizione negoziale forte: “Se gli iraniani vogliono i benefici dell’accordo, devono fornire ciò che è necessario per ottenerli”. Nel corso della conferenza stampa, i giornalisti hanno chiesto a Vance un confronto tra l’attuale intesa e l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto nel 2015 durante l’amministrazione Obama. Secondo il vicepresidente, la differenza principale riguarda il punto di partenza della trattativa. “Nel 2015 l’Iran aveva costruito un programma nucleare avanzato e l’idea era convincerli a fermarsi offrendo incentivi economici. La nostra posizione è diversa: abbiamo già distrutto il loro programma nucleare e, se dimostreranno con verifiche concrete di non volerlo ricostruire, allora potranno esserci benefici come la riduzione delle sanzioni”, ha spiegato. Vance ha inoltre sottolineato che i due accordi sarebbero diversi anche nel contenuto: “L’accordo di Obama permetteva l’arricchimento dell’uranio e l’accumulo di materiale fissile. Il nostro prevede la distruzione delle scorte di materiale altamente arricchito e non consente l’arricchimento”. Un altro elemento evidenziato dal vicepresidente riguarda il ruolo degli alleati regionali. “I Paesi del Golfo sostengono questo accordo perché ritengono che renda l’Iran più debole. Avevano criticato l’intesa del 2015 perché pensavano che rafforzasse Teheran”, ha detto Vance. Rispondendo alle domande sui rapporti con Israele e sulle recenti operazioni militari israeliane in Libano, il vicepresidente ha spiegato che Washington mantiene contatti costanti con il governo israeliano e con i partner regionali. “Il presidente è stato chiaro: gli Stati Uniti non negano a Israele il diritto all’autodifesa”, ha affermato. Allo stesso tempo, Vance ha ribadito la necessità che tutti gli attori rispettino il processo diplomatico in corso. “Ciò che ha frustrato il presidente è che sembravamo vicini a un grande passo avanti e poi si è verificata un’esplosione in un centro abitato di Beirut, con persone che non avevano nulla a che fare con Hezbollah che hanno perso la vita. Questo non è accettabile”, ha dichiarato.
Secondo Vance, l’obiettivo americano resta quello di costruire un quadro regionale capace di ridurre le tensioni: “Vogliamo che Hezbollah non attacchi Israele, ma per farlo dobbiamo tagliare i finanziamenti a Hezbollah, interrompere il sostegno iraniano al gruppo e garantire il rispetto della sovranità territoriale del Libano”. Sul fronte delle possibili violazioni iraniane, i giornalisti hanno chiesto quale sarebbe la “linea rossa” oltre la quale gli Stati Uniti potrebbero tornare a un’azione militare. Vance ha risposto che Washington valuterà complessivamente il comportamento di Teheran. “Guarderemo se finanziano il terrorismo, se favoriscono nuovi attacchi, se cercano di ricostruire il programma nucleare o se impediscono l’accesso agli ispettori. Tutti questi elementi saranno fondamentali”, ha spiegato. Il vicepresidente ha poi annunciato che la fase successiva dell’accordo entrerà presto nel vivo, anche se restano da definire tempi e modalità operative. Vance ha spiegato che intende partecipare ai negoziati con l’Iran, ma che il calendario della cerimonia e degli incontri potrebbe subire modifiche. “Il nostro piano è andare in Svizzera, non so esattamente quando”, ha dichiarato, spiegando che le tempistiche dipenderanno anche dalla disponibilità dei rappresentanti iraniani a raggiungere il luogo dei colloqui.
Inizialmente era previsto che fosse lo stesso Vance a firmare formalmente l’accordo durante una cerimonia programmata per venerdì, ma il presidente Trump ha anticipato la firma già mercoledì. Secondo il vicepresidente, i negoziati previsti dall’intesa dovrebbero comunque iniziare nel corso del fine settimana. Vance ha infine ribadito che l’accordo si basa sulla verifica dei fatti e non sulle promesse. “Le parole non contano, contano le azioni. Noi premieremo il comportamento corretto, non semplicemente gli impegni scritti su un documento”, ha detto. Il vicepresidente ha concluso sottolineando che la strategia americana resta fondata sulla pressione economica e diplomatica: “Abbiamo leve che nessun altro Paese al mondo possiede. Se l’Iran vuole cambiare, lo aiuteremo. Se non cambia, abbiamo ancora tutte le carte dalla nostra parte”.
MACRON “NON CREDO CHE LA GUERRA SIA COMPLETAMENTE FINITA”
“Non credo che possiamo dire che la guerra sia completamente finita”. E’ il pensiero di Emmanuel Macron in una intervista al canale France 2. “Questo accordo consente un cessate il fuoco e la riapertura del famoso Stretto di Hormuz, e questo ha un impatto molto concreto sulle nostre economie – continua – Per 60 giorni, abbiamo di nuovo la pace, il Libano ha di nuovo la pace. Il cambio di regime non avviene con i bombardamenti ma si realizza grazie al popolo stesso o attraverso massicce operazioni di terra. Abbiamo un Iran militarmente e nuclearemente più debole, abbiamo una popolazione che ha sofferto enormemente. Credo che l’intera regione avesse bisogno del nostro intervento per ristabilire la pace. Ora inizia una nuova fase” Riguardo ai danni economici prodotti da quesdta guerra Macron dice: “E’ chiaro che guerre come queste pesano sulle nostre economie. La firma di questo accordo ha immediatamente abbassato i prezzi del petrolio e quindi i prezzi alla pompa diminuiranno gradualmente. Ma non possiamo dipendere tutti dallo Stretto” è necessario diversificare le nostre fonti energetiche”.
PEZESHKIAN “DOCUMENTO STORICO E MESSAGGIO DI POTENZA”
“Questo è un documento storico e un messaggio dall’Iran potente: la pace si realizzerà all’ombra del rispetto reciproco. La Repubblica Islamica dell’Iran è sempre impegnata e fedele alla pace globale preservando la dignità e l’indipendenza, il progresso e la cooperazione regionale”. Così sui social il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
SHARIF “CON ACCORDO HORMUZ RIAPERTO SUBITO”
“Sono onorato di annunciare che lo storico ‘Memorandum d’intesa di Islamabad’ è stato firmato elettronicamente oggi tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran. Il Memorandum è stato firmato dai presidenti di entrambi i paesi ed è stato anche approvato da me in qualità di mediatore. La firma di questo accordo al più alto livello dei rispettivi governi dimostra l’impegno di entrambe le parti per una risoluzione diplomatica del conflitto. Entrerà in vigore con effetto immediato e, come primo passo, la Repubblica Islamica dell’Iran riaprirà istantaneamente lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti d’America solleveranno immediatamente il blocco navale”. Lo annuncia sui social il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. “Le mie più sentite congratulazioni e sincera gratitudine al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il cui impegno incrollabile per la diplomazia e la preferenza per una risoluzione pacifica hanno una volta di più contribuito a porre fine a un conflitto che avrebbe potuto portare a conseguenze devastanti per la regione e oltre”, aggiunge.
“Lodo anche la dedizione e gli sforzi instancabili del team negoziale degli Stati Uniti, inclusi J.D. Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner, per i loro preziosi contributi a questo risultato. Esprimo il mio profondo rispetto e apprezzamento per l’ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei, e il presidente Masoud Pezeshkian per la loro saggezza, lungimiranza e statismo nell’abbracciare la causa della pace. Desidero anche riconoscere gli sforzi del team negoziale iraniano, inclusi Mohammad Bagher Ghalibaf, Abbas Araghchi ed Eskandar Momeni, la cui pazienza, perseveranza e impegno per un coinvolgimento costruttivo sono stati fondamentali per portare questo accordo a compimento. Possa questo memorandum d’intesa servire da base duratura per una maggiore comprensione, rispetto reciproco e prosperità condivisa per l’intera regione”, conclude Sharif.
PER TEHERAN TRATTATIVE ATTUALI MOLTO DIVERSE DA VIENNA
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha definito l’approccio di Teheran agli Stati Uniti come una “diplomazia della forza”, sottolineando che le recenti conversazioni con Washington sono radicalmente diverse dall’accordo nucleare di Vienna del 2015. In un’intervista all’emittente di stato Irib nella notte, Qalibaf – che guida i negoziati iraniani con la controparte americana – ha dichiarato che l’Iran si presenta ai colloqui tecnici “da una posizione di forza” grazie ai recenti successi militari. “Non c’è spazio nelle trattative attuali per slogan vuoti, concessioni o compromessi”, ha affermato, aggiungendo che il processo negoziale rappresenta “una forma di resistenza”. Qalibaf ha inoltre definito la memoria d’intesa raggiunta come “il certificato di fallimento degli Stati Uniti”. Tra gli elementi inclusi negli accordi, ha citato esplicitamente lo Stretto di Hormuz: “È stato codificato il pagamento delle tariffe per i servizi di transito attraverso lo stretto di Hormuz nell’ambito della memoria d’intesa”.
– Foto Profilo X Emmanuel Macron –
(ITALPRESS).









