di Lucia Rotta
ROMA (ITALPRESS) – Il voto di metà mandato ha visto pesare negli Stati Uniti dei fattori come l’inflazione, l’aumento del costo dei carburanti, accuse di corruzione e una politica internazionale non condivisa dall’elettorato, neppure quello Maga. E’ questo il cocktail che ha portato ad una vittoria dei democratici sia alla Camera che al Senato secondo Alan Friedman, giornalista e scrittore nonché direttore esecutivo del Lugano Global Forum, intervistato dall’agenzia Italpress. Un risultato che, secondo Friedman, dimostra che “il nostro sistema ha degli anticorpi: siamo una democrazia”. “Avevo previsto questo risultato già due mesi fa, perché sentivo, da americano, la frustrazione dei miei concittadini – osserva Friedman -. Gli amici, dalla California a New York fino alla Florida, si lamentavano del costo del diesel e della benzina, parlavano dell’inflazione e dei risultati della guerra in Iran”. Ma soprattutto, “non solo i miei amici, ma la maggioranza degli americani, parlano da mesi di ‘corruzione alla Casa Bianca’, dei miliardi che Trump e famiglia stanno guadagnando in un momento in cui c’è un forte disagio sociale e ci sono grandi difficoltà per il ceto medio e quello medio-basso. Questo è un cocktail di fattori pari ad una molotov: mentre da un lato la gente non può permettersi di scegliere fra benzina e supermercato a causa dei costi, Trump sta accumulando oro e creando sale da ballo”.
Una cosa invece non l’aveva prevista, ovvero che Trump accettasse “di buon grado” i risultati. Il presidente ha detto che i repubblicani “lavoreranno con i democratici” e probabilmente “troveranno un’intesa”.
“E’ stato un risultato massiccio, netto, una di quelle che chiamiamo ‘landslide’ (slavina) in America. Tutti gli Stati tradizionalmente repubblicani, dal Mississippi all’Iowa, dal Kansas al Maine, South Carolina e North Carolina, fino all’Ohio e al Texas, sono stati letteralmente ‘capovolti’. Il cuore repubblicano dell’America ha votato ‘democratico’, e questo non perché i cittadini siano a favore dei democratici, ma perché gli americani sono stufi di Trump. Vorrei aggiungere: Trump ha riconosciuto la vittoria Dem perché era troppo netta per negarla, persino per lui”.
Poche ore prima Trump aveva promesso, però, che sarebbe stato “Mr. Veto” al Congresso in caso di vittoria Dem…
“Ha già promesso che metterà un veto ‘contro tutto’, che userà il potere conferitogli dai decreti esecutivi per le questioni di politica estera, per i dazi e per altre materie. Ha già annunciato che rifiuterà di collaborare all’indagine Epstein e anche a quella sui rapporti con Putin. Ci sono tanti esponenti politici eletti adesso nel Congresso che ritengono che l’America debba essere l’alleato di Europa e Nato, e non della Russia di Putin. Quindi sarà un braccio di ferro, sarà come andare sulle montagne russe. Ma la cosa positiva è che il nostro sistema ha dimostrato che abbiamo degli anticorpi: siamo una democrazia”.
Quale è allora la struttura politica che possiamo fotografare oggi? I democratici, ad esempio, hanno raccolto 54 seggi al Senato e per fare questo hanno “radunato” una sorta di “campo largo”.
“Lo chiamerei un ‘campo largo americano’. Se mettiamo insieme il nuovo senatore musulmano del Michigan, El-Sayed, l’ex seminarista presbiteriano del Texas, Talarico, e alcuni dei moderati del Partito Democratico, abbiamo un vero e proprio mix. Per spiegarlo agli italiani, è come immaginare che una parte del Partito Democratico in America sia come Bonelli e Fratoianni di Avs, un’altra parte sia come il Pd di Elly Schlein, e una parte sia come Lia Quartapelle, o Pina Picierno, o Calenda o Renzi. Forse la sinistra in Italia può imparare qualcosa da quello che è successo in America”.
Come si ristruttureranno invece i repubblicani, anche in previsione delle prossime presidenziali? Trump non si potrà ricandidare, ma ha comunque creato un fenomeno politico come quello del movimento Maga.
“Non sappiamo i numeri esatti, ma forse la metà della stessa base Maga ha votato contro Trump, perché non lo ha perdonato per aver violato due promesse. La prima era che ‘i prezzi scenderanno’; la seconda era: ‘Non vi porterò in altre guerre in Medio Oriente’. Adesso Trump comincia ad essere ‘radioattivo’ anche per gli altri repubblicani”.
E’ impossibile non menzionare l’Iran, ma più in generale la politica internazionale alla luce di questi risultati di midterm.
“Riguardo all’Iran, le minacce di Trump di bombardarlo di nuovo finiranno, credo e spero, in un ennesimo ritiro. Probabilmente i suoi amici oligarchi della Silicon Valley, ma anche di Wall Street, gli stanno dicendo: ‘Guarda che (andando avanti così) distruggerai l’economia mondiale’. E’ difficile per me vedere una pace facile, come è difficile per me vedere una pace facile fra Russia e Ucraina. E questo ci porta dall’Iran verso altri temi: l’Europa e Israele. Riguardo all’Europa, Trump rimane quello che vuole ‘disarticolare l’Unione europea’, è d’accordo con Putin nel voler indebolire e dividere l’Europa. I due hanno collaborato in questo periodo appoggiando i neonazisti in Germania, ma anche l’estrema destra in Polonia. Il suo spirito aggressivo contro l’Europa proseguirà. In questo Trump e Putin sono ‘allineati’, e il Congresso avrà più difficoltà a regolare questo fattore”.
Tornando in Medio Oriente, proprio nelle ore precedenti al voto Trump ha fatto un annuncio riguardante Israele, e cioè che entro l’anno intende tagliare i 4 miliardi di dollari in aiuti militari.
“In Israele, Netanyahu vorrebbe che non si arrivasse alla formazione di un governo. Vorrebbe piuttosto andare avanti ancora per alcuni mesi e indire nuove elezioni. Trump in questo momento è indebolito, ed è chiaramente infastidito da Netanyahu che ogni ‘due minuti’, ogni giorno, vuole bombardare l’Iran per i suoi motivi politici, vuole portare avanti la guerra. Sembra che Trump abbia detto ‘no’ a Netanyahu. Ma sarà vero che l’America taglierà questi 4 miliardi di dollari a Israele alla fine, come Trump ha annunciato? Io non credo. Credo piuttosto che sia stato l’ennesimo annuncio di Donald Trump: un uomo impulsivo, erratico, e ancora in sella fino a gennaio 2029, Congresso democratico o meno”.
– foto Italpress –
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