di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Più che la vittoria del Partito democratico, quello che abbiamo visto il 3 novembre è la resurrezione dello spirito democratico americano. La riscoperta dei valori sui quali questa grande nazione ha costruito la propria forza: decenza, onestà, rispetto della legge, fiducia nella verità, nei fatti e nella scienza. Valori che hanno contribuito a fare degli Stati Uniti la nazione più potente della Terra e che qualcuno, negli ultimi anni, sembrava aver dimenticato. Come spiegare il comportamento sorprendente di Donald Trump? Dov’è finito il presidente che, quando perde, grida ai brogli, denuncia complotti e rifiuta di riconoscere il verdetto degli elettori? Martedì sera, invece, Trump ha dichiarato al New York Times che avrebbe rispettato i risultati e cercato un accordo con i democratici. Quasi con la coda tra le gambe. Proprio lui, che nel 2020 aveva alimentato la menzogna delle elezioni rubate, culminata nell’assalto al Congresso del 6 gennaio. La spiegazione potrebbe essere più semplice di quanto sembri: Trump non ha perso il suo straordinario istinto di sopravvivenza. È quell’istinto che, nonostante fallimenti imprenditoriali, scandali, processi e sconfitte politiche, lo ha portato due volte alla Casa Bianca. Questa volta ha visto arrivare uno tsunami impossibile da fermare. Persino i sondaggi, che annunciavano una vittoria democratica, ne avevano sottovalutato le dimensioni.
Trump ha capito che tirare ancora la corda, gridando nuovamente ai brogli, avrebbe potuto provocare una reazione incontrollabile. Un 6 gennaio al contrario? È un’immagine estrema, certamente, ma rende l’idea del rischio politico che Trump avrebbe corso sfidando un verdetto così schiacciante. Perché non sono stati soltanto i democratici a votargli contro. Anche una parte degli elettori repubblicani, compresi quelli del mondo MAGA, ha evidentemente abbandonato i candidati scelti dal presidente. Altrimenti come spiegare la vittoria democratica in Kansas, dove un candidato del partito non conquistava un seggio al Senato da quasi un secolo? Non significa che tutti quegli elettori abbiano abbracciato il programma democratico. Significa che il consenso personale di Trump non è più sufficiente a tenere insieme la coalizione repubblicana. Andrew Egger, su The Bulwark, ha trovato una formula efficacissima: Too Big to Rig. Troppo grande per essere manipolato. William Kristol, sulla stessa testata, ricorda che non è stato un fenomeno naturale, come suggerisce la metafora dell’onda. È stata una scelta umana, consapevole. Ed è proprio qui il significato storico di queste elezioni. Gli americani non hanno semplicemente premiato un partito. Hanno respinto un modo di governare fondato sulla pretesa di sostituire i fatti con verità alternative, sull’uso personale del potere e sulla convinzione che le regole valgano soltanto per gli avversari.
Trump ha capito di essere diventato, improvvisamente, un presidente piccolo piccolo. Ma soltanto per una notte? Oppure assisteremo al colpo di coda della balena ferita? Molto dipenderà dai democratici. Il nuovo Congresso potrà avviare indagini sugli Epstein files, sui possibili conflitti d’interesse della famiglia presidenziale, sugli affari di Jared Kushner e sulle decisioni dell’amministrazione. Un Trump messo all’angolo potrebbe reagire violentemente sul piano politico e vendere cara la pelle. Del resto, conserverà fino alla fine del mandato enormi poteri esecutivi. Mancano ancora due mesi all’insediamento del Congresso. Sarebbe ingenuo considerare i pericoli definitivamente superati. I democratici dovranno vigilare e dimostrare di voler usare il potere riconquistato non per una vendetta di partito, ma per ristabilire legalità, responsabilità e fiducia nelle istituzioni. Intanto, però, possiamo riconoscere qualcosa di straordinario. Il 3 novembre non hanno semplicemente vinto i democratici contro i repubblicani. Hanno vinto gli americani che, al di là delle appartenenze politiche, hanno deciso di porre un limite al trumpismo. La democrazia americana ha dimostrato di possedere ancora gli anticorpi per difendersi e, proprio nell’anno del 250° anniversario dell’indipendenza, per ritrovare la forza di tornare a essere un esempio per il mondo.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









