MILANO (ITALPRESS) – Dall’Arena di Verona agli stadi italiani, fino a un tour europeo, con un film in arrivo e il sogno di concludere il triennio di concerti a San Siro nel 2028 Gigi D’Alessio ha presentato ieri a Milano con Ferdinando Salzano di Friends & Partners il calendario dei suoi concerti per il 2027, mentre si prepara a riprendere il 14 novembre da Roma “Gigi Palasport 2026”, il tour nei palasport. Il nuovo anno si aprirà il 22 maggio all’Arena di Verona con “Gigi & Friends in Arena”, un concerto con ospiti ancora da annunciare.
D’Alessio ha però confidato che gli piacerebbe duettare con “Ligabue e Laura Pausini, con cui non ho mai cantato”. Intanto la scorsa settimana è uscito “Piccerè”, il nuovo singolo dedicato alla figlia Ginevra, la più piccola dei suoi figli, che ha quasi tre anni. “Io, come ben sapete, ho sei figli. Tant’è che mio figlio Luca mi ha detto: papà, mi raccomando, se devi cantare tutte le canzoni dedicate a noi figli, fai un medley perché sennò salta mezzo concerto”, ha raccontato sorridendo.
“Lasciare ai figli soldi, proprietà, una barca, un orologio, un gioiello è fine a se stesso. Ma le canzoni non muoiono mai, rimarranno per sempre. Ho scritto una canzone che è per tutti i figli, per tutti i papà, per tutte le mamme”, spiega parlando del brano, in napoletano, che è la lettera di un padre alla figlia, con raccomandazioni sulla vita e sui rapporti sentimentali, compresi quelli che possono trasformarsi in una prigione.
“E catene d’ammore nun fanne rummore maje”, canta D’Alessio, che nella famiglia numerosa trova una delle sue gioie più grandi. “E’ come aver vissuto due vite. Voi non potete immaginare la gioia e la commozione quando sto insieme a tutti. La cosa bella che ho creato nella mia famiglia è che tutti si amano”, ha osservato, ricordando di essere diventato padre molto giovane.
D’Alessio ha anche rivendicato la natura interamente umana del brano. “Questa canzone, che possa piacere o non possa piacere, è intelligenza napoletana, non è intelligenza artificiale”, ha aggiunto tornando sulla necessità di regolamentare le nuove tecnologie nella creazione artistica. Altro tema è il rapporto tra ascolti sulle piattaforme e successo dal vivo. “C’è chi fa pochi streaming e molti paganti, chi fa molti streaming e pochi paganti”, ha osservato, criticando algoritmi e playlist.
“Per me le piattaforme dovrebbero mettere la musica a disposizione e ognuno dovrebbe scegliere la musica che vuole”. E se il mercato musicale sembra condizionato dai numeri, D’Alessio guarda con preoccupazione soprattutto ai giovani artisti: “Oggi basta che un giovane fa mille streaming in meno e va in depressione. Abbiamo creato un mondo dopato”. Il suo pubblico continua ad allargarsi a generazioni diverse, anche grazie alla curiosità che lo ha portato ad avvicinarsi alla scena rap. “Io sono stato sempre un curioso, fondamentalmente. Non ho mai messo barriere”, ha spiegato ricordando “Buongiorno”, l’album del 2020 nel quale ha reinterpretato alcune sue canzoni con giovani artisti, tra cui Geolier, allora poco conosciuto.
“Tutti questi ragazzi mi hanno avvicinato a un pubblico molto giovane che li ascoltava”. D’Alessio ha ricordato i 300 mila spettatori paganti raggiunti in un anno di concerti a Napoli e i 100 mila delle dieci serate alla Reggia di Caserta. Il prossimo anno tornerà allo stadio Maradona di Napoli il 5 e 6 giugno, prima degli appuntamenti di Taranto, il 12 giugno, e Messina, il 19. A novembre il tour europeo lo porterà, tra le altre città, a Londra, Parigi, Barcellona e Zurigo.
Ma D’Alessio e Salzano guardano anche al 2028, con il desiderio di concludere questo percorso con un concerto a San Siro, ancora da definire. “Ci piacerebbe finire questo triennio con una grande festa”, ha spiegato Salzano, precisando che il calendario dello stadio per il 2028 non è ancora aperto. Non c’è solo musica, però. Nell’ottobre 2027 è prevista l’uscita di “Solo se canti tu”, il film diretto da Luca Miniero nel quale Matteo Paolillo interpreta D’Alessio da giovane.
In pausa, invece, il progetto televisivo con Mediaset dedicato a Napoli. “E’ un progetto bellissimo, ma molto complicato”, ha spiegato Salzano. “Abbiamo preferito prenderci un momento di riflessione”: l’obiettivo resta raccontare la città come merita, senza forzare i tempi. Non è mancato un riferimento a Sanremo, dove D’Alessio tornerebbe volentieri.
“A Sanremo andrei a cantare, e anche a vendere i fiori e a guardare le macchine”, ha scherzato, aggiungendo però che “ci si deve andare con una motivazione”. A Stefano De Martino ha rivolto un augurio: “Sono contento che la Rai abbia affidato a lui questo Festival, sono sicuro che farà bene”, ricordando che affrontarne la conduzione è come “toccare i fili della corrente a 380 volt”.
Intanto il tour nei palasport attraverserà l’Italia con una scaletta che comprenderà i successi di oltre trent’anni di carriera e i brani di “Nuje”, il suo ultimo album. D’Alessio non intende però rinunciare alle canzoni che hanno accompagnato la vita del suo pubblico: “Io credo che fare una scaletta, per chi ha una storia, non è cantare solo i pezzi nuovi: è prendere le più belle canzoni, quelle che hanno avuto un discreto successo, mettiamola così, e far felici le persone che con quelle canzoni sono cresciute, hanno sognato, hanno pianto, hanno ballato, si sono divertite”. E i risultati, secondo il cantautore, gli danno ragione: “I dati in crescita mi confermano che io le scalette non le sbaglio”.
-Foto ufficio stampa-
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