Todde “Serve un nuovo modello di medicina territoriale”

CAGLIARI (ITALPRESS) – Rafforzare la collaborazione con i medici di medicina generale per costruire un nuovo modello di assistenza territoriale, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e alle specificità geografiche e demografiche della Sardegna. È la proposta avanzata dalla presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, intervenuta al congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg), nell’ambito della tavola rotonda istituzionale dedicata alle strategie per i nuovi modelli territoriali di assistenza.

Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale della Simg Alessandro Rossi, il presidente emerito Claudio Cricelli e il presidente regionale Carlo Piredda.

Todde ha invitato i medici di medicina generale a essere protagonisti del cambiamento, insieme alle istituzioni regionali: “Confrontandoci su temi specifici, come le Case di comunità e le sedi carenti, noi dobbiamo avere il vostro supporto a livello scientifico e organizzativo. Quindi la mia prima proposta, che vedremo di concretizzare, è quella di strutturare questo tipo di rapporto”, ha dichiarato.

Nel corso del suo intervento, la presidente ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare ai medici che hanno scelto di proseguire l’attività professionale oltre l’età prevista per il pensionamento: solo nel 2026, 56 professionisti “che avrebbero dovuto andare in pensione e che hanno deciso di rimanere in servizio, per continuare a dare il loro contributo”.

Sempre sul tema della carenza di personale la Regione ha introdotto nell’Accordo integrativo regionale incentivi economici per i medici che scelgono di operare nelle aree disagiate, con un contributo di 2.000 euro mensili per due anni, cui possono aggiungersi ulteriori 1.700 euro al mese per la partecipazione alle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT).

Todde ha inoltre richiamato le nuove misure regionali per incentivare l’insediamento di residenti nell’Isola, con contributi fino a 30 mila euro per chi si trasferisce nei comuni fino a 3 mila abitanti e fino a 20 mila euro per chi sceglie centri più grandi. Interventi che possono contribuire anche ad attrarre nuovi professionisti sanitari nei territori maggiormente interessati dalla carenza di personale. Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il ruolo delle Case di comunità e l’applicazione del DM 77.

Todde ha ribadito la scelta della Regione di privilegiare un modello fondato sulla volontarietà e sulla collaborazione con i medici di medicina generale, evitando che l’attivazione delle nuove strutture comporti un indebolimento dei servizi già presenti. Per superare l’isolamento professionale che caratterizza l’attività nelle aree interne, la Regione ha l’obiettivo di costruire una rete di Case di comunità che offrano ai medici strumenti, competenze e servizi di supporto, e potenziare la telemedicina e le tecnologie digitali.

Sul tema della semplificazione burocratica, spesso lamentato dai camici bianchi, la presidente ha richiamato il lavoro avviato con le rappresentanze dei medici per la semplificazione delle procedure amministrative e la necessità di una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali, distretti e Case di comunità.

Il confronto con la categoria, ha ricordato Todde, ha già prodotto risultati concreti, a partire dall’Accordo integrativo regionale sottoscritto nel 2025, dopo tredici anni e dall’ ultimo Accordo che introduce la figura dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità.

-Foto Regione Sardegna-
(ITALPRESS).

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