PRISTINA (KOSOVO) (ITALPRESS) – È arrivato all’ultimo giorno il braccio di ferro politico in Kosovo per l’elezione del nuovo presidente. Il termine costituzionale scade oggi, 6 ottobre, a mezzanotte: se il Parlamento non riuscirà a eleggere il capo dello Stato, l’Assemblea verrà sciolta e il Paese dovrà tornare alle urne per le elezioni parlamentari anticipate, da tenersi entro 45 giorni. La scadenza dei 60 giorni decorre infatti dall’8 agosto, data fissata dalla Corte costituzionale, e si conclude oggi.
Lo stallo si intreccia però con un’altra crisi istituzionale. Albulena Haxhiu, presidente dell’Assemblea e attuale presidente ad interim, ha chiesto alla Corte costituzionale di chiarire chi possa esercitare le competenze presidenziali se il Parlamento non eleggerà il nuovo capo dello Stato. La questione nasce dalla scadenza del limite di sei mesi previsto per l’esercizio della presidenza ad interim da parte della presidente dell’Assemblea. Haxhiu ha presentato la richiesta alla Corte già il 5 ottobre, chiedendo in particolare come e da chi possano essere esercitate le competenze presidenziali necessarie dopo la fine di questo periodo, in assenza di un nuovo presidente.
Va quindi distinta la scadenza dei sei mesi di interim da quella dei 60 giorni per eleggere il presidente: Haxhiu ha assunto l’incarico ad interim dopo la fine del mandato di Vjosa Osmani e il limite dei sei mesi è scaduto il 4 ottobre; il termine per l’elezione del nuovo presidente, invece, arriva oggi, 6 ottobre. La Costituzione non chiarisce espressamente cosa accada quando i due termini si sovrappongono, da qui il ricorso alla Corte. A complicare ulteriormente la situazione c’è una protesta esplosa davanti al Parlamento. Centinaia di manifestanti, tra cui veterani dell’Uck (il Movimento di liberazione del Kosovo nato con il conflitto degli anni ’90), chiedono l’approvazione delle modifiche alla legge sulle Camere Specializzate del Kosovo, il tribunale con sede all’Aia che giudica i presunti crimini di guerra commessi durante la guerra. La protesta è stata alimentata dalle recenti condanne di quattro ex comandanti dell’Uck, tra cui l’ex presidente Hashim Thaci. Il Parlamento ha approvato ieri il provvedimento in prima lettura, ma non è riuscito a completare il secondo passaggio. Ed è proprio questa legge a essere diventata parte della trattativa sulla presidenza.
Il Pdk, principale partito di opposizione, ha legato i suoi 22 voti per l’elezione del presidente all’approvazione definitiva delle modifiche: tra le proposte ci sono un tetto di 15 anni alle pene, la possibilità di scontare le condanne in Kosovo e il ricorso alla Corte Suprema kosovara. Il partito di Albin Kurti, pur avendo sostenuto la prima lettura, insiste invece affinché si proceda prima all’elezione del presidente. I tempi sono strettissimi anche per ragioni procedurali: tra prima e seconda lettura della legge sono normalmente previste 72 ore. Se entro la mezzanotte non arriverà un accordo, dunque, il fallimento dell’elezione presidenziale aprirà la strada a un nuovo voto parlamentare, aggiungendo un’altra tornata elettorale alla lunga crisi istituzionale del Kosovo.
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