Zootecnia, l’Italia perde allevamenti e importa più carne
ROMA (ITALPRESS) - Meno animali negli allevamenti italiani, più carne dall’estero. È la fotografia di una zootecnia alle prese con costi in aumento, malattie, nuove regole e una crescente dipendenza dai mercati internazionali.
Secondo l’ultimo rapporto Istat, tra il 2006 e il 2025 il numero di capi è diminuito per quasi tutte le principali specie allevate. Gli ovini calano del 28,1%, i suini del 15,6% e i bovini del 12,2%, passando da 6,1 a 5,4 milioni di capi. In controtendenza bufalini e caprini.
E mentre gli allevamenti si riducono, cresce il ricorso alla carne importata: solo nell’ultimo anno le importazioni da Paesi extra Ue sono aumentate del 25% in quantità e del 38% in valore.
A pesare è anche la crisi del mais, coltivazione strategica per i mangimi, con superfici più che dimezzate negli ultimi vent’anni. Crescono invece soia e foraggi destinati all’alimentazione animale.
Non tutto il comparto è in difficoltà: la produzione di latte è aumentata del 27,2% e quella di formaggi del 17,7%.
Per gli operatori, però, la priorità resta rafforzare la produzione nazionale e garantire maggiore sicurezza negli approvvigionamenti, sostenendo una filiera Made in Italy sempre più sotto pressione.
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