di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Amici e alleati degli Stati Uniti, ma senza rinunciare al multilateralismo e alle Nazioni Unite. Antonio Tajani prova a tracciare la posizione italiana dopo il duro discorso di Donald Trump all’Assemblea Generale dell’ONU, segnando alcune distanze dal presidente americano soprattutto sul ruolo delle istituzioni internazionali e insistendo sulla necessità della diplomazia con l’Iran. “Il presidente degli Stati Uniti ha ribadito le sue posizioni sull’Iran, sull’intelligenza artificiale, su tutto. Non sono grandi novità sulle posizioni degli Stati Uniti”, commenta a caldo il vicepremier e ministro degli Esteri. Ma proprio sull’Iran, al centro dell’intervento di Trump con la minaccia di “annientare la Repubblica islamica” se non sarà raggiunto un accordo, Tajani sceglie la strada del dialogo. Al Palazzo di Vetro stamattina ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “Abbiamo insistito molto sulla necessità di trovare un accordo. C’è la proposta dell’Iran, vedremo come reagiranno gli americani”, spiega. L’Italia, aggiunge, vuole “favorire il dialogo, una soluzione diplomatica” e ha insistito sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Sul tavolo anche Bab el-Mandeb, gli Houthi e il Libano.
Tajani ribadisce comunque la linea rossa italiana: “Per noi è inaccettabile la realizzazione dell’arma nucleare da parte di Teheran”. Roma è però disponibile anche a ospitare nuovi negoziati, come già avvenuto nei primi colloqui tra Stati Uniti e Iran presso l’ambasciata dell’Oman. “Vogliamo giocare un ruolo di pacificatori”. Araghchi, racconta Tajani, gli ha assicurato di essere a New York “per far vincere la diplomazia”, pur ribadendo che Teheran non teme un confronto militare. “Io ho detto: mi auguro che la diplomazia trionfi sempre, qui come in Ucraina”. Il ministro dice inoltre di non avere discusso con l’omologo iraniano di un eventuale rinvio dei negoziati fino alle elezioni americane di midterm, ipotesi evocata da Trump. Ma il passaggio politicamente più significativo arriva quando a Tajani viene chiesto dove si collochi l’Italia fra le due visioni ascoltate all’ONU: quella di António Guterres, che ha difeso il multilateralismo e il principio che la forza debba essere sottoposta al diritto, e quella di Trump, che ha attaccato tra l’altro la Corte penale internazionale. “Sono due visioni diverse”, riconosce Tajani. “Noi siamo amici e alleati degli americani. Alcune osservazioni che fanno gli Stati Uniti possono essere giuste, ma siamo sostenitori del multilateralismo, siamo sostenitori delle Nazioni Unite”.
Il ministro ricorda la collaborazione italiana con le agenzie ONU a Gaza, attraverso il World Food Programme e Food for Gaza, in Sudan con Italy for Sudan e con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Ma aggiunge che anche le Nazioni Unite devono essere riformate: l’Africa dovrebbe avere maggiore rappresentanza e, sulla guerra fra Russia e Ucraina, secondo Tajani, l’ONU “non ha fatto abbastanza”. La posizione italiana cerca così di tenere insieme le due “stelle polari” che Tajani indica alla fine del punto stampa: Europa e Stati Uniti. “Noi abbiamo le nostre idee”, afferma, ma l’Italia resta un interlocutore naturale di Washington e vuole continuare a svolgere un ruolo di ponte. Il giorno precedente Tajani aveva incontrato il segretario di Stato Marco Rubio e firmato un memorandum sui minerali critici, destinato a diversificare le catene di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dalla Cina. Sulla sicurezza marittima, Tajani conferma inoltre la richiesta italiana di rafforzare la missione europea Aspides nel Mar Rosso. L’Alta rappresentante Kaja Kallas, riferisce, è favorevole e ha sollecitato gli altri Paesi europei a contribuire con maggiori risorse. “Vedremo quali saranno le risposte”. Tajani sottolinea che Aspides resta “una missione non offensiva ma difensiva”: “Non siamo in guerra con nessuno, vogliamo soltanto impedire che i nostri mercantili vengano colpiti”. Per l’Italia la rotta è strategica perché, secondo il ministro, vi passa circa il 40% del commercio marittimo nazionale. La libertà di navigazione a Bab el-Mandeb è stata ribadita anche nella riunione del G7.
Sull’intelligenza artificiale, altro terreno sul quale Trump e Guterres hanno mostrato approcci differenti, Tajani evita di scegliere tra i due modelli: “Guterres fa il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Trump fa un discorso da presidente degli Stati Uniti”. L’Italia, spiega, considera l’AI “uno strumento utilissimo per la crescita”, ma sostiene che “deve essere sempre la persona a guidare l’intelligenza artificiale e non viceversa”. Infine il Venezuela. Alla domanda sulla frase di Trump “To the victor belong the spoils” (al vincitore spetta il bottino), Tajani guarda soprattutto alla fase successiva: “Adesso non ci sono ancora elezioni alle porte, bisognerà preparare un momento di sviluppo democratico”. Ricorda la liberazione di detenuti politici, compresi cittadini italiani e italo-venezuelani, il lavoro dell’Eni nel Paese e l’innalzamento del livello della rappresentanza diplomatica italiana. A New York conta inoltre di incontrare il ministro degli Esteri venezuelano per verificare “come si può fare qualche passo in avanti nella via della collaborazione”. Tajani promuove invece l’accordo raggiunto dagli Stati Uniti con Danimarca e Groenlandia sull’Artico. L’Italia, ricorda, si era opposta all’ipotesi che la Groenlandia diventasse parte degli Stati Uniti; la nuova intesa gli appare invece “molto ragionevole e condivisibile” per rafforzare la sicurezza dell’Artico. La sintesi della posizione italiana arriva nelle ultime parole del ministro: “Siamo parte dell’Unione Europea, quindi siamo europei”, ma il rapporto con Washington resta essenziale. “Le due stelle polari della politica estera italiana sono l’Europa e gli Stati Uniti”.
– foto xo9/Italpress –
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