È tempo di un nuovo patto civile

IPA56017908 - Il Palazzo di Montecitorio a Roma

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – Per decenni ci siamo affidati a una superstizione comoda: l’idea che il futuro sarebbe stato migliore. Il progresso era una religione: bastava attendere. Ora quella certezza presenta il conto. Guerre, diseguaglianze e istituzioni fragili dimostrano che nessuna conquista è definitiva.

La storia arretra quando i cittadini rinunciano a governarla. Sono momenti straordinari: o soccombiamo alle mille contraddizioni di cui siamo succubi, oppure riprendiamo un cammino utile al nostro futuro. Nel vuoto della partecipazione prospera la demagogia. I suoi professionisti trasformano il disagio in rancore, indicano un nemico e vendono scorciatoie. Alla responsabilità sostituiscono il capro espiatorio; alla politica, l’uomo forte. Promettono potere al popolo, purché il popolo rinunci a esercitarlo.

La vicenda della legge elettorale smaschera una politica ripiegata su se stessa, intenta a spartire regole e convenienze mentre contribuenti e consumatori restano vessati e impotenti davanti a ingiustizie evidenti. Mancano politiche virtuose capaci di generare sviluppo e lavoro; manca il coraggio di misurare ogni scelta sul bene comune anziché sulla sopravvivenza degli apparati.

Per questo serve uno sprone all’aggregazione delle realtà moderate e centriste: non un’operazione di palazzo né un ricovero per carriere esauste, ma uno spazio politico riconoscibile, popolare ed europeo, capace di unire culture liberali, moderate, riformiste dotate di senso delle istituzioni. Una aggregazione capace di arginare le componenti populiste di sinistra e di destra che ostacolano una gestione responsabile della cosa pubblica. Non per cancellare il conflitto, ma per sottrarlo alla propaganda e ricondurlo alla realtà, alla competenza e alla sostenibilità.

La democrazia non vende miracoli. È faticosa, ma domanda cittadini, non fedeli. Ad esempio la Dottrina sociale della Chiesa indica a credenti e laici una grammatica esigente: bene comune, solidarietà, sussidiarietà, partecipazione. La sussidiarietà non è l’alibi con cui lo Stato abbandona i fragili, ma l’impegno a rendere persone e comunità protagoniste. Occorre ricostruire corpi intermedi, associazioni, volontariato, cooperazione, sindacato e comunità locali: luoghi nei quali il bisogno acquista voce e la protesta diventa proposta.

Anche la pace esige responsabilità. Agli attacchi allo Stato di diritto internazionale e ai tentativi di imporre con la forza un dominio va opposta la fermezza del diritto. Eppure troppi soggetti politici tifano per i prepotenti anziché difendere i presupposti giuridici della pace. Senza regole condivise, la pace è soltanto la tregua concessa dal più forte. È tempo di un nuovo patto civile, non di nuovi salvatori.

Bisogna rappresentare il disagio senza sfruttarne la rabbia, costruire giustizia senza fabbricare nemici e restituire fiducia senza blandire. Cambiare verso significa scegliere responsabilità e coraggio. Si rifletta: quando un popolo rinuncia a scrivere la propria storia, arriva sempre qualcuno disposto a farlo al suo posto.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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