Il futuro passa da lavoro e formazione permanente, l’appello di Mattarella ai partiti

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – L’appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai partiti perché ritrovino il senso della loro missione al servizio della comunità nazionale non è un semplice richiamo istituzionale. È l’indicazione di una priorità politica. Oggi il banco di prova della classe dirigente è il lavoro, perché è dal lavoro che dipendono sviluppo, competitività e coesione sociale. L’Italia sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Mentre va in pensione la generazione che ha costruito la forza della nostra industria, la rivoluzione digitale, l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno cambiando il contenuto stesso delle professioni. Non siamo di fronte a un normale ricambio generazionale, ma a un passaggio che ridefinirà il mercato del lavoro dei prossimi decenni. Il problema non è soltanto sostituire chi lascia l’attività. Occorre formare competenze nuove. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 quasi il 40% delle competenze richieste sarà diverso da quello attuale. In Europa oltre il 90% delle occupazioni richiederà competenze digitali di base, mentre l’Italia continua a registrare un ritardo che rischia di frenare crescita e produttività. Le imprese lo sperimentano ogni giorno. Tecnici specializzati, ingegneri, esperti di automazione, cybersicurezza e intelligenza artificiale sono sempre più difficili da reperire. Unioncamere stima che quasi un’assunzione su due sia problematica per mancanza di professionalità adeguate.

È un divario che limita gli investimenti e rallenta l’innovazione. Negli ultimi anni il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più elevato della nostra storia, grazie soprattutto alla maggiore partecipazione delle donne e dei lavoratori maturi. È un risultato importante, ma non sufficiente. Più occupazione non significa automaticamente più sviluppo. Il vero punto debole dell’economia italiana resta la produttività. Da oltre vent’anni cresce troppo poco e senza produttività non possono crescere salari, competitività e welfare. Si apre, inoltre, una fase nuova. Il Superbonus ha esaurito la sua funzione lasciando un costo elevato per la finanza pubblica. Anche il PNRR, pur rappresentando un’occasione straordinaria, non potrà sostenere da solo la crescita del Paese. Diventeranno quindi decisivi gli investimenti privati, l’innovazione e la qualità del capitale umano. Per questo serve un nuovo Patto sociale. La politica deve ritrovare la capacità di costruire scelte condivise, non di alimentare contrapposizioni.

Le parti sociali devono accompagnare il cambiamento con responsabilità, investendo sulla formazione permanente, sul collegamento tra scuola, università, ITS e imprese e su politiche industriali capaci di governare la transizione. I diritti restano il fondamento della nostra democrazia sociale, ma acquistano forza solo se accompagnati dalla responsabilità di contribuire allo sviluppo. Senza crescita non esiste redistribuzione possibile. È questa la sfida che Mattarella affida alla politica ed al paese tutto.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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