La vera sfida di oggi è costruire un’Europa più forte e indipendente

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – Per oltre trent’anni l’Europa ha coltivato un’illusione: che l’interdipendenza economica avrebbe reso impossibili i conflitti e che il mercato avrebbe progressivamente trasformato anche le autocrazie in partner affidabili. È accaduto l’opposto. Le dipendenze si sono trasformate in strumenti di pressione politica; il commercio in leva geopolitica; la tecnologia in terreno di scontro; l’informazione in un campo di battaglia permanente. Il Novecento ci aveva abituati a riconoscere il nemico quando si presentava con le armi. Il XXI secolo, invece, ci costringe a misurarci con un’aggressione più sottile.

Non passa necessariamente attraverso gli eserciti, ma attraverso piattaforme digitali, campagne di disinformazione, attacchi informatici, acquisizioni di imprese strategiche, condizionamenti finanziari e reti di influenza costruite pazientemente dentro le società democratiche. L’obiettivo non è occupare un territorio, ma orientarne le decisioni.

 L’Italia non è estranea a questa trasformazione. Eppure continua a discuterne come se fosse materia per specialisti. Il dibattito politico resta imprigionato nelle convenienze del bipolarismo, incapace di affrontare una questione che attraversa maggioranza e opposizione: la presenza di culture, relazioni e ambiguità verso regimi che hanno un interesse evidente a indebolire la coesione europea e la capacità dell’Occidente di agire con autonomia. Troppo spesso prevale la paura di incrinare equilibri di coalizione anziché la volontà di chiarire da quale parte stiano gli interessi permanenti della Repubblica.

È in questo contesto che la proposta dello Scudo democratico, avanzata da Carlo Calenda e Pina Picierno raccogliendo un’iniziativa della Commissione europea, assume un significato che va oltre il suo contenuto normativo. Non è la risposta a un’emergenza contingente, ma il riconoscimento che la democrazia deve imparare a difendersi senza rinunciare ai propri principi. Trasparenza dei finanziamenti, contrasto alle interferenze straniere, sicurezza cibernetica, tutela delle infrastrutture critiche e del pluralismo informativo non restringono la libertà: ne costituiscono il presupposto.

 Ma la politica, da sola, non basta. La responsabilità investe l’intera società. Sindacati, associazioni d’impresa, università, informazione e corpi intermedi devono interrogarsi sulle scelte che hanno contribuito ad accrescere dipendenze energetiche, industriali e tecnologiche rivelatesi fragili e pericolose. Difendere l’interesse nazionale significa oggi rafforzare quello europeo, perché nessun Paese, da solo, possiede la massa critica necessaria per competere con gli imperi economici e politici del nostro tempo.

La vera sfida non consiste nello scegliere un nuovo protettore, ma nel costruire finalmente un’Europa capace di non averne bisogno. L’indipendenza energetica, tecnologica, industriale, diplomatica e della difesa non appartiene al lessico degli esperti di geopolitica. È la condizione concreta per garantire lavoro, benessere, libertà e sicurezza ai cittadini. Senza questa consapevolezza continueremo a difendere le istituzioni del passato con strumenti inadatti al presente. E la storia insegna che le democrazie raramente vengono sconfitte dall’esterno: molto più spesso si indeboliscono perché non comprendono in tempo la natura della minaccia.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]