Fumarola “C’è bisogno oggi più di ieri di un buon sindacato. La contrattazione resta la via maestra”

    PADOVA (ITALPRESS) – “In questi anni, lo sappiamo, abbiamo fatto scelte importanti, non sempre sono state le stesse; ci sono state differenze, anche momenti di frizione, talvolta valutazioni diverse sul metodo. Ma nelle differenze delle nostre storie, nelle sensibilità che ci distinguono, c’è un terreno comune che non è mai venuto meno. Abbiamo condiviso battaglie, abbiamo difeso insieme diritti, abbiamo sostenuto i molti valori che condividiamo, abbiamo coltivato una convinzione che oggi è più attuale che mai: di buon sindacato, in Italia, in Europa e nel mondo, c’è bisogno oggi più di ieri”. Lo afferma la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenendo al XIX Congresso nazionale della Uil. “Perché il tempo che viviamo non è un tempo ordinario, è un cambio d’epoca. In questo tempo ‘in bilico’, carico di incertezze, il mondo del lavoro e della rappresentanza sociale non può essere semplice passeggero di un convoglio guidato da altri verso il cambiamento – prosegue -. Deve invece ambire a governarlo. Il protagonismo lavoro deve essere la bussola che orienta una trasformazione sostenibile, giusta, dal volto umano. Perché senza questo protagonismo non c’è innovazione giusta. Non c’è crescita stabile né coesione sociale e l’economia deperisce”.

    “Per il nostro Paese il passaggio è decisivo. Il Pnrr è ormai al capolinea. È stato una grande occasione, colta in parte. Ha mosso risorse, cantieri, progetti, aspettative. Ma il punto vero è cosa resterà. Noi diciamo che il Pnrr deve essere un ponte verso un nuovo modello di sviluppo, non una parentesi. Un ponte con pilastri piantati nella buona occupazione, nella coesione territoriale e sociale, nella partecipazione di ogni soggetto competente e responsabile al bene comune. Per costruire questo ponte serve un accordo di responsabilità tra Governo e parti sociali. Questo significa indicare insieme obiettivi strategici e perseguirli con coerenza. Significa sostenere insieme alcune grandi priorità nazionali: retribuzioni e produttività, innovazione e formazione, buona flessibilità e contrattazione, previdenza e welfare, coesione sociale e territoriale, piano casa e non autosufficienza”, sostiene.

    “La contrattazione resta la via maestra. Nazionale e decentrata. Aziendale, territoriale. Ma anche sociale. La contrattazione non è una procedura, è motore di crescita e redistribuzione, è un architrave di democrazia. Da questo punto di vista, il varo della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl, Uil è uno sguardo verso il futuro e un cantiere di corresponsabilità. Insieme rimettiamo al centro l’autonomia delle parti sociali affermando che le grandi questioni del lavoro, della contrattazione, della formazione, della partecipazione, non possono essere meramente delegate ai partiti. Diciamo che l’articolo 36 della Costituzione, retribuzione proporzionata e sufficiente, va attuato attraverso contratti collettivi veri, firmati da organizzazioni realmente rappresentative. Questo è il punto: il salario giusto vive dentro il contratto giusto – evidenzia -. Non basta guardare a una cifra. Non basta prendere un minimo tabellare e dire: ecco, abbiamo risolto. Il contratto è molto di più. È salario, certo. Ma è anche orario, classificazioni, professionalità, welfare, formazione, diritti sindacali, conciliazione vita-lavoro”, aggiunge.

    “Di fronte all’attacco convergente delle grandi potenze globali, ai dazi, al neoprotezionismo, ai sovranismi e ai nazionalismi che rialzano la testa, l’Unione Europea deve svegliarsi. Deve unirsi, integrarsi davvero. Deve anche sapersi difendere, difendere i propri confini, fisici e politici. Ma anche il proprio modello sociale, la propria democrazia, la propria libertà. Serve una nuova stagione europea di convergenza politica, anche attraverso cooperazioni rafforzate. Un mutualismo comunitario all’altezza delle sfide: fondi e investimenti comuni, politiche di sviluppo condivise, strumenti europei capaci di proteggere e promuovere buona occupazione, risorse per riformare il welfare in linea con il cambiamento della società. La stabilità vera non è tagliare investimenti, il welfare, le politiche sociali. La stabilità vera è costruire lavoro, competenze, infrastrutture, sanità. È rilanciare la scuola, la formazione, l’università, ricerca. È assicurare energia pulita e a basso costo e sicurezza negli approvvigionamenti strategici”, spiega.

    – Foto di repertorio Ipa Agency –

    (ITALPRESS).

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