Trump al G7: “L’accordo con l’Iran sarà firmato a breve”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Uno dei più grandi eventi mai accaduti in Medio Oriente, forse il più importante di sempre”. Donald Trump torna a rivendicare il ruolo della sua amministrazione nella gestione della crisi iraniana e, durante la conferenza stampa al G7 di Evian, definisce l’intesa con Teheran “un accordo storico”, annunciando che potrebbe essere formalmente firmata “forse domani o il giorno successivo”.

Il presidente americano ha spiegato che il testo dell’intesa è già stato inviato a Israele e che una copia sarà resa pubblica. “Molto probabilmente firmeremo un accordo. L’Iran vuole firmare un accordo e si è comportato in modo molto appropriato”, ha dichiarato Trump, lasciando però ancora incertezza sui dettagli concreti dell’intesa. Secondo il presidente Usa, l’accordo – che ha definito “l’accordo di Trump” – prevede che l’Iran non possa mai ottenere un’arma nucleare e che lo Stretto di Hormuz venga riaperto. “Se non lo rispetteranno, probabilmente torneremo a bombardarli finché non lo faranno. È incredibile quello che le bombe possono fare”, ha affermato.

Trump ha ricordato che il percorso verso questa fase non è iniziato nelle ultime settimane, ma sarebbe il risultato di anni di tensioni. “Non è iniziato tre, quattro o cinque settimane fa. È iniziato molto tempo prima”, ha detto, criticando nuovamente l’accordo sul nucleare iraniano del 2015, il JCPOA, siglato durante l’amministrazione Obama. “Obama fece un accordo terribile”, ha dichiarato Trump, sostenendo che quell’intesa avrebbe lasciato a Teheran la possibilità di arrivare legalmente a un’arma nucleare. Il presidente americano ha poi accusato l’ex amministrazione di aver inviato all’Iran “1,7 miliardi di dollari in contanti” dopo la firma dell’accordo.

“Gli diedero miliardi e miliardi e ottennero un accordo che era una strada verso la bomba nucleare”, ha aggiunto. Trump ha ricordato anche il ruolo del premier israeliano Benjamin Netanyahu, raccontando che nel 2015 avrebbe cercato di convincere l’amministrazione americana e il Congresso a non approvare il JCPOA. “Gli disse che avrebbe potuto essere la fine di Israele. E sarebbe potuto accadere se io non fossi arrivato”, ha detto Trump.

Il presidente Usa ha quindi rivendicato la decisione di ritirarsi dall’accordo nel 2018: “Quando sono arrivato ho cancellato quel disastro. Era un accordo a breve termine, e con Paesi come questi servono accordi che durino centinaia di anni, non otto o nove anni”. Secondo Trump, il rischio era che l’Iran potesse dotarsi di un’arma nucleare e colpire Israele e altri Paesi della regione. “Se avessero avuto una bomba nucleare, l’avrebbero usata poco dopo averla ottenuta”, ha sostenuto.

Durante il suo intervento al vertice, Trump ha collegato ancora una volta la prospettiva della pace alla reazione dei mercati. “Ogni volta che abbiamo parlato della possibilità di pace, il mercato azionario è salito come un razzo. Il mercato è più brillante di chiunque altro”, ha detto. “L’unica cosa che non volevo vedere era una catastrofe economica. Sarebbe potuta succedere se avessimo continuato questa guerra”, ha aggiunto, citando Herbert Hoover: “L’unico presidente che non volevo essere era il defunto, grande Herbert Hoover”.

Trump ha ribadito che senza un accordo la guerra avrebbe potuto continuare per mesi senza risultati: “Avremmo potuto sganciare bombe per settimane, mesi o anni, ma non avremmo mai avuto lo Stretto di Hormuz aperto“. Il presidente americano ha poi elogiato il sostegno degli alleati, modificando il tono rispetto alle precedenti critiche rivolte ai partner occidentali. “Gli ultimi due giorni hanno permesso di discutere i dettagli di questo accordo storico con molti dei nostri amici e alleati più stretti, compresi i Paesi del G7 e molti presidenti e primi ministri”, ha detto.

Trump ha citato il premier indiano Narendra Modi e il presidente francese Emmanuel Macron, affermando che tutti gli alleati “vogliono vedere questa situazione finire”. Sul fronte mediorientale, Trump ha criticato Israele per la gestione del confronto con Hezbollah in Libano, aprendo anche alla possibilità di un prossimo contatto diplomatico con Beirut. Il presidente americano ha riferito che un rappresentante libanese potrebbe arrivare a Washington “nelle prossime settimane”, senza chiarire immediatamente se si tratterà del presidente o del primo ministro del Libano.

Trump ha detto di aver espresso direttamente le sue riserve al premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Gli ho detto: ‘Puoi avere un tocco un po’ più morbido, Bibi. Non devi abbattere un edificio ogni volta che qualcuno entra e viene da Hezbollah'”. “Israele è un nostro partner e lo amo, ma con Hezbollah potrebbero fare un lavoro migliore”, ha aggiunto Trump, ribadendo però il diritto di Israele alla sicurezza.

Il presidente americano ha poi espresso solidarietà al Libano: “Mi sento molto male per il Libano. Era una grande cultura”.Era una cultura incredibile, forse la più importante del Medio Oriente per anni e anni, per secoli. Negli ultimi 50 o 60 anni è stato semplicemente devastato”, ha dichiarato.

Trump ha infine negato l’esistenza di un piano americano da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Iran. “Gli Stati Uniti non stanno investendo denaro”, ha detto, spiegando però che Teheran potrebbe aver bisogno di aiuti per riprendersi economicamente. Nel corso della conferenza Trump ha parlato anche della guerra in Ucraina, sostenendo di aver avuto “conversazioni produttive” con il presidente russo Vladimir Putin e con quello ucraino Volodymyr Zelensky.Credo che entrambi vogliano fare qualcosa, semplicemente non sanno come farlo”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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