Corsa alla leadership Onu, Rebeca Grynspan punta su pace e riforme

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Peacemaking come priorità assoluta, riforma come necessità urgente, fiducia da ricostruire prima che sia troppo tardi. È questa la linea tracciata da Rebeca Grynspan durante la sua audizione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel secondo giorno degli Interactive Dialogues per la scelta del prossimo Segretario Generale.

L’ex vicepresidente del Costa Rica, oggi alla guida dell’UNCTAD, ha impostato la sua candidatura su un messaggio chiaro: “fare la pace è lo scopo di questa organizzazione”. Un approccio diretto, quasi operativo, che si traduce nella promessa di essere presente sui teatri di crisi, “la prima a prendere il telefono”, pronta a parlare con tutte le parti e a mediare tra i mediatori. Nel confronto di tre ore con gli Stati membri, Grynspan ha insistito sul ruolo centrale del dialogo e sulla necessità di rafforzare il multilateralismo in un momento in cui la fiducia nell’ONU è in calo e “il tempo per recuperarla sta finendo”. Accanto alla diplomazia preventiva, ha indicato la riforma come seconda priorità, sostenendo che difendere le Nazioni Unite oggi significa avere “il coraggio di cambiarle”.

Lo stesso impianto emerge nello stakeout con i giornalisti, dove Grynspan ha rivendicato un approccio pragmatico, parlando di “rischi calcolati”: il rischio di essere respinta, di non essere accettata inizialmente, ma di continuare a insistere per portare idee nuove sul tavolo . Ha sottolineato la propria esperienza trasversale, tra politica, organizzazioni internazionali e società civile, e la capacità di mantenere relazioni con tutti anche nei momenti di forte polarizzazione.

Particolarmente significativo il passaggio sui rapporti con le grandi potenze. Grynspan ha chiarito che intende costruire da subito relazioni dirette con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, anche accettando il rischio di un rifiuto iniziale: “proverò, e proverò ancora”, ha detto, indicando nella costruzione della fiducia un processo inevitabilmente graduale. Sui conflitti regionali e i loro effetti globali, come nel caso dello Stretto di Hormuz, ha richiamato la necessità di un’azione precoce e più agile da parte delle Nazioni Unite, avvertendo dei rischi per l’economia mondiale e la stabilità internazionale.

In una corsa dove il fattore decisivo resta l’assenza di veti, la sua candidatura potrebbe però presentare una dinamica opposta rispetto a quella di Michelle Bachelet. Se l’ex presidente del Cile appare esposta al rischio di un veto americano, Grynspan potrebbe dover gestire una percezione diversa, quella di un’eccessiva vicinanza ad alcuni P5, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Un elemento che, in un processo basato su equilibri delicatissimi, può trasformarsi a sua volta in un potenziale limite. La competizione resta aperta, ma nella scelta del prossimo Segretario Generale, più che le dichiarazioni di principio, peserà la capacità di muoversi senza creare resistenze decisive tra le grandi potenze.

– Foto xo9/Italpress –

(ITALPRESS).

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