TRENTO (ITALPRESS) – Quando il ricordo diventa impegno concreto. Passione civile e memoria attiva hanno portato studenti, cittadinanza e istituzioni a riunirsi ieri sera nella sala di rappresentanza della Regione per l’appuntamento dal titolo “Una vita per la legalità”, promosso dall’Assessore provinciale all’istruzione e cultura Francesca Gerosa in collaborazione con l’ITT Buonarroti di Trento. Un evento di riflessione e confronto, dopo l’inaugurazione della teca contenente i resti dell’auto della scorta del giudice Giovanni Falcone, collocata nello spazio antistante il Palazzo della Regione. Due voci autorevoli hanno dialogato insieme all’assessore Gerosa che ha introdotto l’incontro: Tina Montinaro, presidente dell’associazione “Quarto Savona 15” e moglie del caposcorta di Giovanni Falcone, e il Difensore civico e già procuratore della Repubblica di Trento Sandro Raimondi.
In apertura della serata, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha ricordato i drammatici fatti del 23 maggio 1992: “Oggi dedichiamo un nuovo momento al tema della legalità per riportare alla memoria il sacrificio di Falcone e dei tre uomini della sua scorta. Incontri come questo servono a ricordare quei fatti, a farne memoria viva e a rafforzare l’impegno di ciascuno per la legalità e l’impegno civico”. Così l’assessore all’istruzione e cultura, per i giovani e per le pari opportunità Francesca Gerosa: “Quello di oggi va oltre un semplice momento pubblico: è un’occasione di memoria, ma soprattutto di consapevolezza e responsabilità collettiva. Non siamo qui soltanto per ricordare, ma per interrogarci profondamente sul nostro ruolo, come istituzioni e come comunità. La strage di Capaci ha colpito lo Stato, la fiducia dei cittadini, l’idea stessa di giustizia, ma da quella ferita è nata una reazione civile forte che ancora oggi ci chiama a una scelta: non restare indifferenti”.
Particolarmente intensa la testimonianza di Tina Montinaro, che ha condiviso con il pubblico non solo il valore della memoria, ma anche la propria storia personale: “Mio marito ha messo la sua vita a disposizione di un grande magistrato”. L’assessore Gerosa ha quindi concluso con un passaggio particolarmente sentito rivolto direttamente ai giovani: “Ecco perché questo momento deve lasciare una traccia. La memoria, da sola, non basta: deve diventare impegno quotidiano. A voi ragazze e ragazzi spetta una responsabilità grande, ma anche una straordinaria opportunità: costruire una società diversa, attraverso scelte concrete, nel rifiuto dell’omertà e delle scorciatoie. Essere liberi oggi significa avere il coraggio di essere onesti e di non voltarsi dall’altra parte. È così che la memoria diventa futuro”.
Tra gli interventi, anche quello di Riccardo Garzo, presidente della Consulta degli studenti, a testimoniare il coinvolgimento dei giovani. Le parole di Montinaro, moglie del caposcorta di Falcone Antonio Montinaro, hanno unito emozione e impegno. Con parole dirette e profondamente umane, ha raccontato la propria storia personale, il dolore di una vita spezzata dopo appena cinque anni di matrimonio, ma anche la scelta coraggiosa di restare a Palermo e di non voler voltare pagina. Una scelta trasformata nel tempo in testimonianza pubblica. “Quando giro l’Italia e vedo tanta vicinanza, il cuore si riempie e mi sento meno sola. Sono una donna fortunata, perché mio marito ha messo la sua vita a disposizione di un grande magistrato. Aveva un grande senso del dovere, quel senso del dovere che dovremmo avere tutti”.
Montinaro ha poi invitato a guardare oltre la retorica degli “eroi”: “È facile chiamarli così, perché sembrano inavvicinabili. Ma erano uomini, uomini che hanno fatto semplicemente il loro dovere”. Un passaggio particolarmente forte ha riguardato il tema della verità e della memoria ancora incompiuta. Quindi rivolgendosi in particolare ai giovani presenti in sala, ha richiamato il valore della scelta personale e del coraggio civile: “La strage di Capaci appartiene all’Italia intera. Siete voi giovani che dovete cambiare le cose, decidendo da che parte stare: dalla parte della legalità”. Il suo messaggio finale è stato un invito a non delegare ad altri il cambiamento: “Fare memoria significa anche andare avanti mettendosi in gioco. Non bisogna aspettare che siano gli altri a muoversi. Ognuno deve metterci qualcosa di proprio, se vuole il cambiamento. Chi si gira dall’altra parte è colpevole. Libertà e legalità sono un binomio importante”.
Il difensore civico Raimondi ha richiamato l’attenzione sulla trasformazione della criminalità e sull’importanza di un impegno concreto: “È finito il tempo del dire: occorre il tempo del fare. La società è cambiata radicalmente e le nuove forme di criminalità, dal riciclaggio attraverso le criptovalute alle movimentazioni di denaro che sfuggono alle banche centrali, richiedono consapevolezza civica e sociale”. Quindi, un richiamo alla responsabilità dei giovani e della società: “Non possiamo dimenticare che la presenza della criminalità in certe istituzioni è un pericolo concreto. Dobbiamo fornire ai ragazzi strumenti di coscienza morale e civile, anche attraverso l’uso istruttivo dei social”.
– Foto Ufficio stampa provincia autonoma di Trento –
(ITALPRESS).









