Istat, con l’intervento pubblico si riduce la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi delle famiglie

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025 la stima della diseguaglianza del reddito primario, misurata dall’indice di Gini, è pari a 47,28%. Dopo i trasferimenti e il prelievo, la diseguaglianza del reddito disponibile equivalente risulta significativamente inferiore e pari a 31,17%: l’intervento pubblico riduce quindi la diseguaglianza, in termini assoluti, di 16,11 punti percentuali. Nella riduzione delle disparità economiche tra famiglie, l’effetto dei trasferimenti risulta più rilevante (11,45 p.p.) rispetto a quello del prelievo contributivo e tributario (4,66 p.p.). E’ quanto emerge dai dati di un’analisi Istat sulla redistribuzione del reddito in Italia. Passando agli interventi entrati in vigore nel 2025, si stima che la transizione dalla decontribuzione parziale per i lavoratori dipendenti alle nuove misure fiscali (bonus fiscale e ulteriore detrazione) determini, in media, un incremento di 95 euro annui dei redditi di quasi 13,4 milioni di famiglie: per 6,3 milioni si stima una variazione positiva del reddito per nucleo familiare (+365 euro), per le restanti 7,1 milioni una variazione negativa (-145 euro).

La variazione sul reddito complessivo delle famiglie è molto contenuta, inferiore allo 0,8% per quelle che guadagnano e allo 0,3% per quelle che perdono. Sia le famiglie che beneficiano sia quelle penalizzate da queste misure ricadono prevalentemente nelle fasce centrali della distribuzione del reddito, in cui si trova la quota maggiore di nuclei con lavoratori dipendenti. La rimodulazione delle misure di sostegno ai redditi delle lavoratrici madri ha prodotto effetti sul reddito di circa 900mila famiglie. Per la metà di queste, si stima un effetto positivo sul reddito di circa 415 euro all’anno; si tratta delle famiglie con lavoratrici autonome o dipendenti a tempo determinato con due o più figli che non erano destinatarie nel 2024 di alcuna misura specifica. Per l’altra metà si stima invece una perdita, pari in media a poco più di 1.000 euro annui; in questo caso si tratta di famiglie di lavoratrici a tempo indeterminato madri di due figli che non hanno accesso al bonus di 40 euro (se con reddito superiore a 40mila euro) o che ne ricavano un beneficio inferiore a quello dell’esonero totale dei contributi, di cui erano destinatarie nel 2024.

L’adeguamento al costo della vita di importi e relative soglie dell’Assegno Unico e Universale (AUU), le modifiche al bonus asilo nido e l’introduzione del bonus nuovi nati comportano, nel complesso, un beneficio medio pari a circa 120 euro annui per oltre 6 milioni di famiglie (il 22,6% delle famiglie residenti). Il miglioramento del reddito è superiore alla media per le famiglie delle fasce centrali della distribuzione (rispettivamente 154 e 192 euro).

Le modifiche a soglie e importi dell’Assegno di Inclusione (ADI) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) comportano un miglioramento del reddito medio disponibile di oltre 1.300 euro annui a beneficio di un milione di famiglie circa (il 3,9% delle famiglie residenti). La quasi totalità di queste famiglie (92,5%) si colloca nel primo quinto della distribuzione del reddito. Il guadagno comporta un incremento medio del reddito familiare del 10% circa. Le modifiche al sistema di tasse e benefici introdotte nel corso del 2025 e qui prese in esame migliorano l’equità della distribuzione del reddito disponibile delle famiglie misurata dall’indice di Gini che passa dal 31,41% prima degli interventi normativi al 31,17% dopo la loro attuazione.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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