di Raffaele Bonanni
ROMA (ITALPRESS) – L’Onu non è più all’altezza delle fratture che attraversano il mondo. Guerre che si cronicizzano, veti incrociati che paralizzano il Consiglio di Sicurezza, risoluzioni sistematicamente disattese. Riformarla è una necessità storica. Servono rappresentanza più eque, superamento dei blocchi permanenti, procedure decisionali più rapide ed efficaci, strumenti di intervento che non restino sulla carta. Senza una profonda revisione, il multilateralismo rischia di spegnersi. Ma il vuoto non può essere riempito da iniziative personali che pretendono di sostituire l’ordine internazionale con organismi costruiti attorno alla volontà di un leader.
È in questa cornice che va letto il “Board of Peace” voluto da Donald Trump: non come semplice contributo, bensì come cabina di regia alternativa chiamata ad affrontare ogni crisi globale. Un’ambizione che va ben oltre la mediazione contingente. Il punto non è diffidare per pregiudizio. È constatare l’assenza di uno statuto condiviso, di regole trasparenti, di un fondamento giuridico riconosciuto dalla comunità delle Nazioni. Non vi partecipano le grandi potenze tradizionali, l’Europa appare marginale e smarrita, il processo decisionale è affidato alla regia del promotore. Più che un’istituzione multilaterale, una piattaforma plasmata su un’investitura personale. Se si trattasse di un’iniziativa circoscritta, capace di inserirsi nel solco dei trattati e poi di ricondurre i risultati sotto l’egida dell’Onu, si potrebbe discutere di complementarità. In passato è accaduto che percorsi informali aprissero spiragli, successivamente consolidati nelle sedi ufficiali. Qui, invece, si profila una struttura potenzialmente sostitutiva del sistema delle Nazioni Unite.
Smantellare o aggirare l’Onu senza una riforma condivisa equivarrebbe a demolire il presidio giuridico costruito in decenni di negoziati tra Stati sovrani. Quel presidio, pur imperfetto, ha sottratto la gestione dei conflitti alla legge del più forte. Soluzioni confuse non rafforzerebbero la pace: aprirebbero la strada a un nuovo feudalesimo mondiale, dominato da potenze carismatiche, conglomerati finanziari e big tech, con popoli ridotti a spettatori dei propri destini. È qui che si misura la responsabilità dell’Europa e, dentro di essa, dell’Italia. Sarebbe disposta Giorgia Meloni a promuovere in sede europea una proposta organica di riforma dell’Onu con le altre cancellerie del vecchio continente? Non un gesto simbolico, ma un’agenda concreta che rimetta al centro la sovranità dei popoli nel quadro di regole comuni, nel quadro del sostegno al diritto internazionale.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









