TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – Le Guardie della rivoluzione islamica dell’Iran hanno avviato una vasta esercitazione navale nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico, rivendicando una sorveglianza continuativa dell’area in un contesto di rinnovate tensioni con gli Stati Uniti. Il comandante della Marina dei Pasdaran, contrammiraglio Alireza Tangsiri, ha dichiarato che le forze sotto il suo comando esercitano un “pieno dominio informativo 24 ore su 24” sullo stretto, precisando che la capacità di monitoraggio si estende ai livelli di superficie, aereo e subacqueo. Secondo quanto riferito dai canali ufficiali iraniani, l’attività addestrativa – definita “combinata, reale e finalizzata a obiettivi operativi” – si inserisce nel programma annuale dell’IRGC Navy, con un accento specifico su manovre tattiche e sistemi d’arma in parte non ancora resi pubblici. Lo Stretto di Hormuz, snodo strategico tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, rappresenta uno dei principali choke point energetici globali, attraversato quotidianamente da un flusso rilevante di petroliere e navi portacontainer, con un impatto diretto sulle rotte commerciali e sugli equilibri dei mercati energetici internazionali.
Tangsiri ha sottolineato che la sicurezza delle isole e delle acque circostanti “è responsabilità della Marina delle Guardie della rivoluzione”, evidenziando come le unità a risposta rapida siano addestrate a intervenire, ispezionare o sequestrare imbarcazioni ritenute non autorizzate, e che la “risposta rapida e decisiva” a eventuali minacce marittime costituisce il nucleo dell’esercitazione in corso. L’operazione, denominata “Smart Control of the Strait of Hormuz” secondo le comunicazioni ufficiali iraniane, si svolge sotto la supervisione sul campo del comandante in capo dei pasdaran, generale Mohammad Pakpour, e mira a valutare la prontezza operativa delle unità navali, testare piani di sicurezza e simulare scenari di azione reciproca in risposta a potenziali minacce militari nella regione. Le autorità iraniane hanno inoltre evidenziato l’obiettivo di valorizzare i “vantaggi geopolitici” della Repubblica Islamica nel Golfo Persico e nel Mare di Oman, riaffermando il ruolo delle forze dei pasdaran quale attore centrale nella deterrenza marittima nazionale.
Le manovre si collocano in un quadro di accresciuta pressione strategica, dopo il rafforzamento della presenza militare statunitense nell’area. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l’invio di una seconda portaerei in Medio Oriente, mentre la United States Navy mantiene già nell’area la portaerei USS Abraham Lincoln con unità di scorta, a testimonianza di una postura di deterrenza rafforzata. Nonostante l’inasprimento del confronto militare indiretto, Teheran e Washington sono attese a un nuovo round di colloqui sul dossier nucleare a Ginevra, sotto mediazione omanita, dopo la ripresa della diplomazia indiretta avviata a Mascate nelle scorse settimane, a distanza di mesi dalla sospensione dei negoziati seguita all’escalation militare regionale. L’intreccio tra esercitazioni navali, posture di forza e canali diplomatici aperti conferma la natura duale della crisi: da un lato dimostrazione di capacità e controllo di un corridoio energetico vitale; dall’altro tentativo di contenere l’escalation attraverso strumenti negoziali.
– foto IPA Agency –
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