Casco commemorativo con gli atleti vittime in Ucraina, Heraskevych escluso dai Giochi. Lo skeletonista: “Farò ricorso al Tas”

Ukraine's Vladyslav Heraskevych during the Men's Skeleton Training at the Cortina Sliding Centre, on day three of the Milano Cortina 2026 Winter Olympics, Italy. Picture date: Monday February 9, 2026.

MILANO (ITALPRESS) – Vladyslav Heraskevych, atleta di skeleton ucraino, non parteciperà alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. A comunicarlo è stato il Cio, l’atleta aveva dichiarato nei giorni scorsi di voler scendere comunque in pista con un casco commemorativo nei confronti degli atleti vittime in Ucraina, nonostante il divieto ricevuto di poterlo utilizzare sia in gara che negli allenamenti ufficiali.

“Al pilota di skeleton Vladylsav Heraskevych non è stato permesso di partecipare a Milano Cortina 2026 dopo essersi rifiutato di aderire alle linee guida del CIO sull’espressione degli atleti – si legge in una nota ufficiale del Cio –. Dopo aver avuto un’ultima opportunità, il pilota di skeleton ucraino Vladylsav Heraskevych non potrà prendere il via questa mattina ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. La decisione è stata presa in seguito al suo rifiuto di conformarsi alle Linee Guida del CIO sull’Espressione Visiva degli Atleti. La decisione è stata presa dalla giuria della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (IBSF) in base al fatto che il casco che intendeva indossare non era conforme al regolamento.

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha pertanto deciso con rammarico di ritirargli l’accreditamento per i Giochi di Milano Cortina 2026. Nonostante i numerosi scambi e incontri di persona tra il CIO e il signor Heraskevych, l’ultimo dei quali questa mattina con la presidente del CIO Kirsty Coventry, quest’ultimo non ha preso in considerazione alcuna forma di compromesso. Il CIO era molto interessato affinché il signor Heraskevych gareggiasse. Per questo motivo, il CIO si è incontrato con lui per trovare il modo più rispettoso per esprimere il suo desiderio di ricordare i suoi colleghi atleti che hanno perso la vita a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. L’essenza di questo caso non sta nel messaggio, ma nel modo in cui voleva esprimerlo”.

HERASKEVYCH NON CI STA “FARÒ RICORSO AL TAS”

“Dobbiamo continuare a lottare per i nostri diritti. Ho detto fin dal primo giorno che non sono d’accordo con quanto il Cio ci dice, quindi probabilmente prepareremo un ricorso al Tas e lì difenderemo i nostri diritti”. Lo ha detto Vladyslav Heraskevych, dopo l’esclusione dalla gara olimpica di skeleton a Cortina visto il suo rifiuto di non indossare il casco commemorativo degli atleti uccisi in Ucraina, vietato dal Cio. “È difficile esprimere a parole quello che sento, è una sorta di senso di vuoto”, ha proseguito Heraskevych chiedendo alle tv di trasmettere dopo le gare la sua ultima manche di allenamento, “solo per onorare gli atleti raffigurati su questo casco. Credo che lo meritino questo momento. Certamente io non avrò il mio momento in queste Olimpiadi, avremmo potuto essere tra i medagliati, ma non ci sarà permesso gareggiare”. L’ucraino non è pentito della sua scelta. “Credo che non abbiamo violato alcuna regola. Vedo grandi incongruenze nelle decisioni, il Cio sa che non sto violando alcuna regola. Ciò che è doloroso è che sembra una discriminazione, perché altri atleti non hanno affrontato le stesse conseguenze. Quindi improvvisamente solo un atleta ucraino in questi Giochi Olimpici viene squalificato per questo casco, che non viola alcuna regola”.

COVENTRY “NON IN DISACCORDO CON HERASKEVYCH MA CI SONO REGOLE”

Il punto non è il messaggio ma le regole da rispettare. Kirsty Coventry, presidente del Cio, fino all’ultimo ha provato a convincere Vladyslav Heraskevych a trovare una soluzione ma il colloquio con l’atleta ucraino dello skeleton e il padre Mykhailo non ha sortito effetto: vista la volontà di indossare il casco commemorativo che era stato vietato dal Cio, è scattata l’esclusione dalla gara olimpica di Cortina. “Ero presidente della Commissione Atleti nel 2020 quando abbiamo iniziato a comprendere meglio che gli atleti hanno opinioni forti su molti messaggi e temi a livello globale. All’epoca ci hanno chiesto di trovare uno spazio durante i Giochi per poter condividere queste opinioni con il mondo e al contempo di mantenere alcune aree — il campo di gara, il podio e il Villaggio Olimpico — come spazi sicuri, perché hanno capito che, se da un lato potevano usarli per i propri messaggi personali, dall’altro avrebbero potuto essere spinti a usarli per altro e per messaggi politici. Per questo abbiamo introdotto regole e linee guida specifiche per il campo di gara. Come avete visto negli ultimi giorni, abbiamo consentito a Vladyslav di utilizzare il suo casco durante gli allenamenti. Nessuno, io in particolare, è in disaccordo con il messaggio. È un messaggio potente di commemorazione, un messaggio di memoria, e nessuno lo contesta”.

“Volevamo trovare una soluzione limitata al solo campo di gara – prosegue Coventry – Parliamo di due minuti in cui non indossare il casco. Quello che ho voluto proporre, e che ho proposto a lui e a suo padre questa mattina, è stato di trovare un modo — dato che lui stesso ha detto che durante la discesa è tutto sfocato e non si vede bene — per rendere omaggio al suo messaggio e al suo casco prima della gara e subito dopo, entrando con quel casco nella mixed zone dove le immagini si possono vedere chiaramente. Purtroppo non siamo riusciti a trovare un accordo. Avrei davvero voluto vederlo gareggiare oggi”. La presidente del Cio ribadisce che “abbiamo queste regole per cercare di essere equi e anche per permettere entrambe le cose: agli atleti di esprimersi, ma anche di sentirsi al sicuro. Ancora una volta, non credo che qualcuno stia mettendo in discussione il messaggio. Ho detto a Vladyslav che sarei più che felice di collaborare con lui e suo padre per rivolgerci ai leader e ai governi per cercare di dare una mano con i generatori di cui c’è bisogno in Ucraina. Non si tratta del messaggio, ma di regole. Per quanto riguarda il campo di gara dobbiamo essere in grado di mantenere un ambiente sicuro per tutti, e purtroppo questo significa che non è consentito alcun tipo di messaggio”.

IL MINISTRO DEGLI ESTERI UCRAINO “CIO NON HA SQUALIFICATO ATLETA, MA SUA REPUTAZIONE”

“Il Cio non ha squalificato un atleta ucraino, ma la sua reputazione. Le generazioni future ricorderanno questo episodio come un momento di vergogna”. Lo ha dichiarato sui propri canali social Andrij Sybiha, Ministro degli affari esteri dell’Ucraina. “Voleva soltanto commemorare gli atleti uccisi in guerra – ha aggiunto – non c’è nulla di sbagliato in questo, secondo nessuna regola o principio etico. Le generazioni future ricorderanno questo episodio come un momento di vergogna”.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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