di Raffaele Bonanni
ROMA (ITALPRESS) – Il caro-energia che oggi strangola famiglie e imprese italiane non è una calamità naturale né un incidente della storia. È il risultato di scelte precise, reiterate nel tempo, di rinunce ideologiche e di una clamorosa assenza di programmazione. In pieno inverno, mentre le bollette del gas e dell’elettricità raggiungono livelli insostenibili, milioni di cittadini scoprono che riscaldare la propria casa è diventato un problema e produrre un rischio. Continuare a spiegare tutto con le crisi internazionali è una narrazione comoda, ma falsa.
Il confronto europeo è impietoso. La Spagna, Paese vicino per cultura e struttura sociale, registra costi dell’energia per famiglie e imprese mediamente quasi dimezzati rispetto all’Italia. Non per caso, ma per strategia. Madrid non ha rinunciato al nucleare e ha investito con lungimiranza nei rigassificatori, costruendo una rete capace di sfruttare la concorrenza internazionale del gas naturale liquefatto. Ha scelto sicurezza, continuità e prezzi più bassi.
L’Italia, al contrario, ha abbandonato il nucleare sotto la pressione di campagne emotive e allarmistiche, ignorando che si tratta di una fonte stabile, sicura, a basse emissioni e con costi inferiori di circa il 30% rispetto al gas. Una scelta tanto più grave per un Paese a forte vocazione industriale.
Non solo. Gli stessi che hanno osteggiato il nucleare hanno bloccato anche i rigassificatori, alimentando paure locali senza spiegare le conseguenze nazionali. Così l’Italia si è consegnata a una dipendenza strutturale dai gasdotti, esponendosi ai ricatti geopolitici e alle tensioni dei mercati. Meno gas disponibile significa prezzi più alti, inflazione, perdita di competitività e impoverimento diffuso. Una spirale che non nasce oggi, ma da anni di irresponsabilità.
Quando il sistema ha iniziato a mostrare le sue crepe, la risposta è stata l’ennesima scorciatoia: bonus e sussidi. Strumenti utili nell’emergenza, ma incapaci di affrontare le cause. Anzi, spesso servono a coprirle, disinnescando la pressione dell’opinione pubblica su decisioni che incidono direttamente sulla qualità della vita e sul futuro del Paese.
Senza una resa dei conti con il passato, nulla cambierà. In Italia continueranno a pesare più gli interessi dei produttori internazionali e dei distributori nazionali che quelli dei consumatori. Un Paese senza un vero piano energetico è un Paese che rinuncia alla propria sovranità economica. E quando i conti delle famiglie non tornano e quelli delle imprese non reggono, non è il mercato a fallire: è la politica.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).








