di Italo Cucci
MILANO (ITALPRESS) – Tornano i Giochi, quella parola rubata ai bambini che vuol dire un sogno, il più audace: la Pace. Giochi d’inverno, continuo a vedere ragazzini che disegnano giravolte sul quaderno di neve. Tornano quando serve, i Giochi, quando intorno a noi volano stormi di Droni, gli uccelli della morte, a Oriente come a Occidente. E le parole di guerra sono pietre. Settant’anni fa, nel ’56 – i miei primi Giochi vissuti – a certificare che l’Italia (il Mondo) ha curato le ferite della Guerra fino a concedersi il lusso di mostrare i gioielli delle Dolomiti, una Cortina d’Oro, d’Argento e Bronzo, non di ferro; montagne, colline e laghi già avvolti in un profumo di Dolce Vita. Giochi emozionanti come le discese in bob del ragazzo di Dobbiaco, Eugenio Monti, il Rosso Volante come lo chiamò Gianni Brera che godeva ogni tanto a distrarsi dal calcio con altri eroi, come l’Airone Tragico Fausto Coppi, il Gigante Buono Adolfo Consolini, mentre anch’io imparavo qualcosa di neve da Celina Seghi e Zeno Colò per capir meglio quando sarebbe arrivato e arrivò – dalla mia terra – Tomba la bomba.
Potrei fare un minuzioso ritratto di quell’Italia e di quegli Italiani la cui quota più cospicua era formata da sportivi traditi dalla guerra (solo i Vigili del Fuoco di La Spezia giocavano ininterrottamente il campionato di calcio per riaccendere il fuoco della passione oltraggiata dalle armi e vincevano lo scudetto) tuttavia illuminando la scena del dolore con le immagini di montanari a buttarsi sci ai piedi lungo le piste naturali, fra le Alpi e l’Appennino, i loro alfieri il cortinese Bruno Alberti e il pistoiese Zeno Colò entrambi sfortunatamente esclusi dai Giochi di Cortina ’56. Il primo per un infortunio, il secondo “appiedato” per avere indossato scarponi e giaccone “alla moda” facendosi professionista. Zeno era già grande con l’oro della discesa libera ai Giochi di Oslo 1952, a Cortina volò sugli sci come tedoforo. Il 3 gennaio 1954 nasce la TvRai per regalare il Mondiale di Calcio svizzero agli affamati, Cortina 56 è un’audace prova generale e l’ispiratrice di Roma 60, quella che fu definita la grande Olimpiade dal volto umano. Dovevano tornare a Roma nel 2024 i Giochi d’Estate, Milano-Cortina 2026 è un brillante risarcimento.
C’è un’Italia che sale in quota, che scivola veloce sul ghiaccio e che torna al centro del mondo sportivo con un’Olimpiade invernale destinata a fare storia. Milano-Cortina 2026 non è soltanto un grande evento sportivo: è un progetto di Paese, un racconto che unisce metropoli e montagne, tradizione e futuro, agonismo e visione. A vent’anni da Torino 2006, i Giochi tornano in Italia con un volto nuovo e un’ambizione dichiarata: dimostrare che si può organizzare un’Olimpiade moderna, diffusa, sostenibile. Per la prima volta, il cuore olimpico non batte in un solo luogo. Milano e Cortina sono i due poli simbolici, ma il perimetro dei Giochi abbraccia un territorio vasto e iconico: Bormio, Livigno, Anterselva, Predazzo, Tesero. Le Dolomiti, patrimonio Unesco, diventano teatro naturale di sci alpino, fondo, biathlon e salto, mentre la città si trasforma nel palcoscenico del ghiaccio: pattinaggio, hockey, short track. È un’Olimpiade senza confini netti, che vive di connessioni e di identità diverse, tenute insieme da un’unica bandiera. Milano-Cortina è anche l’Olimpiade del “riuso”. Niente cattedrali nel deserto, pochi impianti nuovi, molte strutture già esistenti o temporanee. Un modello che risponde alle richieste del Cio e alle critiche del passato, ma che rappresenta anche una scommessa organizzativa complessa.
La sfida è far funzionare una macchina enorme su distanze ampie, garantendo trasporti, sicurezza e spettacolo. Una prova di maturità per il sistema Paese. Sul ghiaccio e sulla neve, però, tornerà protagonista lo sport. L’Italia sogna in grande, spinta dal “fattore campo” e da una generazione di atleti che ha già dimostrato di poter competere ai massimi livelli. Lo sci alpino guarda a Cortina e Bormio come a piste di casa, dure e selettive. Il biathlon di Anterselva è un tempio conosciuto dagli azzurri. Il pattinaggio di velocità e lo short track vivono un momento di crescita, mentre il curling cerca continuità. Ogni disciplina porta con sé storie, favoriti, outsider e nuove speranze. Ma un’Olimpiade è molto più del medagliere. È il volto degli atleti che sfilano dietro il tricolore, il peso simbolico dei portabandiera, l’attesa che precede una finale, il silenzio prima di una discesa. È il racconto di un Paese che si riconosce, per due settimane, in un risultato sportivo, in una caduta, in una vittoria inattesa. Milano-Cortina 2026 sarà anche questo: una narrazione collettiva che passa attraverso lo sport per parlare di identità, di futuro, di fiducia.
Quando si accenderà il braciere olimpico, l’Italia correrà sul ghiaccio con il peso della propria storia e con lo sguardo rivolto avanti. Sognare in grande non è mai stato così necessario. E, forse, nemmeno così possibile.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









