Africa, prospettive e opportunità per le imprese nel convegno Internationalia

ROMA (ITALPRESS) – Un continente dalle indiscusse potenzialità in quanto a risorse, dalle profonde trasformazioni infrastrutturali e dalla “resilienza testata” agli urti di un assetto internazionale sempre più imprevedibile. Sono questi alcuni degli elementi che caratterizzano il continente africano, secondo quanto emerso nel convegno organizzato a Roma da Africa e Affari e Internationalia, con la collaborazione dell’Eni, dal titolo Africa 2026: Prospettive politiche ed economiche. Un continente che offre opportunità ancora da cogliere per tante imprese italiane, in un contesto che vede però emergere la concorrenza sempre più agguerrita dei Paesi extra-europei.

Secondo Gianfranco Belgrano, direttore editoriale della rivista Africa e Affari, l’interscambio tra Europa e Africa è calato rispetto a quello tra il continente africano e la Cina. Riguardo alle “traiettorie delle grandi potenze”, Belgrano ha precisato che, a fronte di un “disimpegno” progressivo degli Stati Uniti, l’impegno della Cina nel continente africano “continua a crescere”.

Secondo Massimo Zaurrini di Africa e Affari, le interazioni economiche del continente africano con l’esterno si stanno spostando sempre di più “lungo un asse mondiale Sud-Sud”. I flussi del commercio africano trovano sempre più spesso come sponde l’Asia e l’America Latina e, se si confrontano le cifre ufficiali, l’interscambio con l’Europa è cresciuto del 47% negli ultimi 15 anni, mentre quello con la Cina è cresciuto del 134% e quello con i Paesi del Golfo è aumentato addirittura del 280%.

“Gli investimenti dei soggetti non europei sono tutti concentrati sulla crescita, in settori come infrastrutture ed energia. L’Europa in questo contesto non appare più ‘essenziale’, nel senso che l’Africa ha ora una serie di altri partner a cui può guardare”, ha osservato Zaurrini. In questo quadro, l’Italia “sta andando controcorrente”, anche grazie al lavoro fatto dalle istituzioni in questi anni, secondo quanto osservato ancora da Belgrano. Un impegno confermato da Fabrizio Lobasso, direttore per il Sistema Italia e gli investimenti della Dgce (Direzione generale crescita ed esportazioni).

Dal Piano Mattei al Piano per l’export, le istituzioni hanno messo a disposizione delle “lenti multidimensionali”, ha detto Lobasso, per sostenere le imprese italiane che vogliono operare nel continente africano. “Oggi dopo tanti anni parliamo di Sistema con la S maiuscola, con un approccio multidimensionale al continente”, ha precisato Lobasso.

Le imprese italiane vengono aiutate anche dalle nostre istituzioni finanziarie, come Simest del gruppo Cdp, che ha messo a punto uno strumento ad hoc, “Potenziamento mercati africani”. Lo ha spiegato Federica Ingrosso di Simest, precisando che lo strumento prevede una serie di agevolazioni, tra cui un tasso dello 0,3 per cento per un finanziamento a 6 anni e una quota a fondo perduto. Fra i grandi player italiani non si può non menzionare Eni, presente in Africa sin dagli anni ’50 come ha precisato Ester Stefanelli, manager – public affairs sub-saharian Africa di Eni, intervenendo al convegno.

I progetti di Eni, ha precisato, si estendono anche a nuove filiere. A questo proposito Stefanelli ha ricordato il primo progetto Agri-hub in Kenya, nel 2022, un progetto incluso nel Piano Mattei. Eni sviluppa anche iniziative per il carbonio di alta qualità, come pure progetti di Clean cooking. Stefanelli ha infine ricordato l’iniziativa Inet lanciata con l’Università Luiss nel 2023 a Roma, l’International Network on African Energy Transition (INAET), il primo network internazionale dedicato alla transizione energetica in Africa.

Secondo Eugenio Bettella dello studio legale Bergs&More, il continente africano sta cominciando una grande operazione di dotazione infrastrutturale e “oggi dobbiamo iniziare a promuovere partnership con aziende locali”.

“Se non seguiamo questo percorso di sviluppo del continente, avremo delle infrastrutture definite fra alcuni anni senza che le aziende italiane abbiano potuto inserirsi in questo processo trasformativo”, ha osservato. Simone Marino, di Undp Italy, ha invece sottolineato l’importanza che ancora riveste il settore della cooperazione allo sviluppo. “La cooperazione allo sviluppo e il sostegno al business vanno di pari passo”, ha osservato. “Una lezione imparata in questi anni è che lo sviluppo internazionale è oggi una vera e propria infrastruttura della politica estera”, ha concluso Marino.

-Foto lcr/Italpress-
(ITALPRESS).

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]