ROMA (ITALPRESS) – La cronobiologia è la disciplina scientifica che studia il fattore tempo nei sistemi biologici. Analizzando come le funzioni dell’organismo seguano ritmi regolari e prevedibili. I ritmi più noti sono quelli circadiani, che si ripetono ogni 24 ore circa e regolano tantissimi processi fisiologici fondamentali. Questi ritmi influenzano funzioni come il ciclo sonno-veglia, la secrezione degli ormoni, il metabolismo e la temperatura del corpo.
Il fulcro di questo sistema è un orologio biologico centrale, che si trova nell’ipotalamo, nel cervello, che agisce come un direttore d’orchestra, coordinando gli orologi periferici presenti in quasi tutti i tessuti del corpo umano. “È una disciplina relativamente giovane”, nata a partire “dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Cronos e bios, tempo e vita: tutto parte dal fatto che la Terra ruota sul proprio asse in circa 24 ore – da cui la parola circadiano – e tutti gli organismi viventi sulla Terra, non solo l’uomo, si devono abituare a una parte illuminata e a una parte buia”. Così Roberto Manfredini, specialista in Endocrinologia, medicina interna e cardiologia e professore ordinario di medicina interna all’Università di Ferrara, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
“I primi decenni della cronobiologia hanno studiato la fisiologia, quando abbiamo cominciato a rilevare che, per esempio, di mattina quando ci alziamo, abbiamo un picco di pressione arteriosa e, nello stesso momento, le coronarie sono un po’ più chiuse, fanno arrivare un po’ meno sangue e le piastrine si attaccano più. Così abbiamo cominciato a studiare se questo ‘cronorischio’ poteva avere un’estrinsecazione pratica: già dagli anni Ottanta e Novanta, si è visto che l’infarto del miocardio, per esempio, è più frequente nelle ore del mattino, come tutte le patologie acute cardiovascolari”.
Esistono dei momenti particolari per assumere i farmaci? “Sì, perché si sa da qualche anno che la cellula neoplastica si moltiplica in ore diverse dalla cellula sana quindi, se spariamo un farmaco a tappeto, uccidiamo quelle sane oltre a quelle malate e abbiamo tutti gli effetti collaterali che conosciamo. Da qualche anno si è visto che per alcuni tumori ‘cronotemporizzare’ alcuni farmaci riduce gli effetti collaterali in maniera consistente”.
Anche per l’orario dei pasti “dobbiamo ricordare che siamo animali diurni, per quanto la società stia cercando di spostarci verso la notte. L’uomo deve mangiare nella fascia diurna, non deve mangiare mai di notte, pena problemi importanti sul metabolismo. Il consiglio che posso dare a tutti è fare colazione alle 7-8 del mattino, la cena massimo le 21 e 12 ore di digiuno notturno. Lo sgarro è sempre consentito, ma se diventa la regola, non ci si deve meravigliare di avere la glicemia alta o di prendere peso”.
Per Manfredini “correggere forzatamente un’inclinazione non è mai una buona scelta: i ‘gufi’ o le ‘allodole’ naturali sono circa il 10% della popolazione e ce l’hanno nel DNA. Il pericolo è chi diventa ‘gufo’, tipo le giovani generazioni che vanno sempre più avanti con la notte, e poi avranno disturbi metabolici fra X anni”.
Per l’attività sportiva, “per le persone con dei fattori di rischio è meglio non andare a correre o a fare cose al mattino. Comunque le prestazioni migliori si registrano nelle ore del tardo pomeriggio, quando l’organismo si scalda, perché il muscolo e tutta l’attività metabolica è più elevata”.
-Foto tratta da video Medicina Top-
(ITALPRESS).









