Proseguono nel sangue le proteste in Iran. Trump “L’esercito Usa valuta opzioni molto forti”, Khamenei “Cadrai come tutti i governanti arroganti”

TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – In un clima di forti tensioni tra Iran e Stati Uniti, segnato dalle proteste antigovernative in corso e dalle minacce di intervento militare americano, il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha replicato direttamente al presidente Donald Trump. Sul suo account ufficiale in lingua inglese su X, Khamenei ha pubblicato un messaggio in cui paragona Trump a tiranni biblici e storici come il Faraone e Nimrod, affermando che “il presidente Usa, che giudica arrogantemente il mondo intero, dovrebbe sapere che i tiranni e i governanti arroganti – come Faraone, Nimrod e Mohammad Reza Pahlavi – sono caduti al culmine della loro superbia. Anche lui cadrà”.

Alcuni media arabi hanno sottolineato che il post fosse accompagnato da un’immagine simbolica raffigurante Trump come una statua faraonica distrutta, ma la versione sul canale ufficiale inglese non include tale immagine. Il messaggio arriva dopo le ripetute dichiarazioni di Trump, che ha minacciato “opzioni molto forti”, inclusa un’azione militare, in caso di ulteriore repressione violenta delle proteste, dove gruppi per i diritti umani segnalano centinaia di morti e migliaia di arresti.

TRUMP “L’ESERCITO USA VALUTA OPZIONI MOLTO FORTI”

L’esercito statunitense sta “valutando alcune opzioni molto forti” di azioni da intraprendere contro l’Iran, sullo sfondo delle uccisioni di centinaia di manifestanti da parte del regime. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ai giornalisti a bordo dell’Air Force One. Per Trump il regime degli ayatollah “sta iniziando a superare la linea rossa perché governano con la violenza. Stiamo valutando la cosa molto seriamente. L’esercito ci sta valutando e stiamo valutando alcune opzioni molto forti. Prenderemo una decisione”, ha affermato. L’Iran ha minacciato che potrebbe colpire basi militari e commerciali statunitensi in caso di attacco da parte di Washington. Al riguardo, Trump ha affermato: “Se lo fanno, li colpiremo a livelli mai raggiunti prima. Ho delle opzioni molto forti”.

L’Iran ha anche contattato gli Stati Uniti sabato e ha proposto di tenere un altro round di colloqui sul nucleare. “Stiamo organizzando un incontro. Vogliono negoziare”, ha detto, aggiungendo: “Potremmo dover agire prima di un incontro”. I colloqui sul nucleare tra Usa e Iran erano ripresi ad aprile 2025, ma l’attacco di Israele e Usa all’Iran a metà giugno ha bloccato il processo negoziale indiretto. Nell’ultima settimana, dopo lo scoppio delle proteste antigovernative, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha escluso di intervenire a sostegno dei manifestanti, circostanza sgradita a Teheran.

L’IRAN CONVOCA GLI AMBASCIATORI EUROPEI

Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato gli ambasciatori di Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Lo riferisce Iran International citando i media statali iraniani. Durante l’incontro, i funzionari iraniani hanno mostrato ai diplomatici le “prove video di atti violenti da parte dei manifestanti, affermando che le azioni vanno oltre le dimostrazioni pacifiche”. Teheran ha chiesto agli ambasciatori di trasmettere il filmato direttamente ai rispettivi ministri degli Esteri e ha esortato i rispettivi governi a ritrattare le dichiarazioni ufficiali a sostegno dei manifestanti. Sul piano diplomatico, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha annunciato oggi di aver “preso la decisione di vietare a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran di accedere a tutti i locali del Parlamento europeo” in segno di sostegno ai manifestanti iraniani. “Questa Camera non contribuirà a legittimare questo regime che si è sostenuto attraverso la tortura, la repressione e gli omicidi”, ha affermato Metsola.

CONSIGLIO NAZIONALE RESISTENZA “OLTRE TREMILA MORTI NELLE RIVOLTE”

Il bilancio delle vittime della rivolta in Iran, iniziata il 28 dicembre 2025, ha superato le 3.000 unità secondo dati aggiornati all’11 gennaio 2026. Lo riferisce l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), parte del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), precisando che le cifre si basano su indagini condotte presso fonti locali, ospedali, centri di medicina legale e le famiglie delle persone uccise o scomparse in 195 città.
Secondo una nota del NCRI, “il regime iraniano è stato costretto a mostrare alcuni dei corpi sulla televisione di Stato, attribuendo falsamente le uccisioni ai suoi oppositori e ai manifestanti”. Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha espresso le proprie condoglianze alla popolazione. “Questo grave crimine contro l’umanità non rimarrà senza risposta da parte del popolo iraniano e dei giovani in rivolta”, ha aggiunto. Rajavi ha sottolineato che “coloro che hanno ordinato e perpetrato questo brutale massacro saranno senza dubbio assicurati alla giustizia nell’Iran democratico di domani”.

PROSEGUE IL BLOCCO DI INTERNET

Il blocco di internet in Iran, imposto a seguito delle proteste contro il governo, prosegue oramai da oltre 84 ore. Lo stima Netblocks. La connettività con l’esterno si attesta solo all’1% dei livelli normali e la riduzione delle telecomunicazioni continua a influire sulla capacità degli utenti di accedere alle informazioni e di comunicare con i propri cari, aggiunge la rete di monitoraggio di internet. Tra le soluzioni alternative per superare il blocco indicate da Netblocks vi sono: radio a onde corte/HAM; ripetitori cellulari ai confini; terminali Starlink; satelliti Direct-to-Cell.

TEHERAN “LA SITUAZIONE E’ TORNATA SOTTO CONTROLLO”

Dopo 16 giorni dall’inizio delle proteste contro il regime e il carovita in Iran, “la situazione è tornata sotto controllo”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante un incontro con i diplomatici, citato dalla tv del Qatar Al-JAzeera, aggiungendo che presto verrà ripristinato internet. Araghchi non fornisce prove a sostegno della sua affermazione, che arriva dopo che gli attivisti hanno riferito che almeno 544 persone sono state uccise nella repressione, la stragrande maggioranza delle quali manifestanti. Il capo della diplomazia di Teheran ha affermato inoltre che le proteste “sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa” al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per intervenire. Araghchi ha aggiunto che l’Iran ha filmati di armi distribuite ai manifestanti e che le manifestazioni sono state “alimentate” da elementi stranieri che verranno presto cacciati dal Paese.

IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO DELL’IRAN MINACCIA TRUMP

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump affermando che qualsiasi attacco americano riceverà una forte risposta. “Abbiamo sentito che ha minacciato l’Iran”, ha detto Ghalibaf, secondo i media statali. “I difensori dell’Iran le insegneranno una lezione indimenticabile”, ha aggiunto, minacciando di distruggere i siti Usa in Medio Oriente nel caso di un attacco americano. “Tutti i centri e le forze americane in tutta la regione saranno i nostri obiettivi legittimi in risposta a qualsiasi potenziale avventurismo”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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