ROMA (ITALPRESS) – Rai e Airc si ritrovano ancora una volta fianco a fianco per la raccolta fondi a favore della ricerca sul cancro. Da domenica 1 a domenica 8 novembre le reti televisive e radiofoniche insieme alle testate giornalistiche e alle piattaforme digitali saranno coinvolte nella maratona che, da più di 30 anni, contribuisce non solo a raccogliere denaro (163 milioni di euro fino ad oggi) ma anche a informare nel modo più corretto possibile su una malattia, il cancro appunto, che fino a qualche anno fa non si riusciva nemmeno a nominare. Il contatore della raccolta fondi si aprirà domenica 1 novembre all’interno di “Domenica in” per chiudersi la domenica successiva in uno speciale de “L’eredità”. Tra gli eventi coinvolti ci sono anche le due partite della Nazionale di calcio contro la Francia e contro il Belgio.
“Siamo orgogliosi di accompagnare Airc, svolgendo appieno la nostra funzione di servizio pubblico” ha detto nella conferenza stampa di questa mattina l’ad Rai Giampaolo Rossi, ricordando che il percorso comune è iniziato grazie a un’intuizione di Pippo Baudo che, nel 1995, propose le sue “Storie al microscopio”. Da allora, ha aggiunto Rossi, “Rai mette a disposizione tutto il suo potenziale creativo con i suoi talent che si prestano con dedizione e amore per una causa che ritengono fondamentale: raccontare la ricerca, la malattia, la sofferenza e la speranza”.
Il presidente della Fondazione Airc Andrea Sironi conferma: “Nove italiani su dieci conoscono Airc e due terzi di questi grazie alla Rai. Per decenni il cancro è stato accompagnato da paura e silenzi. In oltre trent’anni di collaborazione, AIRC e Rai hanno contribuito a scardinare questo tabù, portando nelle case degli italiani un’informazione scientifica rigorosa e accessibile. Oggi si parla di cancro con maggiore consapevolezza e si riconosce il valore della prevenzione e della ricerca”.
“Sessant’anni fa non si parlava nemmeno di tumore, oggi il 50% dei casi guariscono e il 40% vengono prevenuti attraverso il lavoro dei ricercatori – spiega Anna Mondino, direttrice scientifica Airc – Inizialmente si pensava che le origini dei tumori fosse solo nel nostro Dna ma in questi 30 anni abbiamo capito che non è solo così: sono coinvolti anche il nostro metabolismo, gli stili di vita, ciò che mangiamo e respiriamo e il nostro sistema immunitario. Abbiamo capito che è un sistema complesso e questa per i ricercatori diventa una sfida interessante perché abbiamo più bersagli e, dunque, più strumenti per interferire con il processo di trasformazione del Dna”.
Oggi, aggiunge Mondino, “sono migliorate le terapie, abbiamo capito come combinare terapie storiche, come la chemioterapia e la radioterapia, con l’immunoterapia, i farmaci molecolari e i vaccini personalizzati”. Poi, certo, “ci sono malattie più difficili che rimangono ancora sotto il microscopio e tumori silenti come quelli al cervello o al pancreas che dobbiamo studiare perché sono silenti e dunque insidiosi”.
In più, a complicare le cose, c’è anche l’allungamento della vita media: “Il numero dei casi di tumore è destinato ad aumentare così come il numero di chi muore perché la popolazione sta invecchiando e, nell’invecchiamento, alcuni meccanismi di controllo vengono meno. Però oggi siamo capaci a cronicizzare alcune di queste patologie ed è probabile che chi è affetto da alcuni tipi di tumore muoia per cause diverse. Ma, certo, è un problema sociale che dobbiamo affrontare”. Insomma, di strada da fare ce n’è, purtroppo, ancora molta. Per le donazione è attivo il numero 45521.
– Foto ufficio stampa Rai –
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