US Navy, con le “fighting instructions” ridisegnata la flotta del futuro

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Nel quadro della sua più recente strategia operativa per la Marina degli Stati Uniti, l’Ammiraglio Daryl Caudle, Chief of Naval Operations (CNO), ha delineato un nuovo orientamento per l’impiego delle forze navali statunitensi, evidenziando l’obsolescenza del tradizionale modello di carrier strike group come unico punto di riferimento per la proiezione di potenza e proponendo al contempo un paradigma più flessibile e adattabile alle moderne esigenze di sicurezza globale. Secondo quanto reso noto dal Ministero della Marina statunitense, con l’adozione delle nuove “Fighting Instructions”, un documento strategico presentato al U.S. Naval War College, la US Navy intende affiancare alla forza convenzionale basata sulle grandi portaerei una combinazione di elementi operativi modulari, agenti specifici e forze autonome robotiche, capaci di rispondere con rapidità e precisione alle richieste dei comandanti dei combattenti nelle diverse aree di crisi.

Il nucleo del nuovo orientamento strategico, definito “force optimization”, è finalizzato a superare i limiti imposti dall’eredità delle grandi formazioni navali tradizionali, che – come osservato da Caudle stesso – esercitano un enorme stress su equipaggi e piattaforme, determinando frequenti ritardi di manutenzione e lunghi intervalli tra una missione e l’altra, fattori che comprometterebbero la prontezza operativa complessiva. In risposta a queste criticità, la Marina punta a creare forze mirate, in grado di soddisfare esigenze operative specifiche pur richiedendo minori risorse rispetto ai gruppi d’attacco tradizionali. Questo approccio prevede la strutturazione di pacchetti di forza “tailored” per missioni definite, che possono includere combinazioni di unità navali convenzionali, piattaforme autonome e sistemi robotici in grado di agire con efficacia in scenari diversificati, dalla sorveglianza marittima alle operazioni anti-sommergibile fino alla deterrenza spaziale e allo schieramento in zone di tensione.

Elemento centrale delle Fighting Instructions è l’emergente Global Maritime Response Plan, una cornice operativa che codifica come la Marina gestirà e sosterrà le forze di “surge” – cioè quelle pronte a essere impiegate rapidamente in caso di conflitto – con l’obiettivo di disporre entro un mese di almeno l’80 % delle unità e degli assetti navali e aerei “mission capable” per rispondere alle richieste dei comandi. Questo piano nasce in parte dall’esperienza recente maturata durante la crisi del Mar Rosso, dove le unità statunitensi, intervenute per garantire la sicurezza delle rotte marittime, hanno operato con una sequenza di scambio di navi non appartenenti a un unico gruppo d’attacco ma secondo uno schema di impiego flessibile e adattato alle necessità emergenti. Un’altra componente strategica chiave riguarda la “hedge force”, concetto che definisce una forza navale tattica di deterrenza composta da sistemi autonomi e robotici – definiti Robotic Autonomous Systems (RAS) – concepiti per costituire una prima linea di risposta in scenari potenzialmente altamente contestati, come nel caso di una possibile invasione anfibia di Taiwan da parte del People’s Liberation Army cinese. Tali assetti robotici includono sciami di droni, veicoli di superficie e subacquei non abitati, sistemi d’attacco one-way e intercettori contro altri droni, tutti progettati per operare in modo scalabile e con un profilo di rischio calcolato fino all’arrivo delle forze convenzionali di follow-on. L’intento è duplice: da un lato, fornire una capacità deterrente immediata; dall’altro, consentire un impiego più efficiente degli assetti con equipaggio.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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