ROMA (ITALPRESS) – Solo lo 0,4% delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) gestite dalle aziende sanitarie, viene destinato agli uffici dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL). Inoltre, gli SPSAL ricevono solo il 10.4 % della spesa destinata dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) alla Prevenzione Collettiva e Sanità pubblica, di cui sono parte integrante. È quanto emerge da un’analisi a campione del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil, svolta su 98 dei 110 Rendiconti di spesa, dell’anno 2024, delle Aziende Sanitarie, in occasione della Giornata internazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2026, che prova l’inaccettabile sottofinanziamento degli SPASL.
Un problema che emerge anche dai dati regionali: in Molise per gli uffici SPSAL si stanzia lo 0,83% del FSN gestito dalle aziende sanitarie; in Calabria lo 0,82%; in Toscana lo 0,6%; in Basilicata lo 0,57%; in Lombardia lo 0,56%. Nella Provincia autonoma di Bolzano le risorse del FSN gestite dalle aziende sanitarie e destinate al funzionamento degli SPSAL sono lo 0,09%; in Veneto e Abruzzo lo 0,19%; in Puglia lo 0,22%; nella Provincia autonoma di Trento lo 0,27%. A livello di singole aziende sanitarie l’Asp di Caltanissetta destina agli uffici SPASL l’1,64% delle risorse del fondo sanitario; l’Asl di Reggio Calabria l’1,27%; l’Asl di Benevento lo 0,78%; l’Asl di Vibo Valentia lo 0,76%. Fanalini di coda l’Asp di Enna con lo 0,03%; l’Asl Roma 1 con lo 0,1% e, infine, la Ulss Berica, l’Asl Città di Torino e l’Asl 3 Pescara lo 0,13%.
Ricordiamo che gli uffici SPASL sono stati istituiti nel lontano 1978 con la riforma sanitaria (Legge 833/78), che creò il Servizio Sanitario Nazionale e sono stati normati con il Dlgs 502 del 1992 che ha definito i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), come l’insieme delle prestazioni che vengono garantite dal SSN, a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa.
A seguito di questa riforma, il sistema dei LEA prevede: il 5% del Fondo Sanitario Nazionale destinato alla “prevenzione collettiva e sanità pubblica”; il 51% destinato all’assistenza distrettuale; il 44% all’assistenza ospedaliera. Questi uffici rappresentano l’autorità pubblica che garantisce l’applicazione reale delle tutele previste dal Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.lgs 81/08), attraverso tre livelli critici: il potere ispettivo e di deterrenza; monitoraggio delle malattie professionali; funzione di indirizzo e assistenza alle imprese. In particolare, verificano che le aziende rispettino le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro; forniscono assistenza e linee guida per la gestione dei rischi lavorativi e svolgono indagini su infortuni gravi o mortali e su sospette malattie causate dal lavoro. Sono, in sintesi, il punto di riferimento per l’emersione delle patologie legate al lavoro.
I dati della spesa per i SPASL, dunque – ha commentato la segretaria confederale, Ivana Veronese – sono del tutto insoddisfacenti e riflettono “il sottofinanziamento” del Fondo sanitario nazionale.
È fondamentale fare più prevenzione perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, prevenire costa meno che curare! Serve con urgenza un aumento del Fondo Sanitario Nazionale, adeguandolo al rapporto spesa sanitaria/PIL dei Paesi Europei più industrializzati, vincolando una parte dell’aumento alle misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
– Foto IPA Agency –
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