di Lucia Rotta
ROMA (ITALPRESS) – La Nato e l’Unione europea stanno mostrando “un grado molto elevato, direi quasi sorprendente, di compattezza” per quanto riguarda la solidarietà all’Ucraina. E’ l’opinione dell’ambasciatore Giampiero Massolo, già segretario generale della Farnesina, intervistato dall’agenzia Italpress. Le “provocazioni” di provenienza russa su territorio Nato, siano esse rappresentate da uno sconfinamento di droni o da attacchi cibernetici, rispondono secondo Massolo proprio alla volontà di testare, da parte di Putin, la compattezza del sostegno occidentale nei confronti di Kiev. “Non credo che la Russia abbia intenzione di aprire, o che possa permettersi di aprire, un’attività di larga scala nei confronti di Paesi della Nato”, osserva il diplomatico, secondo cui quella che invece è in atto è una duplice attività: la prima “mossa” è mirata a testare “le capacità di reazione della Nato, la compattezza e dunque quanto solida sia la fiducia fra le due sponde dell’Atlantico e quanto solida sia la solidarietà tra alleati man mano che Mosca provoca, oggi con un drone, domani con un aereo e cose di questo genere”. In secondo luogo, secondo l’ambasciatore, le attività russe “di provocazione, di sabotaggio, di guerra ibrida” rispondono alla scommessa fatta da Putin, ovvero “che la solidarietà occidentale nei confronti dell’Ucraina ha un limite, e che quindi prima o poi, se lui resiste e continua ad aggredire, avrà la meglio”. In questo senso, per Massolo, l’Alleanza e l’Unione europea stanno invece mostrando una compattezza che nasce dalla constatazione “che qui non si tratta solo di far valere i diritti dell’aggredito nei confronti dell’aggressore, ma si tratta anche di puntellare quello che è un bastione della sicurezza europea più ampia. Consentire a Putin di avere la meglio – prosegue Massolo – significa, per l’avvenire, mettere in questione la sicurezza del continente europeo”.
Dunque, spiega ancora il diplomatico, “credo che il calcolo di Putin si riveli, si sia sicuramente rivelato finora, e si rivelerà, errato. Ma le azioni continueranno, anche se non penso che vi sia da prevedere nulla di ampia scala”. La “solidarietà occidentale” si è manifestata anche nel Giorno dell’indipendenza ucraina, con vari annunci di aiuti a sostegno di Kiev, a cominciare da quello fatto dal premier britannico Andy Burnham secondo cui Regno Unito e Francia consentiranno all’Ucraina di produrre i missili Storm Shadow/Scalp. Massolo ricorda a questo proposito che le difese missilistiche ucraine “si stanno assottigliando”, e poter sviluppare quella tecnologia in maniera autonoma “evidentemente rappresenta un salto di qualità”. L’allestimento della nuova produzione richiederà tempi “non brevi”, e non brevi saranno anche i tempi di maturazione per la eventuale decisione da parte americana di concedere una licenza per i Patriot. “Ci sono oggettivamente degli ostacoli di natura tecnica, (ostacoli) che poi rendono questo tipo di decisioni molto lunghe e molto complesse da prendere. Comunque la porta non mi sembra chiusa, vediamo gli sviluppi”, commenta il diplomatico, che sottolinea il supporto dato da Trump a Kiev. “Trump di fatto sta aiutando gli ucraini almeno da due punti di vista: il primo è quello di non far mancare la copertura di intelligence, che aiuta gli ucraini a combattere sul fronte e aggiustare bene i bersagli”, spiega Massolo. “Il secondo è rappresentato dall’autorizzazione, più o meno implicita, agli ucraini – cosa che non aveva fatto Biden – di usare i missili in profondità sul territorio russo“, prosegue.
Ancora più complesso è forse il tema delle esercitazioni congiunte tra Kiev e i Volenterosi, annunciate dal presidente francese Emmanuel Macron. “In realtà, a quanto pare, queste esercitazioni non saranno fatte sul territorio ucraino e in secondo luogo riguarderanno aspetti di natura più tecnico-logistica”, osserva Massolo. L’Italia non dovrebbe partecipare a eventuali esercitazioni, secondo quanto hanno già fatto sapere fonti di governo. Invierà invece dei generatori e altri aiuti. “L’Italia non è il solo Paese ad escludere questo tipo di possibilità: come sappiamo anche i tedeschi, che pure non si sono tirati fuori formalmente, hanno dei dubbi. L’atteggiamento italiano è sempre stato coerente, cioè sostanzialmente: ‘Vediamo come andrà a finire’. L’idea di mettere delle truppe sul terreno, intanto, è prematura. Qualora poi la guerra si traducesse in una contrapposizione duratura e ostile con la Russia, la presenza di truppe sul terreno andrebbe valutata con grande attenzione e non abbiamo ancora tutti i dati del problema per farlo”, prosegue il diplomatico. “Dunque, la scelta italiana è ‘continuiamo a fornire materiali di armamento’ – a quanto sembra è in dirittura d’arrivo il relativo decreto – ‘forniamo aiuti civili come generatori’, che aiutano la popolazione verso un inverno che non si preannuncia facile, ma senza dispiegare truppe sul terreno: una posizione che finora è stata mantenuta con coerenza“.
Se all’esterno i Paesi amici cercano, pur in modi differenti, di proseguire nel sostegno a Kiev, la situazione interna vede un quadro sempre più delicato, con l’ex ministro della Difesa Mychajlo Fedorov e i suoi sostenitori che chiedono elezioni, mentre Zelensky le esclude. “Tutti i Paesi hanno delle dinamiche interne, soprattutto (se parliamo) di un Paese che ha dovuto sospendere, in ragione dello stato di guerra, i normali meccanismi di avvicendamento democratico. Come sappiamo, la Costituzione ucraina sospende lo svolgimento di elezioni finché perdura lo stato di guerra. E’ normale che le dialettiche interne aumentino di tono e crescano con il passare del tempo. Fedorov sicuramente aveva guadagnato molto in popolarità, anche perché è l’ideatore di quel tipo di guerra, di quel tipo di azioni belliche che hanno messo seriamente in difficoltà l’aggressore russo“, commenta Massolo. “Sono emersi poi in Ucraina casi di corruzione, casi di malversazione, e non a caso Zelensky ha più volte modificato la squadra di governo, anche quella dei suoi più diretti collaboratori”, prosegue. “Non credo che, fino a che ci sarà un così intenso vincolo esterno, dovremo aspettarci qualcosa di dirompente. Sicuramente, però, la pressione per un ritorno ad una forma di normalità di vita democratica o costituzionale è forte”, aggiunge il diplomatico. “Bisogna fare attenzione, da questo punto di vista, a non fare il gioco dei russi, i quali non chiedono di meglio che indebolire Zelensky”, avverte ancora, ricordando il desiderio mai sopito da parte russa di poter installare a Kiev un “regime amico”, magari influendo sul processo di voto. “Quindi c’è un bilanciamento da preservare e credo che gli ucraini siano i primi a rendersene conto“, conclude.
– foto Italpress –
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