Trump show, il discorso più lungo della storia tra autocelebrazioni e attacchi

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il più lungo discorso sullo State of the Union della storia degli USA si è chiuso dopo quasi un’ora e cinquanta minuti. Un record di durata, ma soprattutto un record di spettacolarizzazione. Più che un discorso sullo stato dell’Unione, quello di Donald Trump davanti al Congresso di martedì sera è sembrato uno show politico costruito come un varietà televisivo, con ospiti, premi, provocazioni e pochi contenuti reali. Fin dall’inizio si è capito il tono della serata. Trump ha aperto celebrando la squadra di hockey maschile degli Stati Uniti, medaglia d’oro olimpica, accolta da una standing ovation bipartisan. Poi l’annuncio teatrale: la Medal of Freedom al portiere Connor Hellebuyck, come in un game show in cui il premio arriva a sorpresa. È stato solo il primo di una lunga serie di momenti costruiti per la tv, tra medaglie consegnate in diretta e applausi orchestrati.

Nell’aula, però, sedevano anche quattro giudici della Corte Suprema, proprio quelli che pochi giorni prima avevano inflitto a Trump una pesante sconfitta bocciando i suoi dazi globali. Il presidente li ha salutati con una stretta di mano, senza attacchi frontali. Solo un riferimento alla sentenza come decisione “sfortunata” e la promessa di aggirarla con strumenti “ancora più forti”.

Un cambio di tono evidente rispetto alle invettive dei giorni precedenti. Per il resto, il discorso è stato una sequenza di autocelebrazione e attacchi. Trump ha dipinto un’America che cresce e vince, sostenuta da numeri contestati e promesse iperboliche: tariffe capaci di sostituire le tasse sul reddito, economia “mai così forte”, investimenti globali colossali. Molte affermazioni ripetono tesi già smentite più volte, ma servono a costruire la narrativa di un Paese in piena età dell’oro.

Il tono si è fatto chiaramente razzista sull’immigrazione. Il presidente ha evocato storie di crimini legati a immigrati e ha accusato la comunità somala del Minnesota di frodi sistemiche, in una sequenza di racconti di violenza e caos contro una comunità intera. A reagire è stata la deputata somalo-americana del Minnesota Ilhan Omar, che ha gridato in aula a Trump di aver lui “ucciso americani”.

Il presidente ha replicato: “Dovresti vergognarti”. Poco dopo, rivolgendosi all’opposizione nel suo complesso, ha indicato i banchi democratici e ha detto: “Queste persone sono pazze”. Il clima si è ulteriormente incendiato quando il deputato democratico del Texas Al Green ha mostrato un cartello con scritto: “I neri non sono scimmie”, riferimento al video razzista su Obama condiviso dal presidente sui social. Green è stato immediatamente scortato fuori dall’aula. Una scena che ha reso visibile la frattura politica e razziale ormai aperta nel Paese.

Nel passaggio sulle prossime elezioni di midterm, Trump ha insistito sulla frode elettorale, sostenendo che il voto “non sarà più truccato” e che tutti gli elettori dovranno mostrare un documento d’identità e una prova di cittadinanza. Ha accusato implicitamente gli immigrati irregolari di influenzare il sistema elettorale, rilanciando una narrativa già più volte smentita da studi e verifiche indipendenti, secondo cui non esiste alcuna prova di frodi diffuse.

Il messaggio politico è chiaro: trasformare il voto del 2026 in un referendum sulla sicurezza e sull’identità nazionale, spostando l’attenzione dal terreno economico, oggi molto più insidioso per la Casa Bianca. Sul fronte internazionale, Trump ha dedicato solo cenni generici.

Sull’Ucraina ha ribadito che la guerra non sarebbe mai iniziata sotto la sua guida e ha evocato una pace negoziata, senza indicare un piano concreto né chiarire il futuro degli aiuti a Kyiv. Su Gaza ha rivendicato il ruolo degli Stati Uniti nel favorire una tregua tra Israele e Hamas, presentandosi come artefice di nuovi equilibri regionali, ma senza affrontare nel merito la crisi umanitaria o delineare una strategia per il dopo-conflitto.

Trump ha dedicato poco tempo – rispetto ad un discorso lunghissimo – anche all’Iran. Ha promesso che non permetterà a Teheran di ottenere l’arma nucleare e ha evocato la possibilità di nuovi interventi, senza però spiegare una strategia concreta sul massiccio dispiegamento militare nella regione. Alla fine il dato più significativo resta ciò che non è stato detto nel discorso dei record.

Nessuna parola sugli Epstein Files, nonostante il tema continui a dominare il dibattito pubblico e a sollevare interrogativi sulla trasparenza dell’amministrazione. Nessun riferimento ai documenti ancora non resi pubblici, tra cui – secondo uno scoop della PBS appena pubblicato – quelli che conterrebbero anche accuse di violenza sessuale contro minori raccolte dall’FBI e in cui comparirebbe il nome dello stesso Trump. Un silenzio totale su uno scandalo che il presidente non riesce a far dimenticare agli americani. E a ricordarlo, in aula, c’erano anche alcune vittime invitate dai senatori democratici.

Nessuna parola neppure sui due cittadini americani uccisi a Minneapolis in operazioni federali legate all’immigrazione, Renee Nicole Good e Alex Pretti. Nessuna riflessione sul ruolo dell’ICE o sulle tensioni nazionali che ne sono derivate. Come se quelle vicende non esistessero.

Alla fine resta l’impressione di uno spettacolo lungo e rumoroso, costruito per la base e per la televisione. Uno State of the Union che ha distribuito medaglie e applausi, ma ha evitato i nodi più scomodi. Più che lo stato dell’Unione, il discorso ha mostrato lo stato della distanza tra il racconto della Casa Bianca e le domande reali di una parte crescente degli americani. Nella replica democratica, affidata alla governatrice della Virginia Abigail Spanberger, Trump è stato accusato di aver “mentito, trovato capri espiatori e distratto” il Paese dai problemi reali.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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