di Vincenzo Petrone
ROMA (ITALPRESS) – La dottrina T.A.C.O, ossia che Trump Always Chickens Out (Trump sempre fa marcia indietro), elaborata dal Financial Times, a prima vista oggi sembra smentita dalla operazione contro il Presidente illegittimo del Venezuela, Nicolas Maduro, un dittatore anche per alcuni aspetti tristemente caricaturale, che certamente si è personalmente arricchito con il narcotraffico. D’altronde, la T.A.C.O era stata già smentita in Iran, il 22 giugno scorso, con il bombardamento da parte dei B2 statunitensi, di 3 siti di arricchimento dell’uranio. La domanda che però oggi sorge spontanea è se ci fosse bisogno, per arrestare Maduro, di schierare per settimane al largo del Venezuela la Gerald Ford, la portaerei piu grande del mondo accompagnata da 7 navi da guerra, con un totale di uomini impiegati prossimo a 20.000 unità, se si includono gli equipaggi delle navi impiegate. Verrebbe spontaneo pensare che gli israeliani per esempio, avrebbero sbrigato una pratica del genere con un pugno di Forze Speciali e un paio di elicotteri. Ma anche la Delta Force americana avrebbe potuto fare altrettanto o anche meglio. Se lo ha fatto con Osama Bin Laden, poteva rifarlo a Caracas.
Ma allora perché Trump ha agito in Venezuela con tanto plateale, esibito, fragore di armi e di cineprese? In primo luogo perché Maduro era un obiettivo soft, certamente insignificante per la postura di sicurezza dell’America, ma che con pochissimo rischio di risposta consentiva tuttavia a Trump di lanciare tre potenti messaggi. Il primo è per il grande pubblico americano presso il quale Trump vuole corroborare l’immagine di assoluta risolutezza che egli ha ossessivamente cercato ogni giorno di cucirsi addosso. Forse non riesce a mantenere le promesse elettorali in materia di costo della vita per il cittadino medio americano ma almeno conferma l’impegno a ripristinare nel mondo rispetto e sacro timore per la forza militare dell’America quanto meno tra i narcotrafficanti e i loro protettori politici. Con Xi Jin Ping e Vladimir Putin è tutto un po’ più complicato. Che poi il Venezuela inviasse droga soprattutto in Europa e non negli Stati Uniti, nello scenario comunicativo di Trump è un dettaglio secondario. I due altri messaggi che il Presidente trasmette oggi al mondo invece sono squisitamente di politica estera. Il primo è che nelle Americhe nessuno deve più giocare contro gli Stati Uniti e il secondo è che le triangolazioni illecite di cui il Venezuela è stato partecipe per riciclare capitali e petrolio tra Iran, Cina e Russia non saranno più tollerate nel subcontinente.
In entrambi i messaggi, non è difficile scorgere tracce della Monroe Doctrine, ossia che le Americhe sono il cortile di casa degli Stati Uniti. E il resto del mondo deve prenderne atto. E questa per noi europei, per Taiwan, per il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia, ossia per i principali alleati strategici degli USA, non è affatto una buona notizia perché implicitamente Trump sta dicendo a Cina e Russia che è specularmente e reciprocamente disposto a riconoscere, almeno in principio, le loro rispettive zone di influenza in Asia Orientale e in Europa. Purtroppo questo messaggio del Presidente non è una novità, in quanto permeava già la National Security Strategy pubblicata in dicembre dello scorso anno dalla Casa Bianca. Chi sminuiva o attendeva una conferma della serietà di quelle enunciazioni strategiche l’ha ricevuta a Caracas oggi. Trump va preso seriamente anche se non sempre alla lettera. I diplomatici di mezzo mondo oggi si chiederanno incuriositi quali acrobazie giuridiche dovrà fare lo State Department per giustificare questo intervento sul piano della sua legittimità di diritto internazionale. Fatica sprecata, dopo l’affondamento in acque internazionali di decine di barche che presumibilmente trasportavano droga con 115 presunti trafficanti morti.
La US Attorney General, Pam Bondi, ha dichiarato poche ore fa che Maduro sarà processato negli Stati Uniti. Ma non ha spiegato perché non si potesse fare lo stesso con gli altri trafficanti che invece sono stati obliterati in acque internazionali sulle barche che guidavano. Tutto questo non vuol certamente dire che, senza Nicolas Maduro al potere, il Venezuela oggi non sia un Paese migliore. Molto probabilmente lo è. Tuttavia a noi che assistiamo a questo esercizio di muscolarità resta un dubbio: le implicazioni di medio e lungo termine per la sicurezza internazionale di americani ed alleati, o meglio “quasi ex” alleati, saranno positive in Europa e in Asia? Potrebbero non esserlo affatto.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









