Trump a Dallas guarda alle Midterm: “Se vinciamo a novembre 5.000 dollari a tutti gli americani”

IPA88338645 - September 9, 2026, Dallas, Texas, U.S.: US President Donald Trump doing his signature dance at the conclusion of his speech at the 2026 Republican Convention. (Credit Image: © Andrew Devereaux/ZUMA Press Wire)

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – ‘Fate finta che io sia sulla scheda’. Dal palco della convention repubblicana di Dallas, in Texas, il presidente Donald Trump mette ancora una volta se stesso al centro della campagna per le elezioni di medio termine del 3 novembre, chiedendo agli elettori di considerare il voto per i candidati repubblicani come un voto sulla sua presidenza e sulla sua agenda politica. È questo il messaggio centrale che Trump ha voluto rivolgere alla platea repubblicana nel primo giorno di una convention organizzata proprio in vista delle elezioni di novembre. ‘Voglio che usciate e votiate’, ha detto il presidente, insistendo sulla necessità di mantenere il controllo repubblicano della Camera dei Rappresentanti e del Senato. ‘Fate finta che io sia sulla scheda’, ha ripetuto Trump, spiegando la logica della strategia scelta per le prossime elezioni: trasformare le midterm in un referendum sulla sua presidenza, anche se il suo nome non comparirà sulle schede. Il presidente ha sostenuto che la sua presenza politica sia determinante per mobilitare gli elettori repubblicani e portarli alle urne.

Trump ha quindi fatto sul palco di Dallas il bilancio del suo secondo mandato, presentando gli Stati Uniti come un Paese in forte crescita. ‘Stiamo andando meglio ora, come Paese, di quanto siamo mai andati prima’, ha affermato, sottolineando anche la quantità di investimenti che, a suo giudizio, stanno arrivando negli Stati Uniti. ‘Gli investimenti nel nostro Paese sono i più grandi nella storia di qualsiasi Paese, non solo del nostro’, ha sostenuto.

Il presidente ha insistito in particolare sulle politiche economiche della sua amministrazione, rivendicando le misure fiscali approvate dal Congresso e presentandole come uno degli elementi centrali del programma repubblicano. Trump ha sottolineato le agevolazioni fiscali introdotte per le mance, gli straordinari e i benefici previdenziali, sostenendo che la sua amministrazione abbia mantenuto le promesse fatte agli elettori. ‘Abbiamo fatto cose che non sono mai state fatte, né nel primo mandato né, francamente, nel secondo mandato di qualsiasi presidente’, ha affermato Trump, descrivendo l’economia americana come ‘molto forte’ e sostenendo che negli Stati Uniti siano in corso investimenti industriali senza precedenti.

Il presidente ha poi spostato il confronto sul terreno politico, attaccando duramente i Democratici. ‘Se consegniamo il futuro dell’America ai Democratici della sinistra radicale, la nostra nazione passerà il prossimo decennio soltanto a cercare di rimettersi in piedi. Sarà una tragedia’, ha dichiarato Trump, invitando quindi gli elettori a sostenere i candidati repubblicani. ‘Votate repubblicano e lasceremo il mondo nella polvere per generazioni’, ha aggiunto.

La contrapposizione con i Democratici ha rappresentato uno dei temi ricorrenti dell’intervento. Trump ha presentato il voto del 3 novembre come una scelta tra la prosecuzione della sua politica ‘America First’ e il ritorno al potere dei Democratici, accusati di voler mettere in discussione le politiche adottate dalla Casa Bianca. Tra i temi centrali del messaggio repubblicano c’è l’immigrazione. Trump ha rivendicato il rafforzamento dei controlli al confine meridionale e la campagna di espulsioni degli immigrati irregolari, presentando la sicurezza delle frontiere come uno dei principali risultati del suo secondo mandato.

Il presidente ha collegato questo tema a quello della criminalità e della sicurezza interna, sostenendo che la sua amministrazione abbia riportato maggiore ordine nel Paese. Trump ha inoltre insistito sulla necessità di mantenere il controllo delle due Camere del Congresso per poter portare avanti il proprio programma. Una eventuale vittoria democratica, secondo la linea delineata dal presidente, rischierebbe di bloccare o rallentare le politiche della Casa Bianca nella seconda metà del mandato.

La convention di Dallas rappresenta proprio per questo una scommessa politica. Il Partito Repubblicano ha scelto di puntare sulla capacità di Trump di mobilitare la propria base, trasformando il presidente nel principale protagonista della campagna per una tornata elettorale nella quale, formalmente, non sarà candidato.

Trump ha spiegato apertamente questa strategia anche prima di arrivare in Texas: ‘C’è una teoria secondo cui io prendo il voto. Lo vedo continuamente: quando Trump è sulla scheda, vincono. Quando non è sulla scheda, la gente non va a votare’. Da qui la richiesta agli elettori di comportarsi, il prossimo 3 novembre, come se il suo nome fosse effettivamente presente sulle schede.

Il presidente ha dovuto affrontare anche uno dei temi più delicati della campagna: la guerra con l’Iran e le conseguenze sull’economia americana. L’aumento del prezzo del petrolio, tornato sopra i 100 dollari al barile, rischia infatti di alimentare ulteriormente il costo della benzina e le pressioni inflazionistiche.

Trump ha cercato di rassicurare gli americani sostenendo che l’emergenza energetica sarà temporanea. ‘Per un po’ di tempo’, ha detto riferendosi agli effetti sui prezzi, aggiungendo però che ‘subito dopo le elezioni, i prezzi del petrolio crolleranno’. Il presidente ha quindi indicato un obiettivo particolarmente ambizioso per la benzina: ‘Penso che riusciremo a portarla sotto i 2 dollari al gallone’. La crisi con Teheran è stata collegata da Trump anche alla questione nucleare. ‘Lascereste che l’Iran abbia un’arma nucleare?’, ha chiesto, sostenendo che gli Stati Uniti non possano permettere che questo accada.

Il presidente ha descritto la situazione interna iraniana in termini estremamente negativi, affermando che ‘il loro Paese è allo sbando’ e facendo riferimento alla gravissima situazione economica e alla svalutazione della moneta. Trump ha inoltre ammesso che il conflitto potrebbe protrarsi fino a dopo le elezioni. Prima di partire per Dallas aveva detto di ritenere che ‘ci vorrà un po’ più di tempo rispetto alle elezioni di medio termine’, sostenendo che Teheran avrebbe interesse ad arrivare al voto e collegando ancora una volta la questione internazionale alla sfida elettorale di novembre. La guerra con l’Iran rappresenta anche uno dei principali elementi di rischio per i Repubblicani. L’aumento del costo dell’energia potrebbe infatti pesare sulle famiglie americane proprio mentre il presidente cerca di convincere gli elettori che la sua amministrazione sta migliorando le condizioni economiche del Paese.

È questo uno dei paradossi della strategia repubblicana: Trump resta il principale motore della mobilitazione della base, ma la sua presenza dominante può rappresentare una difficoltà nei collegi e negli Stati più competitivi, dove i candidati repubblicani devono conquistare anche elettori indipendenti e moderati.

A Dallas, però, il presidente ha scelto senza esitazioni di assumersi in prima persona la responsabilità politica della campagna. ‘Fate finta che io sia sulla scheda’ è diventato così il messaggio simbolo della convention. Trump non sarà candidato alle elezioni di novembre, ma vuole che il suo nome, la sua agenda e il bilancio del suo secondo mandato siano il principale criterio attraverso il quale gli americani sceglieranno i propri rappresentanti al Congresso.

Il 3 novembre sarà quindi una prova decisiva per la seconda presidenza Trump. I Repubblicani puntano a conservare il controllo della Camera e del Senato; i Democratici cercheranno di riconquistare almeno una delle due Camere trasformando proprio Trump nel principale bersaglio della loro campagna.

La sfida per il presidente sarà trasformare la propria capacità di mobilitazione in voti effettivi, riuscendo allo stesso tempo a convincere gli elettori sulle questioni che oggi pesano maggiormente sulle loro scelte: economia, costo della vita, sicurezza, immigrazione e conseguenze della guerra con l’Iran. A Dallas Trump ha già indicato la sua risposta: chiedere agli americani di votare per i Repubblicani come se sulla scheda ci fosse anche il suo nome.

E ha promesso che se i repubblicani manterranno la maggioranza alla Camera e al Senato, alle elezioni di novembre, lui darà un “dividendo da 5mila dollari” a ogni americano. “Solo io posso farvi questa promessa: se i Repubblicani conquisteranno Camera e Senato, distribuirò un dividendo di 5 mila dollari a ogni cittadino adulto degli Stati Uniti d’America”. La promessa è stata accolta da un grande applauso dei presenti alla convention.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS)

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