Serve una nuova legge elettorale per ridare voce ai cittadini

ROMA (ITALPRESS) – L’ultima informativa al Senato del Presidente del Consiglio ha offerto, più che risposte, uno specchio impietoso dei limiti della politica italiana. In una fase segnata da incertezze profonde — sicurezza, economia, tenuta democratica — ci si attenderebbe almeno un terreno minimo di convergenza tra le forze politiche. Invece, ancora una volta, prevale la logica della contrapposizione sterile, incapace di produrre visione e responsabilità condivisa. Il copione è noto.

Se il governo si muove sul piano internazionale — come nel caso delle missioni in Algeria ed Emirati per fronteggiare possibili ricadute dell’instabilità mediorientale — l’opposizione liquida l’iniziativa come insufficiente. Ma a quella critica non segue una proposta alternativa credibile. Il nodo energetico ne è l’esempio più evidente: parlare oggi di nucleare richiederebbe coerenza e, forse, anche un’assunzione di responsabilità per scelte passate che hanno contribuito a esporre il Paese a costi energetici ben superiori a quelli di altri partner europei. Su questo, però, cala il silenzio.

A complicare il quadro intervengono poi le dissonanze interne alla stessa maggioranza. Non è secondario che, mentre si costruiscono relazioni con interlocutori strategici nel mondo arabo, emerga la voce di chi propone un ritorno al gas russo, come se il conflitto in Ucraina fosse un dettaglio archiviabile e non un fattore ancora determinante. È una contraddizione che indebolisce la credibilità dell’azione di governo e confonde cittadini e mercati. Tutto ciò basterebbe a indicare la necessità di un cambio di passo.

Ma il problema è più profondo. I cittadini dispongono di spazi sempre più ridotti per incidere realmente sulle scelte politiche. L’attuale sistema elettorale ha progressivamente svuotato il rapporto tra eletti ed elettori, sostituendo la rappresentanza territoriale con figure spesso selezionate dalle segreterie di partito. Ne deriva una politica chiusa, autoreferenziale, poco incline al rinnovamento.

Il ritorno a un sistema proporzionale con preferenze potrebbe rappresentare un primo passo per restituire centralità al voto e responsabilità ai partiti nella selezione della classe dirigente. Oggi, al contrario, le forze politiche faticano a costruire identità coerenti: le coalizioni appaiono fragili, talvolta più divise al loro interno che distanti dagli avversari. In una fase straordinaria come quella attuale, la riforma della legge elettorale non è un tema tecnico, ma una questione politica decisiva.

Senza un sistema che favorisca partecipazione, responsabilità e coesione, ogni ambizione riformatrice resta incompiuta. Il consolidamento democratico passa anche dal coinvolgimento dei cittadini e dei corpi intermedi, chiamati a contribuire al miglioramento dei servizi essenziali — dall’istruzione alla sanità — attraverso una sussidiarietà concreta e vigilante.

Rivitalizzare la democrazia parlamentare, restituire dignità ai partiti, ricostruire un clima di fiducia: questa è la sfida reale. Senza questo salto di qualità, il rischio non è solo l’inefficienza del sistema politico, ma un progressivo indebolimento della nostra stessa comunità nazionale. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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