Schifani “La critica non può sconfinare in delegittimazione personale. Vado avanti per la Sicilia”

PALERMO (ITALPRESS) – “Le opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare chi governa, ma troppo spesso il confronto ha superato il terreno della critica politica per trasformarsi in attacco personale, talvolta anche con toni che poco hanno a che vedere con la normale dialettica istituzionale. Nella mia esperienza nazionale ho conosciuto una politica nella quale, pur tra differenze e conflitti, il confronto riusciva più spesso a mantenere chiara la distinzione tra critica politica e delegittimazione personale, mentre in Sicilia, in alcuni momenti, questo confine è stato superato”. Lo scrive, in una lettera a LiveSicilia, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che aggiunge: “Non è una lamentela e non modifica di un millimetro la mia determinazione, perché governare significa anche assumersi la responsabilità delle decisioni quando sono difficili e continuare ad andare avanti quando sarebbe più comodo fermarsi, ed è esattamente quello che continueremo a fare.m’è anche una ragione personale che sento il dovere di dire con chiarezza. Quando mi è stato chiesto di assumere la guida della Regione non ho accettato per costruire una carriera politica o per aggiungere un’altra tappa a un percorso personale, perché nella mia vita pubblica ho già avuto responsabilità e ruoli importanti. Ho accettato per un motivo molto più semplice e, per me, molto più forte: la passione per la mia terra e il desiderio di restituirle almeno una parte di ciò che mi ha dato”.

Schifani spera di lasciarsi alle spalle la Sicilia “rassegnata ai ritardi, alle emergenze permanenti e all’idea che partire sia l’unico destino possibile, mentre quella per cui lavoro è una Sicilia consapevole delle proprie possibilità, capace di trasformare la sua posizione geografica, il suo patrimonio, le sue competenze e il talento dei suoi cittadini in sviluppo”.
Ai giovani “dico di non considerare perduta in partenza la possibilità di costruire qui il proprio futuro, a chi governa insieme a me chiedo di avere sempre il coraggio di difendere il lavoro svolto e ancora maggiore determinazione nell’accelerare, e alla Sicilia chiedo di non accettare più il racconto secondo cui nulla può cambiare”. Per il presidente della Regione “la Sicilia non ha bisogno di promesse più grandi, ma di una fiducia costruita giorno dopo giorno con i fatti. È questa la responsabilità che sento e che continuerò ad assumermi fino in fondo, con la determinazione di chi sa quanto questa terra abbia atteso e con la convinzione che il suo futuro possa finalmente essere all’altezza della sua storia”.

“Avere rimesso ordine nei conti ci ha consentito di tornare a sostenere concretamente sviluppo e occupazione e oggi i dati sull’economia e sul lavoro raccontano una Sicilia che cresce più della media nazionale”. Schifani sottolinea come “il risanamento dei conti regionali sia forse la parte meno visibile dell’azione di governo, ma è quella che rende possibile tutto il resto. Il confronto con lo Stato, il riequilibrio del bilancio e il miglioramento del rating della Sicilia hanno restituito alla Regione una capacità di programmazione che per troppo tempo era stata compromessa e che oggi consente di investire, assumere, progettare e sostenere lo sviluppo senza scaricare sulle generazioni future il costo delle decisioni di oggi”. Questo “non significa che il divario sia già stato colmato, ma significa certamente che una tendenza che sembrava immutabile ha cominciato a cambiare, ed è questo, a mio giudizio, il dato politico più importante”.

Schifani ricorda che “tra il 2012 e il 2017 la Sicilia ha accumulato circa sette miliardi di euro di disavanzo, con conseguenze che hanno condizionato per anni le possibilità di azione della Regione. Non è una polemica, è un dato storico, ed è per questo che sorprende vedere alcuni protagonisti di quella stagione impartire oggi lezioni di buona amministrazione come se tutto ciò non fosse mai accaduto. Il confronto politico è legittimo, ma cancellare la storia per convenienza lo è molto meno”. Nel triennio, aggiunge Schifani, “abbiamo destinato seicento milioni di euro agli incentivi per le assunzioni stabili, scegliendo di sostenere le imprese che investono e creano occupazione vera, perché la dignità di una persona non può essere affidata permanentemente a un sussidio ma alla possibilità di costruire il proprio futuro attraverso il lavoro”.

“La questione dell’acqua dimostra quanto sia importante passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”. Schifani ricorda la siccità del 2024 che “ha colpito duramente la Sicilia, con una disponibilità di acqua potabile diminuita del 30 per cento e territori nei quali la riduzione aveva raggiunto il 90 per cento, coinvolgendo complessivamente 2,8 milioni di siciliani. La risposta della Regione è stata concreta. Tra aprile 2024 e giugno 2026 abbiamo mobilitato 120 milioni di risorse regionali, 48 milioni nazionali e altri 110 milioni destinati ai dissalatori e, attraverso interventi su pozzi, reti e dissalazione, abbiamo recuperato 2.300 litri d’acqua al secondo. La disponibilità è già cresciuta del 33 per cento e raggiungerà il 66 per cento al completamento degli interventi, mentre Gela, Trapani e Porto Empedocle rappresentano non soltanto una risposta alla stagione della siccità, ma tasselli di una nuova politica dell’acqua che deve rendere la Sicilia progressivamente meno vulnerabile alle emergenze climatiche”. Lo stesso principio vale per i rifiuti, “un settore nel quale per troppo tempo la Sicilia ha vissuto di discariche, proroghe e trasferimenti fuori dall’Isola, pagando costi economici e ambientali elevatissimi. Abbiamo deciso di interrompere questa spirale attraverso il Piano regionale, l’aumento del recupero di materia e la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, costruendo finalmente un percorso che punta all’autosufficienza. I termovalorizzatori, inoltre, non rappresentano soltanto uno strumento per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma consentono di trasformare ciò che oggi costituisce un costo in una risorsa, producendo energia attraverso il trattamento stesso dei rifiuti e senza dover acquistare la materia prima che la genera”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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