Le rimesse dei lavoratori stranieri dall’Italia all’Africa: i dati del 2025

donna africana smartphone

Le rimesse inviate dall’Italia verso l’Africa restano una delle linee di collegamento più concrete tra diaspora, famiglie e territori d’origine.

Per molte comunità migranti non si tratta solo di “mandare soldi”, ma di garantire continuità: affitto, cure, scuola, spese impreviste e, spesso, piccoli investimenti familiari.

Nel 2025 il quadro che emerge dalle principali fonti statistiche conferma due aspetti: da un lato, la capacità dei lavoratori stranieri (inclusi quelli africani) di contribuire alla ricchezza prodotta in Italia; dall’altro, la centralità delle rimesse come sostegno economico transnazionale, con dinamiche che cambiano a seconda delle aree geografiche di destinazione.

Il quadro delle rimesse dall’Italia nel 2025

I dati più aggiornati della Banca d’Italia disponibili a inizio 2026 fotografano l’andamento delle rimesse fino al terzo trimestre 2025 e, soprattutto, sui quattro trimestri terminanti a settembre 2025. Su base annua (rolling), le rimesse risultano in crescita dell’1,8%, con andamenti differenziati per area: incremento verso Asia (+3,9%), Africa sub-sahariana (+3,3%) e Nord Africa e Vicino Oriente (+0,9%), mentre si registra una diminuzione verso l’Europa (-2,2%).

Guardando al solo terzo trimestre 2025 (rispetto al trimestre precedente), la variazione complessiva è stata negativa (-4,9%), ma con movimenti diversi: aumento verso il Nord Africa e Vicino Oriente (+8,4%, pari a +19,6 milioni) e cali verso Asia (-5,9%) e Africa sub-sahariana (-9,5%).

Sul piano dei Paesi beneficiari, tra quelli che assorbono quote importanti figurano realtà con una forte presenza in Italia. Nel periodo considerato dalla Banca d’Italia, il Marocco compare tra le principali destinazioni, a conferma del ruolo dell’area nordafricana nei flussi di rimesse dall’Italia.

Ricchezza prodotta dai lavoratori africani in Italia

Per capire le rimesse bisogna partire dall’origine delle risorse: il lavoro. Secondo la lettura sintetizzata del Rapporto Moressa, gli occupati stranieri sono circa 2,5 milioni e il cosiddetto “PIL dell’immigrazione” vale circa 177 miliardi di euro, pari al 9% del valore aggiunto nazionale, con incidenze molto alte in comparti come agricoltura e costruzioni.

Il punto chiave, per stimare il contributo dei lavoratori africani, è la composizione della popolazione straniera. Istat stima che al 1° gennaio 2025 i residenti stranieri siano 5.422.426 e che gli africani rappresentino il 22,7% dei cittadini stranieri residenti (dato di struttura, non di occupazione).

Mettendo insieme questi due dati, è possibile costruire una stima indicativa (con cautela, perché i tassi di occupazione e i livelli retributivi variano tra collettività):

  • applicando il 22,7% ai 2,5 milioni di occupati stranieri, si ottiene un ordine di grandezza di circa 570 mila lavoratori di cittadinanza africana;
  • applicando lo stesso peso al “PIL dell’immigrazione”, si ottiene un contributo potenziale nell’ordine di circa 40 miliardi di euro di valore aggiunto.

Questa stima serve a dare scala al fenomeno: una parte significativa della ricchezza prodotta in Italia da lavoro migrante può trasformarsi, in quota, in rimesse verso famiglie africane, con effetti immediati sul benessere dei nuclei e sull’economia locale nei Paesi di origine.

Come vengono inviate le rimesse verso l’Africa

Le rimesse non passano più solo dagli sportelli fisici: la scelta del canale dipende da costi, velocità, copertura nel Paese di destinazione, disponibilità di contante e accesso a conti o wallet. In genere, le modalità più usate rientrano in queste categorie:

  • bonifico bancario internazionale (o tramite operatori con conto locale), utile se il beneficiario ha un IBAN o un rapporto bancario
  • money transfer tradizionale con ritiro cash (rete di agenti), spesso preferito dove il contante resta dominante
  • app e piattaforme digitali di trasferimento denaro, con pagamento via carta o wallet e accredito su conto o cash-out
  • invio tramite carte prepagate o wallet, dove è possibile spendere o prelevare in loco
  • canali informali (consegna tramite conoscenti/viaggiatori), diffusi ma con rischi elevati di tracciabilità e sicurezza
  • forme “ibride” di supporto, come ricariche di servizi essenziali (telefono, energia) che riducono la necessità di gestire contante

Dentro il mondo digitale, accanto ai nomi più noti del settore, vengono utilizzate anche app orientate alla diaspora con servizi combinati. Tra le applicazioni impiegate a questo fine, in particolare per supportare familiari in vari Paesi dell’Africa occidentale, rientra anche Baluwo, che si presenta come soluzione per top-up e trasferimenti, con opzioni come ricariche e servizi collegati.

Costi, trasparenza e regole che incidono sulle famiglie

Per una famiglia che riceve rimesse, pochi euro di commissioni o un tasso di cambio sfavorevole possono fare la differenza. Ecco perché nel 2025 il tema non è solo “quanto si invia”, ma quanto arriva davvero e con quali garanzie. Il canale scelto può cambiare:

  • commissioni esplicite (fee fissa o percentuale),
  • spread sul cambio,
  • tempi di accredito,
  • possibilità di rimborso o assistenza in caso di errore.

Sul lato Italia, va ricordato che le rimesse si muovono dentro regole di antiriciclaggio e controlli sugli intermediari: per gli utenti questo si traduce in verifiche d’identità, limiti operativi e tracciamento delle operazioni. Sono passaggi che possono creare attrito, ma riducono i rischi di frodi e circuiti irregolari.

Nel frattempo, il contributo economico dei migranti resta misurabile anche sul versante pubblico: le sintesi del Rapporto Moressa indicano un saldo fiscale complessivo positivo (ordine di grandezza +1,2 miliardi) tra entrate e uscite legate alla popolazione immigrata, elemento che aiuta a leggere il fenomeno oltre stereotipi e semplificazioni.