TEHERAN (ITALPRESS) – Lo spazio aereo iraniano è stato riaperto dopo una chiusura temporanea di circa cinque ore, durante la quale le autorità avevano emesso un NOTAM (Notice to Airmen) che vietava la maggior parte dei voli su Teheran, ad eccezione degli arrivi e partenze internazionali con autorizzazione preventiva della Civil Aviation Authority iraniana. Secondo quanto riportato dal sito di tracciamento Flightradar24, con la scadenza del NOTAM (inizialmente previsto fino alle 0030Z del 15 gennaio, ovvero le 4:00 circa ora locale di Teheran), diversi voli – inclusi quelli di compagnie iraniane come Mahan Air, Yazd Airways e AVA Airlines – hanno ripreso a dirigersi verso Teheran e a sorvolare il Paese. La chiusura, annunciata nella serata di mercoledì 14 gennaio senza alcuna spiegazione ufficiale da parte del governo iraniano, era avvenuta in un contesto di altissime tensioni con gli Stati Uniti, legate alla repressione delle proteste antigovernative scoppiate a fine dicembre 2025 e intensificatesi nelle ultime settimane, con centinaia o migliaia di vittime secondo le stime di organizzazioni per i diritti umani.
In parallelo, il presidente statunitense Donald Trump ha adottato un tono apparentemente più morbido nella serata di ieri, dichiarando di essere stato informato da “fonti importanti dall’altra parte” che “le uccisioni dei manifestanti in Iran stanno cessando” e che “non ci sono piani per esecuzioni di massa o su larga scala”.
OGGI RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU
E’ previsto per oggi alle ore 15 locali (le 21 in Italia) un briefing sulla situazione in Iran del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti. La riunione è stata richiesta dagli Stati Uniti, secondo un portavoce delle Nazioni Unite. Il 28 dicembre scorso sono scoppiate proteste contro il carovita e il regime in tutto l’Iran, violentemente represse dagli apparati del regime provocando migliaia di vittime.
ALMENO 2.615 MORTI SECONDO LA ONG HRANA
Sono almeno 2.615 le persone uccise nel corso delle proteste scoppiate in Iran il 28 dicembre soccorso contro la svalutazione della moneta locale, il rial, e contro il regime. Lo rende noto l’agenzia degli attivisti per i diritti umani (Hrana) nel bollettino aggiornato a ieri, diciottesimo giorno di proteste. La cifra comprende anche 13 minori e 14 civili che non stavano manifestando. Inoltre, sono stati uccisi 153 membri delle forze di sicurezza. L’organizzazione rivela che altre 882 morti sono al vaglio. L’Ong afferma che ieri ci sono state proteste in 187 città iraniane, nonostante il blocco totale dei sistemi di telecomunicazione. Per quanto riguarda gli arresti, è stata confermata la detenzione di 18.470 persone. Inoltre, Hrana riporta di 105 casi di confessioni forzate e 2.044 persone con ferite gravi. A causa della difficoltà di comunicazione, il numero delle vittime potrebbe essere diverso da quello indicato da Hrana.
PROSEGUE IL BLOCCO DI INTERNET
Il blocco di internet in Iran, imposto a seguito delle proteste contro il governo, prosegue oramai da oltre 156 ore. Lo stima Netblocks. La connettività è stata bloccata lo scorso 8 gennaio, dopo circa dieci giorni dall’inizio delle proteste contro il carovita e contro il regime. Il blocco influisce sulla capacità degli utenti di accedere alle informazioni e di comunicare. Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ammesso il blocco di internet, ma ha promesso che sarebbe stato ripristinato. L’assenza di internet impedisce di conoscere il numero reale di vittime provocate dalla repressione.
– foto IPA Agency –
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