Portolano “Le Forze Armate devono essere pronte a difendere l’Italia in ogni momento e luogo”

MILANO (ITALPRESS) – Le Forze Armate devono essere pronte a difendere l’Italia, gli spazi atlantici e quelli mediterranei in ogni momento, da ogni minaccia, in ogni luogo e per il tempo richiesto. Abbiamo bisogno di uno strumento militare che esprima una capacità operativa percepibile, adeguata e sostenibile nel tempo”. Lo ha detto il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Antonio Portolano in un videomessaggio inviato ad un evento all’Università Bocconi di Milano sulla difesa.

“I conflitti censiti ad oggi sono ben oltre 56 in tutto il mondo, tra cui quello russo-ucraino, le crisi in Medio Oriente, le tensioni del continente africano, dell’Indo-Pacifico e della Regione Artica. Queste crisi, seppur distanti dai nostri confini, rappresentano una serie di minacce alla nostra sicurezza, riverberando i loro effetti sulla principale area di interesse strategico nazionale, il cosiddetto Mediterraneo Allargato”, ha ammonito. “In tale quadro non può essere sottovalutata la minaccia del terrorismo internazionale, della criminalità transnazionale attraverso i traffici illeciti di droga, di armi, di esseri umani e, non ultima, quella cibernetica. In tale contesto l’innovazione tecnologica sta modificando in profondità l’essenza della sicurezza, della difesa e del settore industriale”, ha aggiunto.

“Negli ultimi tre anni e mezzo la guerra in Ucraina si è trasformata in un laboratorio di tecnologia militare in cui la capacità di apprendere, di adattarsi e di innovare sta facendo la differenza. Non dubito che nei prossimi dieci anni assisteremo ad un ulteriore salto tecnologico con l’utilizzo di armi ad energia diretta, sensori quantistici e sistemi robotizzati autonomi, mentre le guerre cognitive e cibernetiche continueranno ad espandersi, alimentate da fake news, operazioni di influenza e sabotaggi alle infrastrutture critiche”, ha spiegato. “Questo scenario è significativamente influenzato da forme di conflitto ibrido che si manifestano attraverso una combinazione di pressioni militari, cyber-attacchi, disinformazione e competizione economica con ripercussioni dirette sull’intero complesso industriale della difesa occidentale, costretto a confrontarsi con diversi gap in termini di capacità tecnologica, resilienza e produzione”, ha sottolineato.

“È fondamentale che l’Italia disponga di una solida base industriale della difesa adeguata alle esigenze, capace di innovare e cooperare con le istituzioni e gli alleati. Se un Paese si priva delle capacità di produrre o sviluppare le proprie tecnologie, o quando dipende esclusivamente dagli altri per le materie prime critiche o per la ricerca, esso diventa inevitabilmente più vulnerabile a pressioni esterne e meno rilevante a livello internazionale”, è il pensiero di Portolano. Che poi aggiunge: “Non si tratta soltanto di garantire risorse economiche, ma di tradurre scelte concrete in una visione di lungo periodo capace di rafforzare la base industriale, tecnologica e operativa del Paese, garantendo al contempo autonomia strategica, resilienza e credibilità – ha spiegato – Significa trasformare la cosiddetta visione strategica in capacità effettive; il nostro sforzo è stato quello di riorientare e individuare interventi capaci di generare gli effetti voluti in modo strutturale. Si tratta di un percorso ambizioso ma necessario che richiede collaborazione istituzionale per assicurare risposte tempestive, efficaci e sostenibili alle esigenze operative dello strumento militare”.

Secondo Portolano, “l’azione non può che essere guidata da un approccio del tipo capacity trainer che privilegi l’individuazione e il soddisfacimento delle reali esigenze capacitive rispetto ad una logica meramente di programma. La sfida consiste nel trovare il giusto bilanciamento tra i bisogni nazionali e le esigenze derivanti dalla dimensione sovranazionale della difesa e sicurezza. L’interazione tra l’industria, la ricerca e l’apparato militare costituisce un ecosistema strategico che consente al nostro Paese di mantenere un ruolo autorevole nello scenario europeo”. “L’industria nazionale della difesa non è soltanto un settore economico o produttivo, ma è soprattutto un asset grazie al quale il Paese preserva la propria autonomia strategica e la capacità di decidere e agire in modo indipendente di fronte alle minacce esterne”, ha concluso.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

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