Peled “La sola deterrenza non bastava più a contenere la minaccia dell’Iran su Israele”

ROMA (ITALPRESS) – “Le ragioni dell’azione militare americana e israeliana contro l’Iran sono al centro dei dibattiti degli osservatori europei. Gli interrogativi sono legittimi. Le democrazie non scelgono l’opzione guerra a cuor leggero e Israele non fa eccezione. La sola deterrenza non bastava più a contenere la minaccia iraniana su Israele”. E’ quanto afferma Jonathan Peled, ambasciatore d’Israele in Italia, che ha scelto il quotidiano La Ragione per spiegare ai cittadini e ai media italiani le ragioni dell’intervento militare in Iran. Sono “almeno due” i “motivi fondamentali”, secondo Peled. “Il primo è la natura del regime iraniano e delle sue capacità nucleari e missilistiche – evidenzia -. Come denunciato dalla stessa AIEA, il programma nucleare iraniano è realtà di fatto, non dichiarazione d’intenti: superate le soglie critiche di arricchimento, l’arma atomica costituisce uno scenario concreto. In ballo, per Israele, c’è non un pericolo astratto. C’è la minaccia alla propria esistenza. Parallelamente, Teheran continua a sviluppare il suo enorme arsenale missilistico che, sempre più avanzato, è da tempo in grado di infliggere colpi ben oltre il Medio Oriente. L’Iran può ferire Europa e Occidente, Roma compresa, e l’ha fatto. Cipro e Turchia, la base occidentale di Diego Garcia nell’Oceano Indiano sono alcuni dei recenti obiettivi. Inequivocabilmente indubbia è la volontà iraniana di colpire la Civiltà occidentale”.

“Infine – sottolinea l’ambasciatore – il regime iraniano è da anni un attore centrale nel finanziamento e nella promozione del terrorismo internazionale. Attraverso milizie e proxy, l’Iran ha destabilizzato intere regioni mondiali, alimentando conflitti e reprimendo aspirazioni democratiche. Bomba atomica, missili e terrore: questa combinazione costituisce una minaccia sistemica”. Il secondo motivo, sottolinea Peled, “concerne gli scopi dell’operazione militare. Qui serve far chiarezza. Non si tratta di un “regime change” nel senso tradizionale, imposto dall’esterno o calato dall’alto: Israele non intende decidere il futuro politico dell’Iran. Gli esatti obiettivi dell’operazione in Iran sono paura, violenza e repressione, i meccanismi attraverso cui il regime ha mantenuto il controllo. Ne sono stati neutralizzati gli strateghi, tra cui Ali Khamenei, la Guida Suprema, Ali Larijani, figura chiave dell’architettura del potere, e il comandante della milizia Basij, Gholamreza Soleimani, in capo all’apparato paramilitare per la repressione delle proteste popolari”.

“L’eliminazione chirurgica del cuore repressivo del regime – le undicimila sue strutture di comando, gli apparati coercitivi e di soffocamento del dissenso – vuole creare le condizioni perché la coraggiosa società civile iraniana, che continua a trovare la morte in piazza nel rivendicare libertà e dignità, abbia la possibilità concreta di prendere in mano il proprio destino, libera dal giogo del terrore, delle torture e degli arresti arbitrari. Le condizioni perché – conclude – l’Iran possa un giorno finalmente tornare ad essere un Paese diverso: stabile, pacifico e rispettoso di libertà e diritti del suo popolo”.

– foto di repertorio ambasciata d’Israele in Italia –

(ITALPRESS).

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