PALERMO (ITALPRESS) – La fede come strumento di aggregazione e riscatto sociale: padre Pino Puglisi era un riferimento per tutti nel quartiere Brancaccio. Grazie ai suoi sforzi, i bambini e i ragazzi di uno dei territori più difficili di Palermo venivano sottratti alla criminalità organizzata e indirizzati alla legalità: una sfida a viso aperto a Cosa nostra, che lo assassinò davanti al portone di casa sua il 15 settembre 1993, intorno alle 20:40. Quel giorno Pino Puglisi compiva 56 anni. La sua battaglia era una vera e propria questione personale: lui a Brancaccio c’era nato e cresciuto, respirando l’aria di un quartiere difficile dove la presenza della criminalità si faceva sempre più pervasiva e veniva identificata da tanti come l’unica risposta possibile alla povertà, alla marginalità sociale e a uno Stato assente. Dopo un’esistenza spesa nei ruoli di cappellano, parroco e docente l’occasione per chiudere il cerchio arrivò nel 1990, quando padre Puglisi venne nominato parroco presso la chiesa di San Gaetano a Brancaccio: attraverso una serie di attività parrocchiali provò, riuscendoci in larga parte, a convincere i giovani del quartiere che un’alternativa al crimine organizzato era possibile. A nulla servirono le minacce di morte operate nei suoi confronti da Cosa nostra: il sacerdote continuò imperterrito la propria attività e raggiunse un traguardo fondamentale con l’istituzione, a gennaio 1993, del Centro Padre Nostro, luogo di riferimento per tutti i ragazzi di Brancaccio.
Il 15 settembre dello stesso anno si consumò la reazione della mafia: padre Puglisi aveva fatto in tempo a scendere dalla sua automobile e inserire le chiavi nel portone di casa, quando si sentì chiamare alle spalle e quasi contemporaneamente venne colpito alla nuca da un colpo di pistola; il sacerdote morì all’istante. Per l’omicidio sono stati condannati Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza, mentre i mandanti sono stati identificati nei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati nel 1994 e ritenuti i profili di maggiore spicco della mafia a Brancaccio. Per celebrarne la memoria, alle 18, presso la Cattedrale di Palermo, si terrà una funzione religiosa: a officiarla sarà l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia; a seguire, sempre alla Cattedrale, si svolgerà la presentazione del libro ‘Il Vangelo per le strade. Discorsi alla città di Palermo’ (Ed. Il pozzo di Giacobbe), a cura dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.
PIANTEDOSI “L’ESEMPIO DI DON PUGLISI CONTINUA A INDICARCI LA STRADA”
“Don Pino Puglisi fu assassinato a Palermo il 15 settembre 1993. La mafia ebbe paura del suo straordinario impegno e della scelta rivoluzionaria che lo ispirava: credere nei ragazzi del suo quartiere, nella loro capacità di riscatto, nel loro coraggio di non piegarsi alle logiche della criminalità organizzata. Dopo 33 anni, la sua testimonianza continua a indicarci la strada”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in un post su X ricorda Don Pino Puglisi a 33 anni dal suo omicidio. “Il sacerdote di Brancaccio non si limitò a denunciare violenza e omertà. Lavorò giorno dopo giorno, con pazienza e ostinazione, per costruire un’alternativa concreta per i giovani, e sottrarli al sistema di potere dei clan. La sua opera ci ricorda che, insieme all’azione di contrasto dello Stato, la mafia si combatte anche e soprattutto con la cultura e la formazione delle nuove generazioni, a partire dalla scuola per creare presidi di comunità nei territori più fragili”, conclude Piantedosi.
– foto IPA Agency –
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