Palalic ricorda Bossi “Un amico della Serbia, lascia una grande eredità politica”

FOTO REPERTORIO - VERTICE LEGA NORD IN VIA BELLERIO CON UMBERTO BOSSI E ROBERTO MARONI (MILANO - 2003-06-13, Mario Di Salvo) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

ROMA (ITALPRESS) – “Un’antica saggezza dice che gli amici si riconoscono nelle difficoltà. Anche se si dice che in politica, soprattutto quella statale, non esista amicizia, ci sono momenti che smentiscono tali affermazioni. Nella sofferenza e nelle prove di un popolo si riconoscono davvero gli amici e coloro che certamente non lo sono. Noi serbi lo ricordiamo in modo particolare alla vigilia dell’anniversario dell’inizio dei bombardamenti contro il nostro Paese, che ricorre proprio in questi giorni. Non possiamo descrivere se non come un gesto di amicizia l’arrivo a Belgrado, sotto le bombe, il 23 aprile 1999, di Umberto Bossi, leader del partito italiano Lega, il quale fin dall’inizio dei bombardamenti tuonava in Italia contro la guerra, contro la partecipazione dell’Italia a un’aggressione illegale contro un Paese europeo e sovrano, e invitava i membri del suo partito a protestare nelle strade, nelle piazze e davanti alle basi militari da cui decollavano gli aerei diretti verso la Serbia, chiedendo la pace. Per questo fu accusato in Italia, ma i tempi odierni, in cui il diritto internazionale viene violato ovunque, hanno confermato la sua opposizione alla violazione di tutti i principi internazionali nel caso della Serbia”. Lo scrive in una nota Jovan Palalic, Deputato e presidente del gruppo di amicizia della Serbia con l’Italia, la Santa Sede e il Sovrano Ordine di Malta.

“Il precedente creato con il bombardamento della Serbia, quando il Consiglio di Sicurezza fu completamente ignorato, oggi viene utilizzato da molti. Umberto Bossi inviò aiuti dall’Italia alla Serbia e mobilitò in larga misura l’opinione pubblica contro i bombardamenti, tanto che molti si lamentavano che l’Italia fosse l’unico Paese della NATO in cui la guerra di propaganda fosse stata persa durante l’aggressione”.

“Umberto Bossi è morto all’età di 84 anni, lasciando dietro di sé una grande eredità politica. Spesso contestato e frainteso, rimase fedele al suo Nord, sostenendo la necessità di rapporti chiari tra coloro che producono ricchezza e coloro che vogliono essere mantenuti dallo Stato grazie ai loro redditi. La sua attività durante i bombardamenti della Serbia ha lasciato un’importante eredità anche nei rapporti del suo partito con la Serbia. Ho molti amici nella Lega e posso testimoniare che questo partito rappresenta uno dei pilastri degli eccellenti rapporti tra Serbia e Italia a cui assistiamo oggi. Durante l’ultima visita a Roma della nostra delegazione parlamentare, molti ci hanno detto che senza la Serbia l’Europa non può essere né completa né forte e che la Serbia dovrebbe diventare membro dell’Unione Europea il prima possibile. In un breve incontro con Umberto Bossi ho compreso anche le ragioni di questa sua posizione. Senza i serbi e il loro ruolo eroico nella storia dell’Europa, dell’Europa cristiana, forse essa non esisterebbe nemmeno” conclude Palalic.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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