MILANO (ITALPRESS) – Venerdì 25 settembre, dalle 17.00 alle 20.00, il Campus di Humanitas University a Pieve Emanuele (MI) ospiterà un evento speciale in occasione della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori: una serata dedicata alla scienza e alla ricerca, raccontate in modo semplice e coinvolgente da chi ogni giorno le vive in prima persona. Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, che ha registrato un’ampia partecipazione e un una calorosa risposta da parte del pubblico, Humanitas University torna ad aprire le porte del Campus a bambini, giovani, famiglie e adulti, con un programma pensato per rendere la ricerca accessibile, curiosa e partecipativa. Esperimenti, dimostrazioni, attività interattive e tour guidati permetteranno ai bambini a partire dai 6 anni di avvicinarsi alla Ricerca biomedica e di scoprire alcuni degli ambiti in cui lavorano ogni giorno ricercatrici, ricercatori, medici e professionisti Humanitas. Tra gli appuntamenti previsti, alle ore 19, “La Ricerca prende voce”: dialogo con Simona Lodato e Marco Riva, ricercatori e medici di Humanitas nell’ambito delle Neuroscienze. A guidare i partecipanti sarà un vero e proprio passaporto della Ricerca, un badge personale da portare con sé durante la serata e da completare tappa dopo tappa. Un piccolo compagno di viaggio per curiosare tra esperimenti, scoperte e tecnologie e costruire, esperienza dopo esperienza, il proprio percorso attraverso la Ricerca Humanitas.
Il viaggio attraverserà otto aree della Ricerca biomedica, con attività pensate per avvicinare anche i più piccoli a temi scientifici complessi attraverso esperienze concrete e linguaggi semplici. Nel mondo della ricerca cardiovascolare, si potrà scoprire quanto è importante intervenire rapidamente quando il cuore si ferma: i partecipanti potranno mettersi alla prova su manichini per la rianimazione, in una sfida a colpi di compressioni toraciche e tempi da battere, e osservare attraverso semplici modelli come scorre il sangue nei vasi. Per conoscere il sistema immunitario, invece, bisognerà entrare in un universo invisibile fatto di cellule, batteri e altri microrganismi. Bulloni, viti e incastri aiuteranno a capire come le nostre difese riconoscono ciò che appartiene al corpo e ciò che invece rappresenta una minaccia. E anche un gesto quotidiano come lavarsi le mani potrà trasformarsi in un’occasione per scoprire qualcosa di sorprendente. Anche il sistema gastrointestinale potrà essere osservato attraverso una piccola finestra sulla ricerca del futuro. Gli organ-on-chip permettono infatti di riprodurre in laboratorio alcune caratteristiche degli organi umani: si potranno osservare da vicino questi minuscoli sistemi e sperimentare come un liquido possa attraversarne i sottilissimi canali, proprio come in un piccolo organo in miniatura.
Dalla biologia alla tecnologia, la stampa 3D mostrerà come un modello digitale possa prendere forma e diventare qualcosa di concreto: veri e propri phantom di organi, modelli anatomici che ne riproducono peso, consistenza e proprietà meccaniche e che possono trovare applicazione nella ricerca e nella pratica clinica. Infine, un’attività dedicata alla ricerca clinica permetterà di seguire, attraverso un gioco, le sfide che una scoperta deve affrontare quando dal laboratorio si avvicina alla cura: quali passaggi servono? Quali ostacoli possono comparire lungo il cammino? E quante competenze diverse sono necessarie perché una nuova conoscenza possa trasformarsi in un’opportunità concreta? Momento di sintesi della serata sarà il talk “La Ricerca prende voce”, sul palco centrale, che vedrà protagonisti Simona Lodato, responsabile del laboratorio di Neurosviluppo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, docente di Humanitas University, e Marco Riva, neurochirurgo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University. Un dialogo per raccontare, da due prospettive complementari, che cosa succede a una scoperta quando dal laboratorio inizia ad avvicinarsi alla cura, tra intuizioni, prove, nuove domande e risultati. Un’occasione per mostrare come ricerca di base, ricerca clinica e pratica medica siano parte di un unico processo, in cui ogni passaggio può aprire nuove strade e alimentare quello successivo. È proprio questo il filo conduttore della serata: il viaggio della ricerca dalla scoperta alla cura.
Un viaggio che nasce da una domanda, cresce attraverso esperimenti e nuove conoscenze, prende forma grazie all’incontro di persone, idee, tecnologie e competenze diverse, fino a trasformarsi in opportunità concrete per la salute. Un racconto tangibile della traslazionalità, attraverso le persone e le storie della ricerca Humanitas.
– foto ufficio stampa Humanitas University –
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